La vedova Winchester, recensione del nuovo film dei fratelli Spierig con Helen Mirren

La vedova Winchester film 2018

Il premio Oscar Helen Mirren è la Sarah Winchester in un mistero lungo più di un secolo, in sala dal prossimo 22 febbraio

La vedova Winchester, la recensione del film

Un premio Oscar, ma certamente due protagoniste assolute. Da una parte l’eccezionale Helen Mirren; dall’altra Winchester House, la gigantesca magione californiana che fin dalla sua costruzione alimentò racconti misteriosi, tali da renderla ancora oggi una frequentata attrazione turistica. L’idea di unire entrambe in un intrigante connubio deve aver convinto i gemelli Spierig ad accantonare l’horror più esplicito, spesso farcito da zombie e vampiri (Undead, Deadbreakers e il più recente Saw Legacy), per cimentarsi in una nuova sfida, più elegante, più cortese, ma comunque ingombra di colpi di scena, travestimenti, costumi d’epoca ed effetti speciali.

Lei crede nei fantasmi, Dottore? – Ispirato a fatti realmente accaduti, La vedova Winchester è ambientato nel 1906 a San Jose, California. Sarah Pardee Winchester, vedova dell’industriale delle armi William Winchester, morto di tubercolosi nel 1881, ha ereditato la maggioranza delle quote di proprietà della grande azienda di famiglia. L’eredità però, per la donna rappresenta più un fardello che un lascito fortunato. Convinta che una maledizione flagelli la famiglia Winchester (anche sua figlia è morta piccolissima), segue il consiglio di una medium e si trasferisce a San Jose, dove acquista una fattoria da destinare a tutti gli spiriti delle vittime mietute dalle carabine Winchester. Era infatti convinzione della vedova Winchester che, fintanto che lei avesse continuato ad edificare la magione, i cui lavori di ampliamento e modifiche andavano avanti interrottamente, giorno e notte, sette giorni su sette, gli spiriti avrebbero risparmiato la sua famiglia.

Allarmato dalle strane abitudini che la vedova coltiva da diversi anni, nonché dalle dicerie, misteriose anche quelle, che circolano sulla casa e sui suoi abitanti, il consiglio di amministrazione della Winchester Repeating Arms Company, temendo per la lucidità mentale della sua azionista di maggioranza, è deciso a sottoporla ad una perizia psichiatrica. Alla vedova Winchester viene però lasciata la libertà di scegliere il medico che si occuperà di redigerla: Sarah sceglie il dottore Eric Price (Jason Clarke), colto nel pieno di un anno sabbatico. Quello che Price troverà a Winchester House supererà di gran lunga ogni sua più fervida immaginazione.

Questo film è il sorprendente racconto di una reclusa, isolatasi in quella che è, a tutti gli effetti, la sua tomba di espiazione. Le sue scelte, malgrado per molti incomprensibili, evocano rispetto assoluto. Helen Mirren, interpretandone i tratti, rimarca la propria splendida ed atavica eleganza anche in ruoli inaspettati, non consueti. Racconta che a convincerla ad aderire al film, una volta letto il copione, furono la curiosità di conoscere la vita e i pensieri di una donna tanto particolare, misteriosa, schiva, e la concorrente difficoltà a reperirne informazioni documentate. Dell’ereditiera Winchester infatti si è sempre saputo poco: difficilmente la si vedeva in paese, raramente la si vedeva senza il lungo velo nero, tirato a lutto sul proprio volto.

Erano quindi numerose le dicerie che aleggiavano intorno al suo personaggio. Eppure, non vi è dubbio su quanto Sarah Winchester rappresentasse un ideale di modernità: lo raccontano le scelte azzardate nell’industria di famiglia, troppo ardite per un consiglio di amministrazione conservatore; la tenacia con la quale guidava quel che era rimasto della sua famiglia; la determinazione con la quale imponeva i suoi progetti di architettura. Il polso fermo nel difendere le sue scelte, anche se inconsuete. Fu lei stessa a progettare infatti ogni elemento dell’enorme magione che costituì suo eremo: il risultato è la Winchester House così come la conosciamo oggi, provvista di sette piani, 500 stanze, tutte legate alla simbologia del numero tredici, circa quaranta rampe di scale, alcune delle quali di nessuna utilità, poichè aperte su muri, quarantasette caminetti, due sale da ballo, sei cucine, duemila elementi tra porte, botole, frontoni e torrette, oltre diecimila finestre.

Insomma, in questo film, le due protagoniste assolute svettano in un poetico accavallamento di significati. Il mistero raccontato nella vita reale è stato ben incanalato per dar vita ad una storia che sicuramente funziona. Per gli amanti del genere soprannaturale, ma anche per chi non lo è affatto, La vedova Winchester è un film che sa farsi apprezzare, se non altro perché riesce a stimolare buoni punti di curiosità, spingendo lo spettatore a cercare risposte ben oltre lo schermo.

Rivediamo, infine, la recensione di Ella & John – The Leisure Seeker, l’ultimo film di Paolo Virzì che vede protagonista proprio Helen Mirren.

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