L’immortale: trama e recensione del film di Takashi Miike tratto dal manga di Hiroaki Samura

l'immortale

Colpi di katana e ricerca interiore per L’immortale, la trasposizione cinematografica di Takashi Miike del celebre manga di Hiroaki Samura.

L’immortale, la recensione: aderenza testuale e visuale

Portare sul grande schermo un’opera sequenziale richiede grande maestria, oltre che una conoscenza pressoché maniacale del titolo di riferimento. Nel caso de L’immortale – seinen di Hiroaki Samura divenuto, in pochissimo tempo, uno dei capisaldi dei manga a sfondo storico – la trasposizione in questione necessitava di un’aderenza scenica e dialogica fedele alle sue peculiarità originarie, se non altro per l’elevato livello di variazioni sul tema all’interno di una vicenda apparentemente lineare. Ed è proprio qui che è entrato in gioco Takashi Miike, da sempre a suo agio con le contaminazioni di ogni sorta; il cineasta nipponico ha, infatti, preso la travagliata sequela di eventi partoriti dal genio di Samura per spettacolarizzarli in maniera rigorosa, come si conviene a un lungometraggio del genere.

La trama del film di Takashi Miike: Manji e una maledizione che può condurre alla salvezza

I primi step della trama de L’immortale vertono sulle tribolazioni di Manji, un abile spadaccino che a seguito di un’imboscata ai danni del suo corrotto signore, si ritrova accerchiato da decine e decine di avversari pronti a sfiancarlo fino alla morte. Il decesso – ahiloro – non sopraggiunge, poiché l’impeto e la tecnica del protagonista non hanno eguali; tuttavia, un attimo prima di esalare l’ultimo respiro a causa delle innumerevoli ferite riportate poc’anzi, Manji diventa il custode dei kessenchu, un genere di vermi soprannaturali in grado di renderlo invincibile. L’artificio, compiuto dalla misteriosa Yaobikuni, obbliga il ronin a dedicare la sua vita al prossimo, affinché ogni atto criminale sia finalmente debellato.

Cinquant’anni dopo, la piccola Rin lo ingaggia come guardia del corpo per vendicare la strage della sua famiglia perpetrata da Kagehisa Anotsu, capo dell’Ittoryu. Il clan in questione punta ad eliminare ogni dojo di Edo per promuovere l’ortodossia dell’arte della spada; un proposito radicale, secondo il quale le discriminazioni pratiche e stilistiche vanno assolutamente polverizzate. Alla luce di ciò, Manji accetta la predetta proposta non solo per concretizzare il desiderio di vendetta della ragazzina, ma anche per perseguire un senso di espiazione personale riconducibile, in prima battuta, all’associazione fisiognomica tra Rin e Machi, la sua compianta consanguinea. E in un susseguirsi di duelli e di colpi di scena a spron battuto, la sua maturazione consapevole toccherà vette inimmaginabili, indirizzate come sono verso un’auspicabile (ma altrettanto opinabile) pace interiore.

Individualismo filosofico intriso di sangue

Presentato durante l’ultimo Festival di Cannes, il centesimo film di Takashi Miike rende giustizia al manga edito in Italia da Panini Comics ricostruendone il mood, a metà strada tra il cappa e spada e la redenzione introspettiva. Seppur forzatamente manipolata dall’immoralità del contesto, la via del samurai risorge dalle sue ceneri offrendo al pubblico una sfaccettatura senza fronzoli dotata di uno spiccato messaggio metaforico. Il sangue versato, le lacrime spese e i dissidi soggettivi condivisi con l’alleato/nemico di turno simboleggiano la chiave di volta per l’affermazione della propria coerenza con il mondo circostante, tassello principe di qualsivoglia filosofia individualista disposta ad ampliare i suoi orizzonti spirituali.

Per quanto riguarda, poi, il comparto tecnico, L’immortale gode di un montaggio accattivante capace di impreziosire ogni momento della pellicola. Nonostante qualche esagerazione, gli scontri seguono il trend dell’imprevedibilità strizzando, talvolta, l’occhio al wuxiapian; basti pensare alla resa dei conti finale, un tripudio di lame e corpi squartati in cui non si conosce un singolo attimo di tregua. Inoltre, il fare grottesco e ironico tanto caro a Miike dona ulteriore autorialità al tutto, consacrando il live-action in oggetto come uno dei migliori in circolazione. A questo, va aggiunta anche una menzione d’onore per gli attori coinvolti nella realizzazione de L’immortale; Takuya KimuraHana SugisakiSota Fukushi e il resto del cast dimostrano – qualora ce ne fosse bisogno – quanto la scuola recitativa giapponese sia perfetta per dare il giusto tono ad ogni stato emotivo.

Trailer e approdo su Netflix

Va ricordato che L’immortale sarà disponibile, all’interno del catalogo Netflix, a partire dal 29 dicembre 2017. A seguire, il trailer in lingua di questo appassionante film.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Ti potrebbe piacere anche..

News categoria
Leggi ancora

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi