La Profezia dell’Armadillo: recensione del film basato sul fumetto di Zerocalcare

La Profezia dell'Armadillo - Festival di Venezia 2018

Presentato al Festival di Venezia 2018, nella categoria Orizzonti, La Profezia dell’Armadillo di Emanuele Scaringi delude le aspettative della critica.

La Profezia dell’Armadillo arriverà nelle sale italiane il 13 settembre

La profezia dell’armadillo è un progetto nato diversi anni fa (doveva essere il debutto alla regia di Mastandrea che invece sarà Ride, in uscita a novembre) per trasporre cinematograficamente il best-seller a fumetti di Zerocalcare, uno dei migliori artisti e “cantastorie generazionale” che il nostro Paese abbia partorito negli ultimi trent’anni.

Per chi non lo conoscesse si informi subito: Zerocalcare è il nome d’arte di Michele Rech, 34enne di Arezzo e romano di adozione, esploso nel 2011 quando uscì proprio La profezia dell’armadillo, fumetto ristampato già cinque volte. Dei suoi libri sono state vendute oltre 700.000 copie. A cosa sia dovuto il travaglio di circa cinque anni per arrivare alla 75esima Mostra di Venezia (nella sezione Orizzonti) è ora svelato: senz’altro alle idee confuse. Ed è proprio un dispiacere perché sarebbe stato meglio aspettare altro tempo piuttosto che affrontare la figura di Zerocalcare e le sue tavole in questo modo…al confronto Paz! di Renato De Maria è un piccolo capolavoro.

I problemi sono alla base: l’approccio al materiale narrativo, la sceneggiatura (firmata da Oscar Glioti, Valerio Mastandrea, Johnny Palomba e Michele Rech) e la scelta del protagonista. Partiamo da quest’ultimo: Simone Liberati, bravo in Cuori Puri e che non ha colpe perché ci mette impegno, non è fisicamente adatto ad essere l’alter ego di Zero, troppo muscoloso e gradevole. L’approccio al progetto: i fans delle vignette potrebbero strapparsi i capelli per l’occasione perduta; dimenticatevi subito lo stile dei disegni e dei dialoghi che conoscete perché il film, non si sa perché, si concentra sulla vita quotidiana del protagonista 27enne.

La storia si innesca nel momento in cui il giovane fumettista apprende la notizia della scomparsa prematura di Camille, una cara amica d’infanzia a cui non era mai riuscito a dichiararsi. I vari passaggi della pellicola ci mostrano il rapporto con la madre (Laura Morante che non sa usare il computer) e con il migliore amico, Secco (Pietro Castellitto, figlio di Sergio, che ama spruzzarsi lo spray al peperoncino negli occhi), l’occupazione come sondaggista all’aeroporto (con un cameo nei panni di se stesso – che poteva essere affidato a chiunque – dell’ex tennista Adriano Panatta) e le ripetizioni private impartite a Blanka, un ragazzino di buona famiglia.

Infine i flashback con Zero e Camille minorenni (le sequenze meno riuscite) e il rapporto che il ragazzo ha con il suo amico immaginario, l’armadillo (sotto la cui buffa e goffa corazza si nasconde Valerio Aprea). Intorno a ciò nientemeno che un “mortacci tua” come “leitmotiv” tra Zero e Camille e un miscuglio di sequenze che hanno come protagonisti degli attacchini, il vicino di casa (Teco Celio), un’improbabile netturbina col volto di Kasia Smutniak, le discussioni sui quartieri romani con Greta (Diana Del Bufalo), una breve scenetta con la madre di Blanka (Claudia Pandolfi). Il tutto incorniciato a inizio e fine da disegni animati (la cosa più riuscita).

Insomma… possiamo limitarci ad affermare che non sarà certo colpa dell’esordiente regista Emanuele Scaringi (che lavora alla Fandango di Procacci e che ha semplicemente trovato l’occasione per debuttare) ma che si tratta, dato lo straordinario mondo del fumettista come materiale di partenza, di un’altra occasione persa dal cinema italiano, che fa esclamare solo due parole: “Che peccato!“.

La Profezia dell’Armadillo arriverà nelle sale italiane il 13 settembre 2018:

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