L’Amica Geniale: recensione della serie tv in onda su Rai Uno

L'Amica Geniale

Saverio Costanzo dirige L’Amica Geniale, serie tv tratta dal famoso romanzo di Elena Ferrante. Parla di donne, mafia e neorealismo.

Anche Paolo Sorrentino è uno dei produttori esecutivi de L’Amica Geniale

L’Amica Geniale è l’adattamento del romanzo di Elena Ferrante del 2011 con l’omonimo titolo. Il romanzo fa parte di una quadrilogia: L’amica Geniale (2011), Storia del nuovo cognome (2012), Storia di chi fugge e di chi resta (2013), Storia della bambina perduta (2014).

La serie infatti narra la vicenda del primo romanzo, e sono previste le altre tre stagioni. Le premesse ci sono tutte.

Dopo aver debuttato con i primi due episodi alla 75esima edizione del Festival del Cinema di Venezia, arriva nei cinema per solo 3 giorni come evento speciale, poi sbarca oltreoceano con il titolo My brilliant Friend il 18 novembre grazie alla distribuzione di FremantleMedia, e finalmente martedì 27 novembre arriva in Italia e sarà visibile alle 21.25 su Ra1, e Tim Vision, disponibile anche in 4k su Tivùsat.

La serie è composta da 8 episodi di circa 50 minuti e verranno mandati in onda due episodi per ogni giorno per 4 settimane.

Ma di cosa parla la storia di Elena Ferrante?

Siamo in un Rione di Napoli del secondo dopoguerra, e due bambine stringono un’amicizia così forte da legarle per sempre. Loro sono Raffaella detta Lila (Ludovica Nasti) ed Elena detta Lenù (Elisa Del Genio), l’una il complementare dell’altra. Raffaella è esteticamente mediterranea, con gli occhi scuri. È intelligente, cupa, coraggiosa e problematica. Elena è bionda con gli occhi azzurri, timida, prudente e perseverante.

Il loro sogno è scrivere un romanzo a quattro mani, ma i loro desideri verranno costantemente infranti dalle circostanze, dai soldi che non ci sono e da adulti corrotti.
La città è quasi il terzo personaggio, ma è una Napoli senza O’ Sole Mio, un Rione che è a Napoli ma potrebbe essere in qualsiasi parte del mondo.

L’Amica Geniale risulta una serie noiosa, lenta e con una drammaturgia quasi teatrale; le inquadrature durano troppo ma non stancano solo quando si tratta dei primissimi piani delle bambine. Le due piccole attrici sono sicuramente il fiore all’occhiello della serie, seppur la loro recitazione e il loro dialetto sia troppo caricaturale. La mimica, gli sguardi e i gesti creano una forte empatia nello spettatore.

Dal punto di vista tecnico invece, a peccare è la scenografia che per quanto faccia di tutto per sembrare reale finisce per palesarsi come set televisivo, con interni fintamente rovinati (soprattutto le macchie alle pareti) ed esterni che sembrano tutti uguali. La regia di Saverio Costanzo (La solitudine dei numeri primi, In Treatment), seppur lenta, è molto curata e regala dei fermo immagine simili a opere fotografiche; la fotografia di Fabio Cianchetti invece è resa piatta da una luce color seppia che probabilmente vuole rendere l’allure di vecchio.

La sceneggiatura de L’Amica Geniale firmata da Francesco Piccolo e Laura Paolucci e la stessa Ferrante, invece va sul sicuro, sapendo che ogni trasposizione audiovisiva di un romanzo scontenta i lettori, decide di copiarlo pagina per pagina, inserendo addirittura la voce fuori campo della narratrice Alba Rohrwacher, che recita pezzi del libro senza aggiungere nulla di nuovo anzi, distraendo lo spettatore che deve anche prestare attenzione ai sottotitoli.

Perché sì, L’Amica Geniale è una serie in dialetto napoletano con i sottotitoli in italiano (o inglese nella distribuzione USA), uso già sperimentato in Gomorra. È facile dedurre che l’America ami i prodotti italiani solo quando parlano dei nostri più palesati cliché: la mafia e il cinema Neorealista.

Gomorra parla della criminalità organizzata, L’Amica Geniale oltre la malavita aggiunge anche una terribile citazione al cinema neorealista, ovvero la scena finale della seconda puntata in cui la macchina dei carabinieri porta via un uomo e sua moglie gli corre dietro disperata. Nessuno ha riconosciuto una certa Anna Magnani in Roma Città Aperta di Roberto Rossellini del 1945?

Tutto questo ha ad un’analisi più attenta non risulta altro che non un’abilissima operazione non di marketing bensì di profilazione di rete: parliamo ovviamente di RAI1.

Per antonomasia relegato alla fiction italiana di serie B porta sul suo palinsesto una serie tv che vanta la produzione di Domenico Procacci (Fandango), Rai Cinema, Wildside, TimVision, HBO mentre come produttore esecutivo c’è anche la tacita firma di Paolo Sorrentino (La Grande Bellezza 2013, The Young Pope 2016) e che quindi si avvicina alla Grande Serialità che sta spopolando nelle pay tv e nelle piattaforme streaming. Rai si lancia e fa questo esperimento, nel quale però forse non ci crede tanto nemmeno lei. Infatti, decide di programmarlo il martedì sera non avendo nessun programma che possa fare concorrenza.

All’esordio dei primi due episodi l’esperimento risulta più che riuscito dato che ha avuto quasi il 30% di share. Sarà curioso vedere se il pubblico Rai si sia affezionato a Lila e Lenù e a questa serie completamente nuova per lo standard cui è abituato.

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