Mary e il Fiore della Strega, l’animazione giapponese torna sul grande schermo: la recensione

Mary e il fiore della strega

Arriva finalmente nelle sale italiane Mary e il fiore della strega, prima opera con cui lo Studio Ponoc vuole riportare in auge l’animazione giapponese d’autore.

Mary e il Fiore della Strega sarà nelle sale italiane dal 14 al 20 giugno prossimo

A distanza di quasi un anno dall’uscita in Giappone (l’8 luglio scorso), Mary e il fiore della strega è finalmente pronto ad arrivare nelle sale italiane dal 14 al 20 giugno prossimo.

Distribuito nel nostro Paese da Lucky Red, Mary e il fiore della strega è il primo lavoro firmato dallo Studio Ponoc, nato nel 2017 dalle ceneri dello Studio Ghibli e che riunisce un mix tra animatori navigati e giovani talentuosi con l’ambizioso obiettivo di raccogliere la pesantissima eredità lasciata dal Hayao Miyazaki e da Isao Takahata (quest’ultimo scomparso di recente). A fare da supervisori al progetto ci sono il produttore Yoshiaki Nishimura, chiamato a scovare i fondi necessari, e il regista Hiromasa Yonebayashi, che dopo aver già diretto per lo Studio Ghibli Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento e Quando c’era Marnie, ora ha curato la prima opera dello Studio Ponoc con cui provare a rilanciare l’animazione d’autore.

In Mary e il Fiore della Strega vengono narrate le vicende di una ragazzina impacciata, Mary Smith, che dovrà passare le vacanze estive in compagnia della prozia Charlotte. A farla da padrona è la noia fino a che, mentre gironzola per il vicino bosco, la ragazza incontra un gatto nero che la accompagna ad un misterioso fiore azzurro, che le consente di acquisire momentaneamente dei poteri magici da vera strega, ed a una scopa carica di magia e dotata di vita propria. Mary spicca così il volo e improvvisamente si ritrova in un’altra realtà, giungendo al cospetto dell’Endors College, una scuola di magia governata da due personaggi particolari, Madama Mumblechook e Dottor Dee. Se all’inizio viene scambiata per una nuova allieva, basterà poco perché Mary tradisca le apparenze, catturando le attenzioni degli stregoni che da molto tempo sono in cerca del fiore azzurro e delle sue portentose virtù.

 Ispirato al libro per bambini La piccola scopa” dalla penna della britannica Mary Stewart, Mary e il fiore della strega è ricco di continui rimandi al mentore del suo regista, ovvero quelMiyazaki che ha segnato l’animazione contemporanea facendo sognare intere generazioni: basta dare una rapida occhiata al trailer di Mary e il fiore della strega (che troverete in fondo all’articolo) per ricordare subito La Città Incantata o Kiki – Consegne a domicilio.

I molti punti di contatto che ci sono tra Mary e il fiore della strega con lo stile caratteristico di Miyazaki se da una parte possono anche essere accettabili, dall’altra possono rivelarsi invece un terreno insidioso: infatti così facendo, Yonebayashi non solo non riesce a regalare agli amanti del genere nulla di nuovo rispetto a quello già visto in passato, ma nemmeno quel pizzico di magia che solo il genio di un artista del calibro di Miyazaki era in grado di offrire. Lo stesso personaggio di Mary sembra non andare oltre le apparenze, con la diretta conseguenza che le sue avventure restano su un piano superficiale.

Alla fine, tirando le somme, Mary e il fiore della strega resta comunque una piacevole fiaba che però non sfocia in riflessioni esistenziali e filosofiche più profonde, come invece ci aveva abituati nel glorioso passato lo Studio Ghibli. Se lo Studio Ponoc vuole veramente provare a dire la sua nel mondo dell’animazione (ed ha tutte le carte in regola per farlo), dovrà quindi necessariamente rompere con la tradizione e con un passato indissolubilmente legato alla figura di Hayao Miyazaki.

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