Pirati dei Caraibi, 15 anni fa l’uscita del primo film: la saga è invecchiata bene?

Pirati dei Caraibi

Era il 9 luglio 2003 quando nelle sale statunitensi e canadesi veniva distribuito Pirati dei Caraibi – La Maledizione della Prima Luna, film che segnò l’inizio di una delle saghe cinematografiche più amate degli anni duemila. Analizziamo il percorso che ha portato Johnny Depp e compagni all’ultimo film uscito lo scorso anno, La Vendetta di Salazar.

Pirati dei Caraibi, 15 anni fa si saliva a bordo della Perla Nera

Sembra ieri che Jack Sparrow è entrato nelle nostre vite, navigando sul grande e poi sul piccolo schermo. Lo ieri in questione però sarebbe oggi, ma di quindici anni fa. Senza scendere nel dettaglio dei cinque film della saga dei Pirati dei Caraibi (con voci che dicono sia in arrivo anche un sesto capitolo), in queste righe tenteremo di capire se, e in che modo, sia invecchiato Jack.

Innanzitutto è fondamentale precisare che i primi tre film sono stati girati da Gore Verbinski (The Ring; Rango; La cura del benessere). Il quarto film è stato girato, invece, da Rob Marshall (Memorie di una Geisha). L’ultimo film ha visto invece alla regia di Joachim Ronning e Espen Sandberg: questi cambi di registi hanno portato anche a dei cambi di sceneggiatori, e sicuramente tutto ciò è evidente. I primi tre film offrono infatti una bella storia, avvincente e fortemente continuativa, con personaggi ben scritti e attori a livelli mediamente alti.

Però una cosa è certa: per quanto siano bravi Geoffrey Rush, Keira Knightley od Orlando Bloom, questi tre film vivono di Johnny Depp. Jack Sparrow non sarà il Thomas Red (Pirati, Roman Polanski) a cui pensiamo di solito quando immaginiamo un pirata, ma è sicuramente un personaggio nuovo, accattivante e anche affascinante. In questi tre film: La maledizione della prima luna, La maledizione del forziere fantasma e Ai confini del mondo vediamo una crescita globale della trama, con etica piratesca e mitologia caraibica che si fondono. Non esistono personaggi buoni sul mare, ma lo spettatore si affeziona anche a quelli un po’ più cattivi del normale.

È il caso dell’incredibile fascino del cattivo del secondo e terzo capitolo: Davy Jones. Insomma in questi tre capitoli si racconta una storia che potrà non piacere a qualcuno, ma che nessuno può criticare dal punto di vista dell’originalità e della coerenza nello sviluppo. Sicuramente uno dei punti più alti della trilogia è il consiglio dei pirati nobili, ovviamente ispirato alla riunione dei capi famiglia ne Il Padrino, in cui vediamo tutto il grottesco della pirateria raccontato con un’ironia marcata. Nella stessa sequenza da segnalare c’è il cameo del chitarrista degli Stones Keith Richards, che interpreta il padre di Jack. Ora, questi tre film sarebbero conclusi da tutti i punti di vista, ma visto il successo la produzione ha deciso di proseguire. 

Il quarto e il quinto film non cambiano scenario, ma sono meno vivi. 

Già la trilogia Verbinskiana aveva una fotografia a tratti cupa, ma nel quarto la cupezza porta debolezza. I nuovi personaggi introdotti nel quarto film sono poco attraenti (ovviamente i personaggi, non Penelope Cruz in sé), ed anche il cattivo stona con la grandezza dei suoi predecessori. In questo “oltre i confini del mare” Barbanera non è al livello di Davy Jones o di Barbossa, e il film ne perde. Viene poi spostata l’attenzione su alcune sottotrame veramente deludenti, e che capiamo fin da subito essere sconnesse dal resto dei film, come quella tra una sirena e un giovane missionario cristiano. Per quanto debole, in ogni caso il quarto film non presenta le lacune che troviamo nel quinto. 

Il quinto film dei Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar è la dimostrazione che a voler spingere troppo su un brand, si finisce per mordersi la coda. Johnny Depp è il primo problema di questo film. Se negli altri film Jack Sparrow era il fulcro dell’attenzione e reggeva pienamente la scena da solo, qui è un personaggio debole, sottolineato da una interpretazione sotto tono da parte di Depp. Non c’è più quell’aria scanzonata da bucaniere fortunato ma falsamente modesto, questo Sparrow sembra un uomo in crisi di mezza età. La trama è il secondo problema.

Nei film precedenti ci vengono raccontate delle cose sul passato di Jack, come ad esempio che lui ha ottenuto la sua speciale bussola dalla dea Calypso. Qui viene detto che Jack ruba la bussola in un arrembaggio nel triangolo delle Bermuda, che è poi la vicenda che lo lega a Salazar. Altra cosa dubbia: l’incontro con Il Matador del mare (Salazar) fa parte della gioventù di Jack, per cui dato che Jack si è privato anche nei precedenti film della sua bussola, anche se per poco tempo, perché la nave del nostro cattivissimo cacciatore di pirati non si è liberata anche prima? E poi ancora: come fa la scienziata che dà il la alla vicenda ad essere in possesso di quella pietra?

Forse per alcuni queste sono sottigliezze, ma sono più probabilmente errori portati dall’euforia dei nuovi sceneggiatori, che si sono fatti prendere la mano. Forse l’aspetto migliore di questo film è proprio Salazar, che ci riporta un po’ indietro al nostro caro Davy Jones, e ci ricorda cosa sia un vero villain. 

In conclusione, le intenzioni erano sicuramente buone dall’inizio, e Jack Sparrow resterà sempre nei nostri cuori, ma tra il pirata che ha conquistato il grande schermo quindici anni fa con il primo film dei Pirati dei Caraibi e quello che lo ha fatto poco più di un anno fa le differenze sono evidenti. La risposta alla domanda iniziale, in attesa di un probabile sesto film è sì: Jack è invecchiato male.

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