La Forma dell’Acqua – The Shape of Water: recensione del film di Guillermo del Toro

The Shape of Water

La nostra recensione della pellicola pluricandidata agli Oscar e già vincitrice del Leone d’oro: La Forma dell’Acqua – The Shape of Water.

La Forma dell’Acqua – The Shape of Water: “Be water my friend!”

Quando un film è candidato a 13 statuette su una quindicina di categorie accessibili, è evidente che tutti gli artisti coinvolti nella sua realizzazione sono stati in grado di dare vita a qualcosa di davvero speciale.

Nel caso di questo lungometraggio, però, il discorso sulla compiutezza artistica non vale “soltanto” per il lavoro di attori, scenografi, costumisti, l’autore della colonna sonora… È proprio la storia che lo sceneggiatore e regista Guillermo del Toro ha scritto e raccontato ad essere coinvolgente ed emozionante in ognuno dei tanti generi che va a toccare.

All’interno dell’ultima fiaba dark del cineasta messicano convivono con straordinaria armonia horror, thriller, love story, spy story e musical. Sorprendente è la facilità con la quale è riuscito a saltare da un registro all’altro restando sempre in perfetto equilibrio. E da qui la citazione dell’artista marziale e filosofo Bruce Lee, sottotitolo della recensione. Del Toro sembra aver fatto tesoro delle parole di Lee, nella sua celebre battuta. Quella in cui invitava l’interlocutore ad essere come l’acqua, adattarsi alle situazioni, aprire la mente. Il risultato di questo approccio è un’opera che, proprio come l’acqua del titolo, riesce sia a scorrere piano che a schiantarsi con tutta la sua forza.

Motivo per cui ognuno dei tanti riconoscimenti ricevuti fino ad ora, e quelli che ancora devono arrivare, sono assolutamente meritati. Non solo. Ci stupisce la mancata inclusione di un bravissimo Michael Shannon, il cattivo della storia, nella lista dei candidati all’Oscar e al Golden Globe.

Dovendo trovare una piccola pecca del film, c’è un unico passaggio di sceneggiatura, piuttosto telefonato fin da metà film, che ovviamente non vi sveleremo, legato al suo personaggio e al calendario della protagonista Sally Hawkins / Elisa.

Dettagli comunque. Come dichiarato nel discorso di premiazione ai Globes, questa pellicola testimonia il grande amore e la fedeltà di del Toro per i mostri ed il cinema. Quei mostri, “simbolo delle nostre beate imperfezioni”, e quel cinema che lo hanno assolto e salvato.

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