Rampage – Furia animale, trama e recensione del film: scatenarsi, ma con moderazione

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La recensione di Rampage – Furia animale, l’esplosivo film di Dwayne Johnson ispirato al famoso cabinato della Midway Games.

Come natura crea

Scompaginare gli equilibri naturali definiti da anni e anni di evoluzioni (di qualsivoglia fattura) è una barbarie tipicamente umana, la cui nocività nei riguardi del prossimo è insita in un modus operandi dedito solo ed esclusivamente al parassitismo. E per quanto questo assunto rappresenti, ormai, un monito di cui tener conto vita natural durante, certe dinamiche continuano a ripetersi palesando l’acuirsi di un egoismo materiale e per nulla beneaugurante. Insomma, una logorante prosecuzione degli eventi che necessiterebbe di una rivoluzione della parte offesa dagli effetti devastanti, sospinti a loro volta da un elemento inter partes restio ad ogni genere di compromesso.

Rampage – Furia animale, la trama: editing genetici e distruzioni di massa

Sulla scorta del precedente paragrafo, è possibile avventurarsi nella trama di Rampage – Furia animale, il film d’azione diretto da Bred Peyton con protagonista il granitico Dwayne Johnson. Nell’anno di grazia 1993, il CRISPR fornì agli scienziati la chiave di volta per affrontare le cosiddette “malattie incurabili” mediante un accurato editing genetico. Una tecnologia pionieristica, quindi, dotata di potenzialità illimitate e di dettami medicali da tramandare ai posteri in maniera responsabile. Nel 2016, però, la U.S. Intelligence Community bollò l’iter in questione come minaccia di alto profilo a seguito di alcuni abusi ingiustificati; un provvedimento dirimente, certo, ma non per tutti, con conseguenze e sviluppi profondamente preoccupanti.

Ciò va immediatamente a ripercuotersi sulla confortevole routine di Davis Okoye, primatologo di spessore in costante sintonia con la fauna che lo circonda; a cominciare da George, un gorilla silverback albino – con una spiccata intelligenza adattiva – salvato dallo stesso Davis quando era ancora un cucciolo. Perciò, la deflagrazione dell’esperimento genetico concepito dalla sadica Energyne è, per lo statuario protagonista, motivo di grande atterrimento, dato che lo costringerà ad agire senza alcun appello nei confronti di un amico ormai prossimo alla status di minaccia globale.

La recensione del film: scazzottate fragorose, ma senza guizzi

Intenzionato – a quanto pare – a dare una valenza letterale al proprio nome, Rampage – Furia animale si presenta come una pellicola in cui non c’è un attimo di tregua. Dal primo all’ultimo minuto di girato, il ritmo è scandito, seppur con una marcata linearità, da scenari naturalistici e urbani di varia fattura; e le sequenze che, di volta in volta, affollano la visuale dello spettatore di turno trascinano verso la prossima scena ma lasciano, nel contempo, un senso di prevedibilità bisognoso del classico colpo a sensazione.

Quel qualcosa, in poche parole, in grado di fare realmente la differenza, a prescindere da vertiginosi crolli strutturali, uccisioni tra lo standardizzato e il grottesco e dialoghi piuttosto scontati. Eppure, di tanto in tanto, la magia si compie; e lo fa attraverso delle sapienti citazioni visive, riflesso artistico del celeberrimo coin-op della Midway Games datato 1986. Scontri, scazzottate, cingolati e caccia in fiamme avviluppano, così, gli svariati confronti dei predatori alfa del film distruggendo tutto ciò che ostacola il proprio cammino.

Dwayne Johnson, il polo attrattivo di un giocattolo cinematografico

Per quanto riguarda, poi, il comparto attoriale di Rampage (distribuito da Warner Bros. Pictures), la menzione d’obbligo investe, inevitabilmente, Dwayne Johnson e la sua natura da polo attrattivo dell’intero lungometraggio. Carismatico, forte e determinato, l’attore californiano emana una luce tutta sua abile nel valorizzare anche i momenti di stanca della narrazione globale. E il resto del cast, composto da interpreti di prima fascia come Joe Manganiello, Jeffrey Dean Morgan, Naomie Harris, Malin Akerman e Jake Lacy, non fa che beneficiarne dando pieno smalto alle proprie peculiarità.

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