La Casa di Carta, recensione della serie Netflix: a quando la seconda stagione?

La casa di carta Netflix 2018

La sua aggiunta in catalogo è passata quasi inosservata ma, settimana dopo settimana, La Casa di Carta sta conquistando sempre più persone. Ecco la nostra recensione!

La Casa di Carta tra le rivelazioni Netflix delle ultime settimane

C’è una convinzione oramai ampiamente diffusa nel vasto e variegato mondo di fruitori di film e  (soprattutto) di serie tv online. È una convinzione maturata senza dubbio sulla base dell’esperienza, con una componente non trascurabile di istinto e di passione, ed è la seguente: perché una serie tv  piaccia veramente, deve tenere lo spettatore incollato allo schermo per tutta quanta la sua durata. E, ve lo diciamo subito, senza tentennamenti, la serie tv spagnola, disponibile su NetflixLa Casa di carta lo fa, pur entro certe sfumature che vedremo più avanti.

Parliamo di una produzione spagnola del 2017 ideata da Alex Pina , andata in onda in Spagna a partire da maggio scorso e sbarcata su Netflix, in Italia, il 20 dicembre. Per quanto concerne il cast, si tratta di una (validissima) prova corale, che vede alcuni personaggi prevalere talvolta su altri nelle dinamiche ben scritte di sceneggiatura, fino a ristabilire infine un equilibrio apparentemente risolto.

C’è chi direbbe che questa serie, senza Berlino (l’attore Pedro Alonso) non avrebbe senso, e chi probabilmente ribatterebbe che no, il perno principale attorno al quale tutto ruota è Il Professore (Alvaro Morte, attore della celeberrima, ahinoi, serie tv Il Segreto), mente strategica della grande impresa tentata dai nostri protagonisti, colui il quale si preoccupa di “selezionare” gli otto potenziali rapinatori e prossimi milionari e che pertanto esercita un potere di controllo e talvolta proprio di comando sugli altri.

La verità probabilmente sta nel mezzo, e al di là dei gusti personali, ciò che risulta evidente è la qualità della sceneggiatura che sta alla base della  serie. E ciò non è assolutamente scontato, anche considerando l’idea di fondo dalla quale si parte: una rapina. Una grande rapina. La rapina più clamorosa e ambiziosa che possiate immaginare.

Otto persone coinvolte in una rapina ambiziosa: il binge watching è servito!

Non entrando volutamente nei dettagli della trama, è qui che notiamo la vera finezza degli autori. Trasformare un evento di per sé banale e visto e rivisto (la rapina) in un’occasione per  delineare e mettere a fuoco i tratti spigolosi e affascinanti di chi quella rapina si prepara a farla e poi la compie davvero. Certo, l’obiettivo di questa rapina non è un obiettivo qualunque, come accennavamo. Rapinare la zecca nazionale spagnola, il luogo dove semplici pezzi di carta diventano propriamente denaro, non è certo come rapinare una piccola gioielleria all’angolo della strada. E questo gli otto rapinatori lo sanno, e di fatti non mancano tensioni dovute a incomprensioni, malcontenti, divergenze.

Ci sono i rapinatori coi loro ostaggi nell’edificio della zecca di stato, dunque, e c’è la polizia fuori dall’edificio a studiare piani e stratagemmi per risolvere la situazione in modo tale da salvare più vite possibili. Un cliché, insomma, dal mero punto di vista della struttura narrativa, ma di questo vi avevamo già avvisato. I cattivi da una parte (i rapinatori) e i buoni dall’altra (la polizia). Giusto? Sì, in teoria sì, starete ripetendo a voi stessi più o meno convintamente. Ma è proprio questo il punto. Ne La Casa di Carta nulla è giusto, nulla è sbagliato, e soprattutto niente diventa scontato nello sviluppo della trama (che invece lo è, come abbiamo visto, o quantomeno lo è l’idea di fondo).

E allora vi ritroverete a empatizzare con i rapinatori, a sperare che ce la facciano davvero a fuggire dopo aver stampato 2400 milioni di euro (sì, avete letto bene: duemilaquattrocento milioni di euro), a tifare spudoratamente contro la polizia. Tutto questo perché la storia che La Casa di Carta ci racconta è una storia vera non nel senso letterale del termine, ma perché è una storia a cui lo spettatore crede davvero, dall’inizio alla fine. I personaggi sono veri perché in loro c’è la verità che in fondo appartiene anche un po’ a noi, che mai ci sogneremmo di rapinare una banca, figurati la zecca nazionale.

Netflix ha scelto di dividere in due parte gli episodi della prima stagione

È un passaggio fondamentale, questo. E cioè il salto di qualità da un tipo di narrazione prevalentemente manichea (qui il bene, lì il male, e alla fine chi vince lo sapete già) a una narrazione profonda e trasversale, potremmo dire quasi realistica, che porta una buona serie a divenire un capolavoro. È un po’ la storia di Saviano e di Gomorra, se ci pensate. La serie tv prodotta da Sky ha attirato numerosissime critiche rea di aver creato idoli negativi che hanno enorme presa nella realtà, spingendo alla empatizzazione quando non addirittura all’imitazione.

A prescindere da qualsivoglia posizione ideologica, il meccanismo è identico, ed è senza dubbio di successo. Raccontare senza remore e a 360 gradi i personaggi e il mondo all’interno del quale si muovono, senza il timore di smuovere qualcosa di troppo negli spettatori, alla fine paga sempre. Perché in fondo è proprio quello che li fa restare attaccati allo schermo fino alla fine. È una scommessa che vale sempre la pena fare, quella di raccontare senza censure una storia. E La Casa di Carta ne è l’ennesima dimostrazione. O forse non proprio l’ennesima, perché non ce ne sono poi così tante, ma ci siamo capiti.

Per quanto riguarda i nuovi episodi della serie tv, ricordiamo che Netflix, dopo averne acquistato i diritti, ha scelto di dividere gli episodi de La Casa di Carta in due parti. Non solo, ha anche ridotto la durata originale di ciascuna puntata, passando così da 70-75 minuti a 40-55 e creando in questo modo una seconda stagione. Per poter godere delle nuove puntate dello show, dovremmo verosimilmente attendere qualche mese, magari soltanto fino alla primavera. Per avere ogni conferma sulla data di rilascio, non ci rimane che attendere l’annuncio ufficiale di Netflix.

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