Johnny English colpisce ancora: recensione del nuovo film con Rowan Atkinson

johnny english

Rowan Atkinson torna protagonista in questo terzo capitolo della serie spy-comedy Johnny English colpisce ancora, parodia di 007.

Johnny English colpisce ancora, ma non va a segno

Johnny English, l’agente più inetto al servizio di sua maestà (interpretato da Rowan Atkinson), ha i suoi momenti di humor legati alle gag fisiche del comico inglese e il suo volto di gomma sempre pronto a regalare una espressione di falsa consapevolezza di sé. Sono passati sette anni dalla seconda puntata e Johnny English è ormai un agente in pensione che si è riciclato come professore di letteratura, ma che in verità alleva nella sua realtà tutta particolare giovani future spie con tecniche educative poco ortodosse e pericolose. Un catastrofico attacco informatico al servizio di intelligence britannico MI7 espone le identità degli agenti sotto copertura costringendo a richiamare quelli ormai in pensione.

Questo terzo capitolo presenta ben poco di riuscito (non che i primi due film brillassero per verve) a partire da una sceneggiatura di William Davies che appare scontata, prevedibile e poco lucida anche nel discorso editoriale della serialità. Le battute veramente buone sono poche, la trama è fragile quanto una foglia secca e i personaggi piatti come fossero cartonati, fra cui una imbarazzante Emma Thompson nei panni del primo ministro britannico alle prese con un attacco informatico che sta mettendo in ginocchio tutto il Regno Unito. Il cattivo di turno questa volta è un miliardario della Silicon Valley, Jason Volta interpretato da Jake Lacy (che sembra fare il verso, senza successo a Mark Zuckerberg).

Il fascino vintage dell’inettitudine

Nel rifiuto per incompetenza delle tecnologie avanzate e nel rimanere per necessità nostalgicamente legato ad uno stile old fashion (anni ‘60 dei primi Bond), scegliendo una semplice rivoltella come arma e una Aston Martin vintage come mezzo di trasporto, vi è uno degli aspetti più simpatici della pellicola.

Non che queste parodie di James Bond siano mai state dei film dalle aspirazioni profonde, ma almeno commerciali si; e forse aver atteso 7 anni per rinverdire un franchise è stato un errore che rischia di rendere il film ancor meno riuscito, considerando che l’affezione che si crea per certi personaggi e certe icone della comicità, come l’ Atkinson di Mister Bean, tende, in una contemporaneità che va così veloce, ad esaurirsi rapidamente e  spostarsi su altre offerte.

Johnny English, più Mr. Bean che una parodia di James Bond

Il livello della comicità si mantiene basso, in un prodotto che non ha picchi in nessun ambito e che purtroppo manca di una ispirazione comica genuina, ironica, surreale  e della capacità di essere ripetitivo ma fingersi originale, fornendo uno spirito annacquato che può strappare qualche sorriso solo ad un pubblico infantile quanto l’eterno bambino Mr. Bean.

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