Mowgli, il figlio della giungla: recensione del nuovo film Netflix

Mowgli - Il figlio della giungla Netflix 2018

Mowgli, il figlio della giungla è il nuovo film targato Netflix. Ispirato al romanzo di Rudyard Kipling. Diretto da Andy Serkis. Cast di primo livello. Vediamolo iniseme nel dettaglio.

Mowgli, il figlio della giungla: Netflix come Disney?

Il progetto era sembrato subito interessante: Andy Serkis, il mago della tuta da motion capture (ha prestato le movenze, tra gli altri, al King Kong di Peter Jackson e a Gollum ne Il Signore degli anelli), dietro alla macchina da presa per la seconda volta, per un film ambizioso. Il cast ha poi contribuito ad accrescere l’attesa. Christian Bale è Bagheera, la pantera. Cate Blanchett è il pitone Kaa. Benedict Cumberbatch è Shere Khan, la tigre. Ovviamente Serkis ha un ruolo: l’orso Baloo.

L’impresa non era facile, dal momento che tutti conoscono il film Disney che racconta la storia di Mowgli. Da poco, poi, la stessa Disney ha prodotto e realizzato la versione live action del suo Libro della Giungla. La prima differenza tra le due versioni sono le canzoni. Disney ovviamente le usa, sono iconiche. Netflix non ha questi vincoli, il suo Mowgli è decisamente più cupo.

Come il film Disney, anche questa versione della storia di Mowgli non segue in modo scrupoloso il romanzo da cui prende le basi. Questo fattore non rende fastidiosa la visione del prodotto, dal momento che non molti hanno letto il racconto di Kipling.

Il risultato proposto da Netflix è tutto sommato godibile. Non certo all’altezza di altri prodotti che la piattaforma ha firmato quest’anno (su tutti La Ballata di Buster Scruggs e Roma). La storia sembra svilupparsi in modo organico fino a venti minuti dalla fine, quando forse si cerca un finale un po’ frettoloso. Contrariamente a quanto succede con il film Disney, in questa variante non riusciamo ad innamorarci di nessuno dei personaggi. Baloo e Bagheera sono un po’ adombrati, in favore della vicenda “umana” di Mowgli. L’unico personaggio, anche se secondario fino ad un certo punto, di cui ci si innamora, viene ucciso.

Il finale è totalmente diverso dal romanzo, mentre invece Disney lo aveva matenuto. Punto di forza indiscusso del film è l’aspetto scenico: colori e fotografia non banali. Live action a livelli estremamente alti, com’era prevedibile vista la regia. Quello che manca un po’ è proprio la regia. Non rimaniamo sconvolti da nessuna inquadratura. Serkis si limita un po’ a fare il compitino. Nota di merito alla scena della “Corsa”.

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