Piercesare Stagni presenta “Il cinema forte e gentile”: quando la Settima Arte arriva in Abruzzo

Piercesare Stagni Cinema Abruzzo

Il 2 agosto, presso il Ristoro Punta le Morge, un’area di ristorazione situata sul lido di Torino di Sangro, in Abruzzo, si è svolta un’interessante rassegna del critico cinematografico aquilano Piercesare Stagni. Dopo aver presentato il suo ultimo libro “Il cinema forte e gentile”, il critico ha avviato la proiezione del film “La strada” di Fellini, commentandone alcuni passaggi.

Piercesare Stagni, nel suo libro una carrellata di film con location abruzzese

Il Ristoro Punta le Morge è una deliziosa oasi di piaceri culinari situata sul lido di Torino di Sangro, in territorio abruzzese. Qui, a pochi passi da una spiaggia silenziosa, eterea, levigata di pietre, scogli, e impreziosita da uno splendido trabocco, sospeso sopra i marosi mugghianti, si nasconde un punto ristoro dall’atmosfera intima e raffinata.

L’area è situata in una zona di verde, piena di alberi di fico, dove si avverte, la brezza del mare infilarsi magicamente nel mezzo delle fronde. Seduti su tavoli sistemati all’aperto, in compagnia di musica jazz, vino delle cantine abruzzesi, arrosticini fumanti, e gazebo circondati di luci e candele soffuse, che donano al posto un’atmosfera fiabesca e orientale, è possibile partecipare alle numerose rassegne, presentazioni ed eventi letterari che si svolgono periodicamente nel locale.

Presentati immancabilmente all’aperto, con un allestimento intimo e suggestivo, questi incontri offrono, all’interno del Ristoro Punta le Morge, l’immagine di un’estate magica e intellettuale, dedita ai piacere dell’arte, oltre che a quelli delle vacanze e del relax balneare.

Proprio grazie uno di questi incontri, ho avuto modo di assistere, il due agosto, a una rassegna cinematografica presentata dallo storico del cinema aquilano Piercesare Stagni, cinefilo dalla cultura enciclopedica.

Diplomato con lode presso l’Accademia internazionale per le arti e le scienze dell’immagine, Piercesare Stagni ha impartito, in questo stesso istituto, lezioni di “Analisi del linguaggio cinematografico”. Attualmente, Piercesare Stagni è docente di Storia del cinema al Centro sperimentale di cinematografia sede Abruzzo, ed è conduttore e ideatore su L’Aqtv del programma televisivo Il cinema racconta.

Dopo una vivace introduzione, Stagni ha dato subito prova agli astanti della sua sconfinata cultura cinematografica, farcita di aneddoti e di particolari minuti che solo un vero appassionato può ricordare.

Nonostante, a conclusione del suo percorso di studio presso l’Accademia internazionale di arti e scienze dell’immagine, Piercesare Stagni abbia presentato una tesi con argomento la nuova frontiera del cinema digitale, il critico ammette, in modo anche piuttosto informale, la sua passione viva per il cinema indipendente e il linguaggio più onesto della pura celluloide.

Nel suo ultimo libro Il cinema forte e gentile (2018), il critico presenta un lungo itinerario di film che hanno avuto come location i territori abruzzesi, muovendosi tra registi del calibro di Fellini, Dino Risi, Pietro Germi, Vittorio de Sica.

Piercesare Stagni- Rassegna cinematografica

Tutta la presentazione si svolge ricorrendo alla forma leggera e immediata dell’aneddoto, senza indulgere in noiose e pedanti involuzioni accademiche. L’eloquio di Piercesare Stagni presenta la spontaneità di chi è veramente appassionato delle vicende di cui narra: molte delle personalità che cita sono state conosciute personalmente dal critico cinematografico. Piercesare ha avuto modo di vederle in azione sul set, raccogliendone, sul posto, fatti e testimonianze.

Tra le tante divagazioni, Piercesare ci racconta di come, nel film Il deserto dei tartari (1976), pellicola del regista Valerio Zurlini, tratto dall’omonimo romanzo di Dino Buzzati, l’attore italiano Giuliano Gemma, per quella che il critico considera la sua migliore interpretazione, il ruolo del Maggiore Mattis, abbia nutrito, in realtà, delle forti paure.

Prima di allora aveva recitato solo in film spaghetti western, e questa si poneva come una prova veramente difficile per lui. Nondimeno si rivelò essere inequivocabilmente come una delle sue interpretazioni più brillanti.

Per la scena della tempesta, dice Piercesare, il regista Zurlini ha dovuto passare, insieme alla sua troupe, tre lunghissimi giorni nell’inverno sferzante di Campo imperatore. La tempesta che si vede nella pellicola è ripresa, audacemente, nella sua cruda e tangibile manifestazione naturale: a testimonianza di come, al giorno d’oggi, l’impiego della computer grafica, per quanto spettacolare e suggestivo, non possa mai raggiungere l’espressività di una tempesta di neve proiettata sullo schermo così come la si può osservare in natura.

Questo è solo uno dei tanti film, citati da Piercesare, in cui il territorio abruzzese è stato scelto per la scenografia. Tra gli altri, quelli maggiormente citati dal critico sono: Don Camillo (1952), il sentimentale Straziami ma di baci saziami (1968) e l’ascetico Miralepa (1974) di Liliana Cavani, oltre ad alcune pellicole horror risalenti agli anni cinquanta, quasi del tutto dimenticate, ma che lo storico di cinema ricorda ancora vividamente, e al più recente The american (2010), un thriller psicologico, con protagonista George Clooney, ma che è stato poco apprezzato dal pubblico americano per mancanza di scene d’azione. Persino per gli esterni del castello del film Il nome della rosa (1986) sono state utilizzate le mura suggestive di Rocca Calascio.

“Se provate a scrivere fagioli-Abruzzo su Google, vi compariranno almeno 1700 risultati”, annuncia il critico, divertito.

Sia Lo chiamavano trinità (1970) che il sequel Continuavano a chiamarlo trinità (1971) hanno avuto come location L’Abruzzo. Nel primo, la piana di Camposecco fu utilizzata come location in quanto unico punto in cui era possibile fornire l’alimentazione al furgone del gruppo elettrogeno, soggiunge Piercesare.

In alcuni casi, infatti, il cinema non ha nulla di studiato, ma è frutto di una fortuita concatenazione di eventi, di causalità ed esigenze pratiche.

Piercesare Stagni parla anche di Bollywood, la Hollywood indiana, i cui produttori lo avevano contattato al suo indirizzo email per poter girare un film in Abruzzo. Piuttosto esaltato da quell’idea, Piercersare fece di tutto, anche per assecondare i capricci di un regista eccentrico indiano, il quale, venuto a perlustrare la location, era ancora indeciso se potervi girare o meno il suo lungometraggio. Alla fine il regista accettò di buon grado di girare il suo film in territorio abruzzese; senonoché, al momento di organizzarsi circa il materiale scenografico, l’artista chiese che cosa si potesse fare per portare tre tigri del Bengala.

In ogni film indiano devono esserci delle tigri del Bengala, aveva comunicato il regista: è un fatto culturale. Alla fine, com’era prevedibile, del film indiano in Abruzzo non se ne è fece più niente.

Piercesare Stagni-Il cinema forte e gentile

Finita la presentazione del libro, il critico avvia la proiezione del film La strada (1954) di Federico Fellini, spiegandoci come, anche in questo caso, molte scene siano state girate nei paesi abruzzesi di Rocca di Mezzo e Ovindoli, e come, non essendoci molta neve quel giorno,  il regista si sia arrangiato, in una scena, con lenzuola e sacchi di gesso.

 

Nel caso remoto in cui uno del pubblico riesca, sul momento, a svelare questi accorgimenti scenografici, il critico gli promette un calice di vino insieme.

Il volume Il cinema forte e gentile è dunque un viaggio, profondamente ispirato, all’interno del cinema girato in Abruzzo per mezzo un linguaggio colorato e coinvolgente. Disponibile sul sito Amazon, Ibs, e in quello della casa editrice Arkhé, a un prezzo di 14.25 euro.

 

La raccolta di aneddoti contenuta nel libro ha permesso al regista di trarne anche un divertente e variegato spettacolo musicale prodotto dal Teatro Stabile d’Abruzzo e dal teatro dei 99 dal titolo Quel cinema forte e gentile.

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