Matthew McConaughey, Star Of The Week: con Gold prosegue la ricerca del ruolo perfetto

Matthew McConaughey

Sentimenti e professionalità dietro la storia recente di Matthew McConaughey, reduce da Gold – La grande truffa che è disponibile, da pochi giorni, nei cinema italiani.

Matthew McConaughey, Star Of The Week: dalla commedia sentimentale a Gold per mettere la testa a posto

Fra gli attori più noti dello star system mondiale, non si può non citare un certo Matthew McConaughey, un interprete della settima arte dalle capacità formidabili che, grazie ad una crescita costante tendente, sempre e comunque, verso un determinato genere di cinema impegnato (o, in linea di massima, impegnativo), è riuscito nell’arduo compito di trovare la propria quadratura del cerchio abbracciando le collaborazioni a cui puntava maggiormente.

Un percorso molto simile a quello di tanti altri, è vero; ma ad ogni modo, è impossibile restare indifferenti dinanzi ad un’evoluzione del genere, soprattutto quando gran parte del proprio merito è dovuto ad una serenità sentimentale reciprocamente cosciente del suo ruolo in questo angolo di universo. Una stabilità encomiabile di cui vantarsi per definire un importante modello di riferimento.

Il divo texano, da anni in pianta stabile nelle classifiche degli uomini più belli del pianeta, cresce in una delle tante cittadine tra San Antonio e Dallas dove le uniche prospettive di vita sono diventare un bifolco, possedere una pompa di benzina o sfondare nel mondo del football. La breve parentesi in Australia, successiva al conseguimento del diploma, convince il giovane Matthew a frequentare dei corsi di cinema presso l’Università del Texas: ed è qui che conosce il produttore Don Phillips, il quale non esita un istante a lanciarlo nello show business.

Nel giro di tre anni – dal 1993 al 1996 – l’attore americano colleziona un buon numero di apparizioni esordendo, sul grande schermo, con Fantasma per Amore; dopodiché, è la volta de Il momento di uccidere, in compagnia di Samuel L. Jackson, e del dramma storico Amistad, in cui interpreta la parte di un avvocato alquanto ambizioso. Tuttavia, è solo nel 1999 che raggiunge la popolarità commerciale grazie al regista Ron Howard e a EdTV, una sorta di The Truman Show dai toni scanzonati e dissacratori nei riguardi di un format televisivo – il reality –  pieno di difetti.

Quest’ultima performance conduce il bel Matt in un filone di pellicole a sfondo sentimentale più lungo del previsto (Prima o poi mi sposo; Come farsi lasciare in 10 giorni; A casa con i suoi; La rivolta delle ex), intervallato qua e là da qualche variazione sul tema degna di nota come Frailty, un thriller ricco di sfaccettature, Tropic Thunder, il lavoro bellico-demenziale di Ben Stiller, e Surfer Dude, la storia di un surfista in piena crisi d’identità.

Il 2011 è il momento della verità, quello che trasforma un belloccio qualunque in un professionista del settore dotato di una poliedricità con pochi eguali. William Friedkin lo inserisce nel cast di Killer Joe, mentre Lee Daniels e Soderbergh lo reclutano per The Paperboy (2012) e Magic Mike (2013), pellicole diametralmente opposte in cui l’attore effettua un enorme sforzo mentale e fisico per garantire la resa ottimale dei propri ruoli. Però, è con Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée che Matthew McConaughey raggiunge lo zenit del suo percorso di affermazione cinematografica mediante un’esibizione delle proprie abilità polivalenti grazie alla quale vince come miglior attore al Festival del Film di Roma, ai Golden Globe e si aggiudica l’Oscar del 2014 come Miglior attore protagonista.

Le memorabili interpretazioni di The Wolf of Wall Street, Mud, Interstellar, La foresta dei sogni e Free State of Jones, così come la significativa partecipazione nello serie TV True Detective nei panni dell’accattivante, astuto e sagace Rust Cohle, sono la naturale conseguenza di un’evoluzione inarrestabile comprendente anche il Kenny Wells di Gold – La grande truffa, un arrivista pronto a qualsiasi cosa pur di realizzare i propri sogni.

La ricerca del ruolo perfetto attraverso una felice vita di coppia

L’oggettiva avvenenza di Matthew McConaughey ha quasi sempre dovuto fare i conti con una richiesta, da parte dell’industria cinematografica, incentrata sulla valorizzazione del suo physique du rôle; e l’attore, per un certo periodo, ha cavalcato ben volentieri quest’onda lavorativa al fine di ottenere visibilità e gratificazioni monetarie in grado di rendergli la vita quantomeno dignitosa. Tuttavia, puntare solo sul proprio aspetto non basta, perché nel cinema, così come nella quotidianità, si corre il rischio di diventare banali, ripetitivi e facilmente intercambiabili, pregiudicando, quindi, sul nascere ogni possibile ambizione personale.

Fortunatamente, l’attore texano ha trovato nella splendida Camila Alves una moglie, oltre che un’amica, premurosa, disponibile e aperta a consigli relativi alla scelta di una parte piuttosto che un’altra, consapevole del potenziale inespresso del proprio compagno a causa di un approccio, forse, fin troppo materialista. Insomma, un processo di selezione ed eliminazione radicale da cui Matthew McConaughey ha tratto enorme profitto poiché gli ha consentito di meditare, di migliorare la sua vita di coppia facendo il padre a tempo pieno, e di farsi trovare pronto non appena le offerte – congeniali al profilo acquisito – hanno cominciato a varcare l’ingresso del suo idilliaco nido d’amore.

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