Michelangelo Antonioni: “Cronaca di un amore” lungo 105 anni

Era il 1912 quando a Ferrara nasceva Michelangelo Antonioni: uno dei più grandi registi del cinema italiano, premio Oscar alla carriera nel 1995.

Omaggiamo nel giorno del suo compleanno Michelangelo Antonioni, il grandissimo cineasta italiano scomparso 10 anni fa

Per conoscere Michelangelo Antonioni bisognerebbe andare a Ferrara di notte, con la nebbia, o al tramonto, per gustarne il colore caldo dei muri sempre coperti da un velo di grigio. È nelle piazze di Ferrara che ritroviamo la pittura che ha voluto riprodurre nei suoi infiniti fotogrammi.

Le piazze vuote, il deserto dei sentimenti, il rumore dei passi di camminate solitarie, i percorsi vuoti all’interno di sé stessi.

ll bianco e nero dei suoi film era costruito per essere infinitamente ricco di sfumature, composto da centinaia di grigi, come se fossero paradossalmente film a colori, risaltando i volti dei personaggi con i colori dell’incarnato e gli abiti, fruscianti nelle loro pieghe.

Michelangelo Antonioni

Quando il resgista lasciò il BN (e ciò avvenne tardi) lo fece con uno studio che sembrò rischioso. Il rapporto personaggio-ambiente si amplificò e ramificò proprio con il colore. Lo spazio divenne più mobile e duttile proprio grazie a quest’ultimo.

Antonioni riscoprì rumori e suoni, non come elementi neorealisti, ma come vero e proprio materiale compositivo in accordo o in disaccordo con le immagini. La musica era quasi sempre basata su pochi strumenti: pochi accordi in mezzo a lunghissimi silenzi.

Architetto della visione

Michelangelo Antonioni ha sempre progettato le inquadrature in modo che la figura umana risaltasse fra tanti elementi. Il suo non è mai stato un cinema antropocentrico, ma ha sempre posto al centro il paesaggio, lo spazio e le cose.

Anche nella rappresentazione degli interni tutto è sempre stato costruito puntigliosamente e studiato come sfondo significante.

I suoi lunghi piano sequenza sono sempre stati addosso ai personaggi, estremizzando il gusto dell’inquadratura lunga e controllata. Secondo il regista ferrarese “la recitazione ha valore solo in rapporto all’inquadratura”.

Possiamo definire le sue inquadrature delle vere e proprie “critiche dello sguardo”, dove l’esperienza esistenziale narrata e l’esperienza dell’occhio che la narra sono tutte e due l’oggetto della diegesi, la cui struttura narrativa è aperta.

ll suo cinema unisce l’indagine psicologico-esistenziale alla forza drammatica e alla sperimentazione linguistica

Antonioni non è mai stato un regista melodrammatico e non gli è mai interessato far esplodere i conflitti, ma una cosa caratterizza le sue storie: l’intrusione dell’accidentale.

All’inizio accade sempre qualcosa, qualcuno scompare. A lui però non interessa studiarne le cause, ma gli importa raccontare come reagiscono gli altri personaggi davanti ad un fatto che non si aspettavano, come per esempio l’elaborazione di un lutto.

Michelangelo AntonioniAttento all’individuo e non alla collettività, è sempre stato scarsamente interessato alle tematiche sociali e più indirizzato a quelle personali. In particolare al rapporto uomo-donna che è sempre causa di alienazione e smarrimento di sè.

Antonioni è sicuramente il cineasta più moderno. Lo scarto più grande dal cinema neorealista riguarda proprio i suoi personaggi, così nuovi, così borghesi.

L’esperienza più importante che ha contribuito a far di me quel regista che sono è l’ambiente in cui sono cresciuto, l’ambiente borghese. È stato questo mondo che ha contribuito ad indicarmi una certa predilezione verso certi temi, certi personaggi, certi problemi, certi conflitti di sentimenti e psicologie” (intervista a Michelangelo Antonioni in “Bianco&nero”, n.6, giugno 1958)“.

Della sua spettacolare filmografia ricordiamo Cronaca  di un amore, La Signora senza camelie, Il grido, L’avventura, La notte, L’eclisse, Deserto Rosso, Blow-up e Zabriskie Point.

Il cinema di Michelangelo Antonioni è quello dei tempi morti, dove dalla mancanza del rapporto causa-effetto scaturisce il più bel cinema lento di sempre.

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