McMafia, recensione episodio 1×02: quanto costa la libertà?

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Un giro di vite e la conseguente marcia verso l’oblio, sotto ogni punto di vista. A seguire, la recensione dell’episodio 1×02 di McMafia.

McMafia, recensione episodio 1×02: nuotando nell’abisso

Il panorama del crimine organizzato non lascia alcuna via di uscita. Una volta varcata la sua nefasta soglia, è pressoché impossibile venirne fuori, se non altro per la complementarietà tra azioni e reazioni che non dà adito ad eventuali ripensamenti. Ecco perché diventa fondamentale attribuire un significato alle proprie azioni evitando di lasciarsi trascinare dagli eventi. Ma è pur vero che l’ambiguità di determinate dinamiche ingloba chiunque le sfiori, a prescindere dalle intenzioni o dal proprio background. E in questi casi, non si può fare altro che nuotare nell’abisso autoconvincendosi di raggiungere, prima o poi, un cambiamento radicale.

La libertà costa tanto, forse troppo

L’episodio 1×02 di McMafia si concentra sulla tematica sviscerata poc’anzi articolandola lungo diversi filoni narrativi. Una conferma da questo di punto di vista, dato che la serie TV fa della globalità delle vicende in corso il suo principale cavallo di battaglia. Gli intrecci (potenziali o certi) intraprendono, quindi, il loro cammino svelando la tragica sorte che tocca alla giovane Lyudmilla Nikolayeva, costretta a subire la degenerazione del traffico degli esseri umani per sperare di trovare un rimedio alle precarie condizioni di salute della propria madre. Un barlume di speranza fornito da Semiyon Kleiman, che nel frattempo si accorda con Dilly Mahmood per avere la meglio sul suo rivale numero uno in quel di Mumbai, ovvero Benny Chopra.

Un sistema a scatole cinesi, dotato di un accentramento quantomeno inevitabile tendente verso la conturbante Praga; a maggior ragione dopo l’avallo finanziario di Alex Godman, desideroso di farla pagare al subdolo Vadim Kalyagin per mettere al sicuro i componenti della sua famiglia e chiudere i conti col passato. Ma certe ombre non si possono cancellare: e questo, Dimitri Godman, lo sa fin troppo bene. La libertà costa tanto; anzi, non c’è alcun prezzo per un simile privilegio, soprattutto quando si è consci di aver compromesso la propria integrità contaminando anche gli affetti più cari. Ed è per questo che il padre di Alex compie un gesto disperato, capace di debilitare ulteriormente un gruppo primario costantemente spalle al muro.

Worldwide drama

McMafia vira di prepotenza verso il drama più puro e inscena uno scorcio di trama a dir poco intenso. Lo show – disponibile in Italia su Amazon Prime Video – mostra i muscoli accentuando lo spessore psicologico di gran parte dei suoi protagonisti. Su tutti, quello offerto dall’attore Aleksey Serebryakov: un fare drammatico e rassegnato, proiettato com’è verso un profondo oblio esistenziale da cui non riesce assolutamente a distanziarsi. Insomma, una performance memorabile che opera come un fulcro emotivo abile nell’amplificare i lancinanti parallelismi degli avvenimenti circostanti. Un affossamento interiore che soltanto James Norton (Alex Godman) potrà scompaginare; pugno fermo e decisioni repentine, altrimenti il baratro collettivo sarà la destinazione finale di qualsivoglia intento.

2 Commenti
  1. Maria Teresa 9 mesi ago
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    Leggo molti commenti di spettatori inglesi su Twitter che lamentano la lentezza dell’azione. E’ davvero un peccato che il pubblico stia disimparando ad esercitare quel minimo di pazienza necessaria ad approfondire i personaggi e a sviluppare trame complesse. Per il pubblico impaziente la trama deve essere minimale, gli effetti speciali devono susseguirsi e i personaggi devono essere schematici e cliché: i buoni di qua, i cattivi di là. I personaggi di McMafia, invece sono interessanti anche per quei momenti di vita comune che mostrano l’altra faccia della loro personalità: il crudele Vadim ha momenti di tenerezza con la figlia, il freddo e impenetrabile Alex piange davanti alle sofferenze del padre, il confuso e depresso Dimitri ha ancora abbastanza vita in sé da portare avanti una relazione clandestina. L’argomento della serie è troppo complesso per essere semplificato senza che se ne perda il vero significato: che i buoni e i cattivi non sono più così facilmente distinguibili, in un mondo in cui siamo tutti in qualche modo e più o meno consapevolmente coinvolti in ciò che accade anche molto lontano da noi.

    • Giorgio Longobardi 9 mesi ago
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      C’è un fraintendimento legato soprattutto alle aspettative, che superficialmente combaciano con una standardizzazione di questo o quell’altro genere televisivo/cinematografico. Mi sta piacendo davvero tanto la tridimensionalità psicologica dei protagonisti di McMafia, la cui eredità letteraria traspare in ogni momento chiave della vicenda. Spero continui su questa strada e che possa far ricredere qualche scettico dell’ultim’ora: sarebbe un risultato a dir poco straordinario 🙂

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