Last Flag Flying: viaggio nel passato di un’America senza identità

Last Flag Flying film

Un cast stellare per l’ultima fatica di Richard Linklater, il quale narra il viaggio di tre veterani per seppellire il figlio di uno di loro, attraverso un’America senza identità. Last Flag Flying è ora disponibile su Amazon Prime Video.

Il viaggio necessario di Last Flag Flying

L’amore per il tempo di Richard Linklater (Tutti Vogliono QualcosaWaking Life) permea ogni suo film, il futuro se ne va e il passato invece rincorre i nostri protagonisti. Qui il futuro muore, sotto i colpi di guerre insensate (e sotto le menzogne) per conto del suo paese. Non è altro che il viaggio di un padre che vuole dare degna sepoltura al proprio figlio (futuro), caduto in guerra, convincendo i vecchi compagni della sua guerra (passato), quella del Vietnam.

In una notte qualsiasi, in un bar qualunque, entra un uomo e chiede da bere, come ogni storia che inizia a caso (ma mai per caso). Due veterani si ritrovano dopo anni, scambiano due chiacchiere e si sbronzano. “Vuoi vedere una cosa?” chiede uno dei due “Se te la senti”. In una chiesa c’è il terzo membro del trio che furono in guerra, il quale è ora un pastore. Una rimpatriata davanti ad una torta alla pesca e Doc (Steve Carell) confessa che il loro non è un incontro casuale: un anno prima ha perso la moglie per un tumore al seno e pochi giorni fa hanno ucciso suo figlio in guerra. È solo e non ha più nessuno, l’unica compagnia è il ricordo di ciò che fu e per questo si rivolge al proprio passato, Sal (Bryan Cranston) e Richard (Laurence Fishburne), per accompagnarlo a seppellire il figlio. Inizia così il viaggio di tre veterani, i quali condividono un segreto che li ha martoriati e continua a farlo, ma di cui non ci è dato sapere molto. Basta vedere i loro sguardi, le loro azioni e i loro cambiamenti, per capire che, qualsiasi cosa sia, sono costretti a conviverci loro e solo loro, senza affidare tale peso anche a noi spettatori.

Quello di Last Flag Flying non è altro che un viaggio nella loro memoria, portando la loro ultima bandiera attraverso un paese, l’America, che sta perdendo sempre più la propria identità e che sta (o l’ha sempre fatto) modificando a proprio piacere la sua storia e quella dei soldati caduti. Questo è quello che scopriamo quando, una volta arrivati davanti alla bara del figlio di Doc, Larry, grazie alle innocenti parole del suo migliore amico. Non è morto come hanno riferito a Doc, quando un ufficiale con medaglie scintillanti è sceso da un’auto grigia davanti a casa sua, Larry non è caduto in battaglia. Le menzogne che racconta un paese per far apparire un soldato (che non è più un figlio o un uomo) come un eroe, a tutti i costi.

Last Flag Flying film

Qui, probabilmente, inizia il vero viaggio di Last Flag Flying. Doc vuole prendere la bara di suo figlio e vuole portarla di persona a casa, per seppellirla nel cimitero della sua città accanto alla madre. Se vogliamo, una sorta di Little Miss Sunshine (anche se in quel caso Carell portava via la bara del padre) in chiave drammatica. I tre veterani si avviano, col migliore amico di Larry, in un viaggio nei ricordi, col futuro alle spalle, come ci ricorda Sal. Un ritorno a casa, una rimpatriata che, per essere fatta, aveva bisogno dell’ennesimo lutto che colpisce l’America (e gli americani), che in questo modo si unisce. Ma questa volta non vogliono separarsi, non vogliono più affrontare tutto da soli e la scena dei cellulari è davvero eloquente.

Così Linklater vuole parlare fieramente del proprio paese, i grandiosi Stati Uniti d’America, tentando di disincantare lo spettatore dal fascino a stelle e strisce, denunciando la stupidità di dover definire a tutti i costi eroica la morte per servire lo Stato, e lo fa con un film privo di scene madri o momenti fondamentali, tenendo sempre bel salda la macchina da presa, evitando orpelli e movimenti virtuosi. Parla del passato e del quotidiano, mille argomenti attraversano le parole di Doc, Sal e Richard, restituendoci un quadro naturale ben dialogato, come suo solito anche in chiave filosofica, caratterizzando i personaggi senza spiegazioni di troppo. Solamente con qualche parola e un po’ di gesti non sappiamo sin da subito chi è chi, senza avere alcun ribaltamento o colpi di scena, ma solamente la pura linearità di un viaggio nel viale dei ricordi che si sovrappone al presente, quando meno te lo aspetti e lo fa grazie anche al futuro che avanza (“Ma come mi hai trovato Doc?”, “Internet, oggi puoi trovarci chiunque”). Nessuno muore a caso, nessuno muore per il suo paese, si muore per i propri affetti, per i compagni, per proteggerli. Ma non saranno mai protetti dal dolore della perdita.

Pain is pain.

Linklater non si discosta dai suoi precedenti (bellissimi) lavori. Partendo da un dramma post-bellico come tanti altri, alza sempre più l’asticella della storia, con un ritmo sempre costante e ben dosato, senza mai eccedere né in eccesso, né in difetto. Un film empatico e compassionevole nei confronti dei caduti in battaglia credendo nella guerra giusta, e dei reduci distrutti e logorati che si sono rifugiati in qualcosa per dimenticare (o per trovare una speranza), che sia Dio o la bottiglia che si svuota e si riempie costantemente, senza riempire mai, effettivamente, chi ne usufruisce.

Il regista sfrutta il libro di Darryl Ponicsan, falso sequel de L’ultima Corvè, scrivendo e dirigendo un film che, a suo modo, fa male e confonde. Con Last Flag Flying, infatti, ridi e piangi. Questo anche grazie ad attori straordinari, su tutti uno Steve Carell maestoso, di un’empatia unica, col suo volto innocente qui preso costantemente a pugni dalla vita, ma lui va avanti. Nonostante tutto va avanti.

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