Quentin Tarantino: Worst to Best

Tarantino

Per celebrare i 25 anni della straordinaria carriera da regista di Quentin Tarantino, iniziata nel 1992 con Le Iene, abbiamo realizzato una personalissima classifica dei suoi film.

25 anni di Quentin Tarantino

C’è una frase, sul retro di copertina del DVD di Pulp Fiction, che riassume quasi interamente la personalità e lo stile di uno dei registi più amati ed influenti di sempre. Si parla ovviamente di Quentin Tarantino, e la frase in questione è: “L’originalità della violenza, la violenza dell’originalità“.

Quest’anno, il cineasta di Knoxville giunge al venticinquesimo anniversario dell’inizio della sua carriera. Per rendergli omaggio, anche considerando che il regista è uno dei primi e maggiori responsabili della passione per il cinema del sottoscritto, ecco una personale classifica delle sue pellicole: dalla “peggiore” alla migliore.

Mi preme sottolineare che i film nelle posizioni più basse non sono da considerarsi dimenticabili o poco riusciti, ma semplicemente meno incisivi e meritevoli, a parere di chi scrive, degli altri.

Ottavo posto: Django Unchained

Il western, o meglio “southern”, con Jamie Foxx e Christoph Waltz rappresenta forse l’unica occasione in cui sono uscito sorridente, ma non entusiasta, dalla proiezione di un film di Tarantino. Penso tutt’ora che diversi elementi della pellicola la rendano nel complesso ripetitiva. Mi riferisco all’ennesima riproposizione del tema della vendetta; ad un personaggio, quello del dottor King Schultz, troppo simile al colonnello Hans Landa di Bastardi senza gloria e ad alcune soluzioni registiche e di sceneggiatura, come nella scena del maxi conflitto a fuoco a Candyland, “già viste”. Il personaggio di Calvin Candie, poi, era esageratamente sopra le righe.

Settimo posto: Grindhouse – A prova di morte

L’omaggio ai B-movies, e alle double feature dei cinema a basso costo anni ’60 e ’70, è divertente, ma al tempo stesso noioso. Il concitato inseguimento finale, e il sorprendente epilogo, arrivavano in tempo per svegliare lo spettatore dal torpore causato dagli estenuanti dialoghi dei due gruppi di ragazze protagoniste. Un motivo in più per affezionarsi a quella “simpatica canaglia” di Stuntman Mike.

Sesto posto: Jackie Brown

Da questo momento in poi scegliere una delle pellicole rimaste ed assegnargli un posto in classifica è sempre più difficile. Le posizioni contigue (sesta e quinta, quarta e terza, seconda e prima) sono intercambiabili a seconda dell’umore di chi scrive. Ad esempio, la notevole incursione del regista nel genere blaxploitation non si trova più in alto semplicemente perchè, in quest’unica occasione, il soggetto è stato scritto da qualcun’altro (lo scrittore Elmore Leonard).

Quinto posto: The Hateful Eight

Il secondo, ambizioso, western della filmografia del regista rappresenta un ritorno del Tarantino sceneggiatore ad altissimi livelli. Un autore in grado di condensare in un solo racconto mistero, violenza (ovviamente), ironia, disgusto, illusione e soprattutto la Storia degli Stati Uniti d’America racchiusa negli otto personaggi del titolo.

Quarto posto: Bastardi senza gloria

Anche in questo caso, decidere se collocare più in alto la seconda guerra mondiale vista con gli occhi di Tarantino, o il più grandioso mix di generi mai realizzato (Kill Bill), era impresa quanto mai ardua. La scelta è caduta sul secondo film per ragioni puramente affettive. Ad ogni modo, le otto nomination agli Oscar assegnate al magnifico Bastardi senza gloria nel 2010 parlano da sole.

Terzo posto: Kill Bill

Già col precedente film eravamo giunti alla zona “personaggi indimenticabili” e “scene memorabili” della classifica. Senza contare la colonna sonora: straordinaria fin dalle posizioni più basse. Ciò che probabilmente ha fatto guadagnare al dittico Kill Bill il podio è che in questo caso Tarantino è riuscito a creare una vera e propria “mitologia” senza eguali.

Secondo e primo posto: Pulp Fiction e Le Iene

Eccoci infine arrivati alle pellicole rivoluzionarie per le quali Tarantino diventerà immortale. Film per cui il termine “capolavoro” non è utilizzato a sproposito. Dopo l’uscita di Le Iene (uno degli esordi più folgoranti di sempre) e Pulp Fiction (Oscar alla miglior sceneggiatura e Palma d’oro a Cannes) il cinema non sarebbe stato più lo stesso. Difficile trovare qualcosa che non sia già stato detto per descrivere le due opere: i dialoghi, la narrazione non-lineare, i piano sequenza, la trunk shot, i riferimenti alla cultura popolare… Così come è difficile trovare qualcuno che non si sia stupito nel realizzare, guardandole per la prima volta, che in un film tutto ciò fosse possibile.

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