La Truffa dei Logan: recensione del film con Adam Driver e Channing Tatum

La Truffa dei Logan - Logan Lucky 2018

Dopo l’annuncio del suo ritiro, quattro anni fa, Steven Soderbergh torna nei cinema con La truffa dei Logan (Logan Lucky). Il film vede protagonisti Channing Tatum e Adam Driver.

Arriva al cinema La Truffa dei Logan, il nuovo film di Steven Soderbergh

La storia di una canzone di John Denver narrata da un padre ad una figlia. Così inizia il nuovo film di Steven Soderbergh, con la ricerca da parte di un padre di trasmettere un amore vero per quello che nel west Virginia è il corrispettivo di un poema nell’ antica Grecia, con il tentativo, efficace e diretto di dare alla prole un passato e delle radici culturali, in un luogo che di punti di riferimento, ma non solo, è davvero povero. In questo sta tutto il punto di vista, fresco e rinvigorito dalle esperienze in TV, di un Soderbergh che torna a dirigere con un calore per i personaggi palpabile fin da subito (che sia reale o funzionale alla storia poco importa, finché la storia intrattiene) .

Wild and Wonderful come lo stato in cui è ambientato, questo nuovo lungometraggio, dopo “Effetti collaterali” è un heist movie dal complesso intreccio, che il regista dirige fuori, anche geograficamente, dagli ambienti Hollywoodiani,  con un ritmo , una perizia tecnica e un ingegno narrativo che rispecchiano  la costruzione, apparentemente sgangherata, ma alla fine geniale di un progetto criminale che parte da un foglio di carta con dieci punti e un ridicolo modellino  in cartone, non in scala e non dipinto (altro che i modelli di Doc in Ritorno al futuro), per evolversi grazie a tocchi di genio e capacità di adattarsi alle circostanze e alla penuria di mezzi.

La truffa dei Logan è l’altra faccia della medaglia di Ocean’s eleven; un complesso piano criminale desaturato di tutti gli aspetti glamour, di tutta l’eleganza, di tutta la tecnologia, ma pieno di una genuina voglia di rivalsa dei perdenti, degli emarginati dei reietti. Jimmy (Channing Tatum) non è Danny Ocean, ma non vuole nemmeno lontanamente esserlo; la sua acutezza nel progettare un piano avviluppato e audace non deriva da una cultura raffinata, ma dall’esperienza di vita e di lavoro e da un rapporto sincero e profondo con una solida base familiare.

Vive genuinamente e orgogliosamente un’America lontanissima dalla Las Vegas della trilogia con Clooney e Pitt, nella quale non si gioco d’azzardo contro il banco, ma ci si arrangia in e contro un sistema corrotto, che non tutela il lavoro, che lascia soli i reduci, che mal gestisce gli ambienti carcerari, che non garantisce la salute e che distrae i suoi abitanti con un circo, quello dei circuiti automobilistici, facendo girare tanti biglietti verdi, ma di piccolo taglio. 

Ne La Truffa dei Logan, Soderbergh dirige tirando sapientemente i fili di una tram intricata, descrivendo con tratti a volte grotteschi, ma mai stereotipati i personaggi e divertendo e divertendosi nell’andare a far combaciare, uno dopo l’altro, i pezzi di un complesso puzzle che compongono il piano del grande colpo, tra cui vale la pena ricordare, una bomba fatta con materiale per cancelleria e orsetti gommosi, ma soprattutto come tiene a sottolineare il personaggio di Daniel Craig, fatta di scienza. Steven Soderbergh ama ironizzare su stesso (l’autocitazione Ocean seven eleven ne è una prova) tanto quanto sui suoi personaggi e sul cinema delle Major, realizzando un film che prima di tutto è un divertissement dichiarato.

Pur ricalcando una struttura narrativa a lui (e a noi) molto nota, il regista di Sesso, bugie e videotape, riesce nell’intento di proporla come qualcosa di nuovo, mettendo da parte in momenti chiave del film l’attenzione all’inventiva, alla creatività, all’intelligenza (sua e dei personaggi) e lasciando spazio ai rapporti umani, al calore affettivo, non espresso a parole, ma fatto di gesti e azioni, di sguardi e tocchi delicati, di legami profondi.

Soderbergh imbocca la “country road” e torna al cinema che gli è familiare, intorno al quale ha strutturato la sua identità e fama artistica. Forse chi scrisse la canzone “Take me home, country roads ” in west Virginia non ci ha mai messo piede, ma poco importa se le note catturano ed emozionano.

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