Obbligo o Verità : la recensione del nuovo horror dei produttori di Get Out

Obbligo o Verità film 2018

Obbligo o verità, il nuovo horror dell’intraprendente Blumhouse, nelle sale italiane dal 21 giugno, racconta le vicende di un gruppo di ragazzi finiti dentro un meccannismo diabolico che ha trasformato il classico gioco in una maledizione.

Obbligo o Verità compensa i pochi brividi con una storia che non annoia

Obbligo o Verità (in inglese Truth or Dare) inaugura il binomio estate-film horror. Nel mercato “discount” del genere horror che se inquadra il bersaglio del brivido riesce, a fronte di un budget ridotto, a portare a casa un bel po’ di dollari, la Blumhouse si è ritagliata il suo spazio. La piccola casa di produzione, con Split prima e soprattutto con Get Out dopo, ha unito con abilità idee originali all’impianto classico del genere horror. Dopo questi due successi ha trovato, sempre con buoni risultati, la strada del soprannaturale con venature comiche e tensione molto mitigata con Auguri per la tua morte.

Obbligo o Verità, che nei cinema americani è uscito mesi fa, raggiungendo un buon riscontro da parte del pubblico, non presenta elementi di novità ed è più che altro una “operazione nostalgia”. L’atmosfera sembra presa di forza dagli horror in fotocopia con ragazzi belli e un po’ svampiti (tutti, a parte la protagonista che è il punto di forza del film) degli anni 80. Infatti, non è certo il primo film di paura che trasforma il classico gioco da college in una via crucis costellata da rivelazioni rompi amicizie e morti (con poco inventiva e poco cruente).

Obbligo o Verità riesce però a rendere accattivanti le vicende dei ragazzi, maledetti a loro insaputa durante l’ultimo Spring Break (le vacanze primaverili dei college americani). Lo fa con un buon ritmo e con attori prelevati da fortunati telefilm come Tyler Posey (Teen Wolf), Violette Bean che nel serial del super eroe Flash interpreta Jessy Quick, e la protagonista Lucy Hale, ex Pretty Little Liars e attrice del recente e non troppo fortunato Life Sentence (un nome-un programma, visto che hanno chiuso la serie). Tutto avviene in Messico, nella terra della tequila, delle tortillas e dei conventi abbandonati.

Nostalgia anni ’80 e anche continuity nel recente filone dei giochi d’infanzia o meno posseduti da entità malvagie come il recente The Midnight Man. Un po’ Saw-l’enigmista (ma all’acqua di rose), un po’ format televisivo con le varie regole del gioco, virato sul mortale, che trasformano la verità (segreti inconfessabili, dai tradimenti a scheletri più ingombranti nell’armadio ) in un’ arma letale  e che impongono degli obblighi umilianti o pericolosi.

Tutto questo dentro un sistema che assolve appieno i compiti narrativi dell’horror e che, rispetto ad altri film del genere, trova in un mix di situazioni e nel ritmo dato dal regista Jeff Wadlow, la capacità di bypassare i classici minuti iniziali degli horror. I minuti iniziali  di solito sono affetti dalla presentazione di stereotipi maschili e femminili e dai “folli” divertimenti adolescenziali che poi i protagonisti scontano con vari decessi nella restante durata del film, per la gioia degli spettatori che ne hanno mal sopportato l’inizio. Rispetto a questo copione, Obbligo o Verità lancia da subito la vicenda nel vivo.

In conclusione, Obbligo o Verità assolve perfettamente al suo compito di film horror estivo, non delude e non inquieta (forse un po’ con le manifestazioni deformate stile snapchat dei volti delle persone possedute ) e cala letteralmente l’asso nel finale con una soluzione logica e alquanto politicamente scorretta.

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