Morto Tra Una Settimana (o ti ridiamo i soldi), recensione: con Edmunds la vita è pulp

Il 22 novembre ha fatto capolino nelle sale italiane l’opera prima del giovane Tod Edmunds, Morto Tra Una Settimana (O Ti Ridiamo i Soldi), con protagonisti gli attori: Tom Wilkinson, Aneurin Barnard, Freya Mavor, Christopher Eccleston Marion Bailey.

Tod Edmunds si presenta al cinema con un’opera schietta, esilarante e adorabilmente pulp

Cosa potrebbe mai pensare di fare un giovane aspirante scrittore esistenzialista che non ha realizzato il lavoro dei suoi sogni e non si è mai innamorato? Semplice, diventare un promettente suicida seriale. William (Aneurin Barnard) infatti studia ed organizza svariati piani per morire: lancio dal ponte, gas, impiccagione, avvelenamento con pillole, ma nemmeno la morte può porre fine alle sue sventure o meglio, nemmeno la morte sembra accoglierlo. I suoi tentati suicidi si trasformano progressivamente in bizzarri incidenti più o meno cruenti.

William inizia a questo punto a credere di essere persino immortale. Ed ecco accendersi in lui un lampo di genio, pagare qualcuno che lo uccida, un killer esperto, il personaggio di Leslie (Tom Wilkinson), che nell’arco di una settimana come concordato in un contratto, dovrà ucciderlo in cambio di una modesta cifra, frutto di vecchi risparmi.
Tutto sembra perfetto ed organizzato nei dettagli, ma in sette giorni, come accade a volte nella vita, possono cambiare molte cose e per William cambieranno eccome.

Edmunds trionfa grazie all’esordio citazionista ed a quella verve inglese, sempre brillante e contemporanea

Morto Tra Una Settimana O Ti Ridiamo I soldi è un’opera prima frizzante, allegra, ricca di spunti narrativi, con una sceneggiatura scritta  minuziosamente  che colora non solo le diverse vicende che animano tutti i personaggi, ma anche la fantasia di chi avrà la fortuna di scoprire questa dark comedy.  Quella diretta da Tom Edmunds è infatti una testimonianza che il cinema (specie se britannico) di oggi può sempre essere frutto di citazioni o remake purchè si adotti uno stile all’altezza di opere passate o almeno vicino ad esse, sapendo discostarsi quando necessario da una semplice “copiatura” o superficiale imitazione.

Il tema del suicidio, un tema squisitamente inglese, non è del resto nuovo al cinema, basti pensare a pellicole come Il Sapore della ciliegia, Sangue Blu oppure Ho affittato un Killer.  Ma non solo perchè il regista Tom Edmunds incalza scena dopo scena citando capolavori del cinema tarantiniano e quel cinema più mainstream, fatto di scene splatter e fascinosamente pulp. L’opera filmica di Tom è tutto questo e riesce in diversi tentativi, primo tra tutti quello di far ridere di gusto il pubblico immerso nelle esilaranti tragicomiche avventure di William, della editor della casa editrice, del serial killer Leslie e della moglie.

Tutti i personaggi sono stati ben curati per l’occasione, la moglie del serial killer Leslie, intepretata dall’attrice Marion Bailey, è la vera scoperta di questa pellicola. Un personaggio femminile carismatico e tipicamente britannico sia per l’aspetto che per la sua comicità, che incalza battute metaforiche all’occorrenza. La signora Penny è apparentemente innocua e detta le regole di affari, gare e sotterfugi di improbabile natura. Una donna sui generis e sulle righe, strampalata ma romantica al contempo che troverà le parole giuste per accompagnare Leslie in una scelta importante per la sua carriera, quella dell’inesorabile pensionamento. Una scena emblematica ricalca a 360° le scene di film western diretti da Sergio Leone, ma sarà Miss Penny ancora una volta a “smontare” quel tipo di pathos.

La signora Penny insieme al marito Leslie.

Il signor Leslie è un signore attempato che non accetta la nuova fase della sua vita e soprattutto vuole vivere la sua ultima rivalsa, uno smacco morale: portare a termine il suo ultimo incarico da serial killer ed uccidere William, peccato che i suoi piani non seguiranno la traiettoria giusta. Leslie non ha l’aria di un serial killer, è un signore di età avanzata che indossa maglioni a collo alto, mostra opuscoli e cataloghi per il suicidio assistito in tavole calde ordinarie ed ama i suoi figli: due piccoli pappagalli colorati.

Tutto in questa comedy è british, dai costumi, ai luoghi in cui sono ambientate le vicende, dalla scelta dei volti che animano questi personaggi, fino ai dialoghi non sense o fin troppo cinici e crudi. Gli affetti ed i rari momenti di romanticismo vengono risucchiati letteralmente da battute fuori luogo e semplicemente crudeli, anche l’autolesionismo viene ridotto a poca cosa mentre trionfa il colpo di fulmine tra i giovani Will&Ellie.

Ellie e William in una scena del film

Morto tra una settima o ti ridiamo i soldi è una comedy che sazierà chi si sentiva da tempo a digiuno di quella malinconica aria londinese, da quell’umorismo che ricorda il gruppo britannico comico dei Monty Python
Che il finale sia un Happy Ending non deve far storcere il naso, dal momento che sin dai primi istanti della pellicola siamo certi che la storia prenderà determinate pieghe e risvolti prevedibili. Morto Tra Una Settimana, o ti ridiamo i Soldi, non vuole però stupire lo spettatore con grandi colpi di scena, (anche se siamo certi che vi stupirà lo stesso), piuttosto mira ad intrattenere gli amanti del genere oppure lo spettatore casuale, e vedere per credere, ci riesce tranquillamente. Buona la prima per il caro Tom Edmunds.

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