Quentin Tarantino, Top Ten: 10 scene cult scelte dai suoi film, tra splatter e Sergio Leone

Quentin Tarantino Top 10

Quentin Tarantino oggi compie 54 anni! Festeggiamolo rivedendo insieme 10 scene cult!

Happy f**king birthday, Quentin Tarantino!

La prima “lezione di cinema” che ho tenuto è stata su Quentin Tarantino. Era l’inverno del 1996 e durante uno dei corsi organizzati nel mio liceo nel periodo di autogestione, ho deciso di parlare di Pulp Fiction. Il film era ancora sulla bocca di tutti: aveva vinto la Palma D’Oro al Festival di Cannes nel ’94, un Oscar come Miglior Sceneggiatura Originale nel ’95 e aveva di fatto sconvolto il cinema mainstream e rivoluzionato per sempre quello indipendente.

Probabilmente al tempo lo avevo scelto solo perché parlarne avrebbe contribuito ad alimentare quell’aria da ribelle che cercavo di avere quando ero adolescente. Ripensandoci oggi, senza quella pellicola e senza il suo regista probabilmente la passione per quest’arte non avrebbe mai potuto attecchire. Per questo ti ringrazio Quentin e cercherò di omaggiarti mettendo in questa top ten le scene dei tuoi film che più mi sono rimaste nel cuore.

Decimo posto

The Hateful Eight è l’ultimo film di Tarantino. È un western crepuscolare, molto violento ed esplicito, giocato sui binomi dentro-fuori, essere-apparire. Nonostante adori il genere, non è tra i film che preferisco del regista di Knoxville ma il modo in cui viene girata questa scena è uno dei marchi della casa. Praticamente in tutte le sue pellicole il caro Quentin fa sedere i suoi protagonisti a un tavolo, li fa conversare tranquilli mentre lui li riprende girandogli intorno spesso utilizzando un piano sequenza. In situazioni simili una regia tradizionale prevederebbe l’uso del montaggio alternando campi e controcampi, focalizzando l’attenzione dello spettatore su chi parla e non sulla visione d’insieme.

Nono posto

Django Unchained è per me un’esperienza controversa. Mi ha appassionato, mi ha coinvolto, mi ha fatto divertire ma mi sono alzato dalla poltrona del cinema convinto che Quentin Tarantino avrebbe potuto fare di meglio visto che aveva a sua disposizione tre degli attori più bravi di Hollywood, il divino Leonardo DiCaprio, l’istrionico Christoph Waltz, Miglior Attore non protagonista per questo ruolo e il talentuoso Jamie Foxx. Forse a disturbarmi davvero è stata la scena finale che, seppur accompagnata dall’immortale tema di Lo chiamavano Trinità, mi è sembrata troppo posticcia e studiata a tavolino.

Tornando alla sequenza che ho messo al nono posto è una delle più belle. Abbiamo appena assistito a una violentissima lotta tra schiavi: la tensione nel dialogo tra Django e Calvin Candie è palpabile se non fosse per il ridicolo cocktail, una noce di cocco con dentro una cannuccia, che lo schiavista sorseggia. Tanti saluti alla retorica del cinema! Avevo la vostra curiosità ora sono certo di avere la vostra attenzione.

Ottavo posto

Grindhouse – A prova di Morte è nella mia top five di tutti i tempi. É un film visivamente sovrabbondante, pieno di citazioni, autoreferenziale, violento, prolisso, sporco, nichilista e sconclusionato come pochi. Allora perché una sua sequenza è finita così in basso? Semplice! Non sono riuscito a trovare quella che cercavo! Mentre le bellissime ragazze chiacchierano al bar osservate dal crudele Stuntman Mike, interpretato da un Kurt Russell in stato di grazia, su una delle pareti del locale compare un cimelio, anzi il cimelio della storia del cinema. Quando lo vidi la prima volta pensavo di aver avuto le traveggole e invece no, era proprio lì: la canottiera che indossava Jack Burton, sempre Kurt Russell, in Grosso Guaio a China Town di John Carpenter. C’è un limite ai miti che si possono mettere nella stessa frase?

Settimo posto

Hans Landa, il cattivo che odiamo amare, interpretato da Christoph Waltz che con la sua straordinaria performance vinse il premio Oscar come Miglior Attore non Protagonista, è un personaggio che meriterebbe un approfondimento a parte. É uno stratega, un astuto manipolatore pronto a usare qualsiasi mezzo pur di raggiungere il suo scopo. Waltz recita in maniera sublime; il suo linguaggio del corpo e la sua mimica facciale stritolano il suo interlocutore.

Sembra di assistere alla caccia di un predatore che sfianca la sua preda prima di sferrarle il colpo fatale che stavolta è fatto di parole più potenti e affilate della lama di un rasoio. Quentin Tarantino gira questa scena in maniera sublime facendo salire gradualmente la tensione: lui è il nostro Landa e noi siamo le sue vittime senza via di scampo.

Sesto posto

Ma quanto è bella questa scena di Jackie Brown e quante volte l’abbiamo vista nei centri commerciali delle nostre città, epilogo pulp a parte si spera. La capacità di sorprendere e di rendere interessante la vita reale è una delle caratteristiche che amo di più di Tarantino.

La spettacolarizzazione della realtà è il fine ultimo del cinema e non servono per forza uomini in tutine di spandex o auto che si lanciano da un grattacielo all’altro per tenere incollato il pubblico alla sedia. Basta sorprenderlo quando meno se lo aspetta introducendo una buona dose di caos che lo ridesti dal torpore e lo renda di nuovo uno spettatore attivo. Certo: un ex-Miss Israele o divinità norrene dal fisico marmoreo aiutano. Ma così son capaci tutti.

Quinto posto

Sfido chiunque ad aprire il proprio film d’esordio con un monologo del genere. Sembra di sentire una di quelle conversazioni che si fanno all’interno di uno spogliatoio dopo una partita di calcio. E per citare Mia Wallace in Pulp Fiction: “Quando voi maschiacci vi riunite siete peggio di un circolo di cucito“. Mr Brown, che poi è proprio Quentin Tarantino, rincara la dose nell’incipit de Le Iene.

Questi 2 minuti di esegesi di una canzone di Madonna sono il suo manifesto: c’è il suo modo di fare cinema, le sue tecniche di ripresa ricorrenti, i toni, il linguaggio violento e scurrile, i suoi attori feticcio, la rilevanza della musica e il ruolo della donna nelle sue pellicole. Che fosse bravo lo si era già capito da qui.

Quarto posto

Questa scena ha definito un genere. Il sadico Mr Blonde, un Michael Madsen da far cadere la mascella, decide di torturare un malcapitato poliziotto e vuole godersi ogni singolo momento. Non è un’esplosione di violenza alla Taxi Driver, non viene fatto per una giusta causa come farebbe Jack Bauer in 24 e non è neanche un rapido colpo alla testa in stile John Wick. No signori. É un lento avvicinarsi a qualcosa che procura un piacere quasi erotico. E visto che siamo in un film le musiche dovrebbero essere adeguate no? Niente di più sbagliato.

Questo è cinema che riprende la vita vera nella maniera più realistica possibile e quindi, quando facciamo qualcosa che ci piace lo facciamo ascoltando la nostra stazione radio preferita. Riguardando la scena mi accorgo sempre di qualcosa di nuovo. Non avevo mai fatto caso che Madsen si fermasse un attimo prima di cominciare: sembra un pittore che osserva la tela bianca. La prima rasoiata è un colpo di pennello che inizia a dar vita ad un’opera d’arte vivente.

Terzo Posto

Quentin Tarantino parla per bocca di Aldo Raine, impersonato da Brad Pitt, che, dopo aver inciso una svastica sulla fronte di Landa, guardando in macchina commenta: “Sai che ti dico Utivich, questo potrebbe essere il mio capolavoro“. Personalmente concordo. Bastardi senza gloria è il film migliore del regista Americano.

È una pellicola concreta, matura e minuziosa, recitata in più lingue, attenta ai più piccoli dettagli, interpretata benissimo da un cast di attori di prim’ordine ma che non rinuncia alla citazione cinefila o a tutti gli stilemi dell’estetica tarantiniana. Unico minuscolo neo, il finale astorico. Ma davanti a un lavoro del genere possiamo anche far finta di niente.

Secondo Posto

Non potevo non assegnare la seconda piazza della nostra classifica a questa scena. É il sogno segreto di ogni nerd, l’esegesi definitiva. Ma per bocca di Bill, il mai abbastanza compianto David Carradine, impariamo una lezione di vita. Dobbiamo essere orgogliosi di quello che siamo e non nasconderlo mai altrimenti il nostro mondo finirà inevitabilmente col caderci addosso come succede a Beatrix Kido, interpretata da Uma Thurman, musa di Tarantino per eccellenza e protagonista di Kill Bill.

Primo posto

E si ritorna a dove siamo partiti. Di tutte le scene immortali di Pulp Fiction perché scegliere proprio questa. Perché per me è un puzzle avvolto in un mistero e io adoro i rompicapi. Che cosa c’è dentro alla valigetta? Per anni me lo sono chiesto e ho formulato le teorie più disparate: dalla cocaina, passando per i soldi fino ad arrivare all’anima di Marsellus Wallace. Ma poi ho avuto un’epifania. Non è davvero importante sapere cosa contenga.

Dentro quella valigetta ogni spettatore può mentre quello che ha di più caro e dargli il significato che vuole. È questo il punto zero, il più grande regalo che Tarantino poteva fare al cinema. Ogni film anche il più brutto può avere un valore profondo per noi che vada oltre la sua estetica. Di sicuro ho travisato il vero messaggio di Quentin Tarantino. Ma importa davvero se ha fatto nascere la mia più grande passione?

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