Power Rangers, recensione film: al cinema l’adattamento della celebre serie tv giapponese

power rangers

Dopo anni di assenza tornano al cinema i Power Rangers. Le armature e gli zords basteranno a conquistare il cuore dei fan? Scopriamolo insieme attraverso la recensione del film.

Go Go Power Rangers: la trama del teen movie diretto da Dean Israelite

Angel Grove è una piccola cittadina americana che si affaccia sul mare. La vita scorre pacifica ma se sei un teenager c’è il rischio che troppa tranquillità possa dare alla testa. È per questo che Jason, stella del football locale, si è andato a cacciare in un guaio più grosso di lui rovinando il suo futuro e il suo rapporto col padre che riponeva in lui tutti i suoi sogni e le sue speranze. Il giovane è costretto a frequentare ogni settimana dei corsi di recupero per studenti problematici. Qui si troverà a fare suo malgrado amicizia con Kimberly, una cheerleader dalla popolarità in ribasso, Billy, un ragazzo che fatica a integrarsi socialmente, Trini, emarginata e da tutti bollata come una svitata e Zack, spavaldo e spaccone. Ma quando un antico male tornerà a minacciare di distruggere il pianeta, i cinque dovranno unire le proprie forze per trasformarsi in qualcosa di straordinariamente potente: i Power Rangers.

Don’t you forget about us: recensione del film tratto dalla serie tv giapponese cult degli anni novanta

In un certo senso, questo film dei Power Rangers è riuscito a stupirmi in alcuni punti, se non altro per la sua sfacciataggine. É stato come se i protagonisti di Breakfast Club, improvvisamente ricevessero un bel power-up e salvassero il mondo. Lo sceneggiatore John Gatins, nonostante la candidatura agli Oscar ottenuta nel 2013 per Flight, non si sforza di creare dei personaggi nuovi ma ricicla completamente quelli del film di John Hughes. Anche l’ambientazione della scuola sembra la medesima. Ma i prestiti non finiscono qui. Non poteva assolutamente mancare neppure il training montage accompagnato dalle musiche composte dallo specialista del genere Brian Tyler.

Fin qui il tutto regge anche grazie alle interpretazioni di BryanHeisenbergCranston e di Elizabeth Banks, nei ruoli di Zordon e Rita Repulsa. Le storie personali dei giovani sono abbastanza interessanti anche solo per l’effetto Amarcord che creano. Purtroppo la situazione cambia una volta che vengono indossate le armature. Sebbene la pellicola riesca da questo punto in avanti a fare un buon fan service, la narrazione si fa troppo precipitosa e le sequenze di lotta sono troppo confusionarie e caotiche. Gli Zords non migliorano le cose anzi se possibile riescono a rendere il tutto ancora più frenetico e disordinato.

Fortunatamente l’arrivo del Mega-Zord, davvero troppo simile a Optimus Prime di Transformers, diminuisce la quantità di soggetti in movimento sullo schermo e permette allo spettatore di godersi gli effetti speciali di buona fattura. Probabilmente scelte di copione obbligate hanno costretto il regista Dean Israelite a deviare dalla sua idea originaria. Peccato perché il gustosissimo finto piano sequenza iniziale faceva davvero ben sperare nella riuscita complessiva del progetto.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Ti potrebbe piacere anche..

News categoria
Leggi ancora

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi