Mr Long, recensione film: al cinema la poesia del regista giapponese Sabu

Mr long

Mr Long è la storia di un sicario nonché abile cuoco, nell’oriente dei tempi moderni. Il film uscirà nelle sale il 29 agosto.

Una poesia a cielo aperto con Mr Long, il guerriero moderno dall’animo nobile

Mr Long è un film del regista Giapponese Sabu, autore anche della sceneggiatura, nato nel 1964 nella prefettura di Wakayama in Giappone. Della durata di 129 minuti è il suo secondo film approdato in competizione all’ultimo Festival Internazionale del Cinema di Berlino (col titolo Ryu san), dopo Chasuke’s Jorney nel 2015. Nelle sale in Italia dal 29 Agosto 2018, rappresenta nel complesso una poesia libera, dove il tema principale è la vita moderna in Oriente e in particolare tra Taiwan e Tokyo (dove si svolge il racconto).

Appunto, vita: con gioie, dolori, orrori, dove tutti i personaggi recitano un ruolo ben preciso ed curioso vedere da subito come essi mantengono la loro identità nonostante tutto. Un collage di persone molto diverse tra loro che interagiscono e convivono insieme perché “così è” (questa è la vita). Tornando alla poesia, sicuramente essa non rispecchia la verità relativa a ciò che descrive – anche se risulta molto ad effetto – e Sabu con questo aspetto ci “gioca”, cercando di superare così i limiti del mondo in cui è nato.

I protagonisti sembrano a volte inanimati, come attori con in mano un copione da rispettare sì, ma non nel film, bensì nella vita. Il guerriero Mr Long è il capo della vicenda ed è interpretato da Chang Chen: un attore riconosciuto a livello mondiale e nato a Taipei. Egli è nel film il miglior condottiero – anche se la pellicola non è di genere bellico – e la sua caratteristica principale, come quella di tutti gli altri personaggi, in fondo è di non chiedersi mai il “perché” degli eventi.

Sa fare bene due cose: uccidere su commissione e cucinare. Ed anche quando c’è bisogno di emozionarsi non si tira indietro: piange quando serve ed è giusto farlo (seppur sembri tutto calcolato). Inoltre, l’accettazione di quello che la vita, il caso, gli propone è splendida e allo stesso tempo malinconica, nonché forse un poco cinica.

Come già detto, il regista vuole descrivere questa realtà al meglio, nel profondo e considerando tutti gli aspetti: vuole comunicare il dolore che probabilmente egli prova perché nato in un contesto che sembra privo di anima. Si parla appunto dei limiti di una società che crede forse nel destino come motore di tutto – almeno da ciò che traspare nel film – al di la delle varie ideologie e religioni. Dove la vendetta appartiene a qualcosa di soprannaturale e interviene per punire chi distrugge, come nel caso specifico, una storia d’amore. Si tratta quindi di una sottile, delicata e dolce (come la poesia sa fare) critica alla civiltà Orientale in genere che ricorda un poco lo stile e la profondità di Takeshi kitano (regista del film Hana-Bi – fiori di fuoco per cui è stato premiato con il Leone d’Oro a Venezia).

La critica ad un mondo che è così e basta: coraggioso, certo, ma forse un poco “limitato”, quindi la manifestazione di un dolore in maniera non passiva ma tutt’altro, poetica. Dove la poesia è utilizzata, in un’opera come Mr Long, per quello a cui forse serve, cioè creare, in particolare da un contesto articolato, complesso, difficile da comprendere fino in fondo.

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