Riverdale 2: novità e recensione dei primi episodi della seconda stagione

Riverdale 2

Vi ricordate il dolci ragazzi di Riverdale? Ecco, dimenticateveli. Betty, Archie, Veronica e Jughead sono tornati più determinati di prima.

Riverdale, ovvero il teen drama lynchiano

Quando lo scorso anno ha debuttato lo show di The CW Riverdale, l’impressione è stata una sola: la serie rappresenta perfettamente quello che succederebbe se un adolescente avesse scritto Twin Peaks. E non un adolescente geniale, non un giovane Lynch, ma un adolescente generico, uno qualunque. Uno che sentiva un po’ la mancanza di Pretty Little Liars, ma aveva bisogno di qualcosa di più.

Sì, perché Riverdale si posiziona nel mezzo, confermandosi – in questa sua neonata seconda stagione – rivelazione del genere che, con estremo affetto, chiamiamo teen drama, mantenendo a testa alta una certa pretesa, quella di essere meglio dei suoi simili: più complesso e meglio confezionato.

La seconda stagione infatti, ha una missione particolarmente ardua: continuare a raccontare la storia di Archie e compagni senza annoiare uno spettatore che, ormai, ha già visto tutto quello che c’era da vedere.

Non è di certo un capolavoro della televisione moderna ed è indubbiamente offensivo per i “lynchani” avvicinarlo in qualche modo a Twin Peaks, eppure questa nuova stagione, si sta dimostrando tutto tranne che noiosa .

La serie basata sui fumetti della Archie Comics è dark, è stravagante e sembra avere una missione particolare, quella di essere sempre leale ai suoi spettatori; spettatori che, sorprendentemente, sono più demograficamente variegati del previsto.

Ad attirare è il mistero, l’omicidio, l’intrigo, l’atmosfera da soap opera abitata da protagonisti giovani e belli che, ormai, sono diventati protagonisti del jet set d’oltreoceano. Il cast, composto da KJ Apa (Archie Andrews), Lili Reinhart (Betty Cooper), Camila Mendes (Veronica Lodge) e Cole Sprouse (Jughead Jones) è tornato ad affrontare continui cliffhanger e tragedie che, in qualche modo, avevano accompagnato e concluso la prima stagione.

Chi c’è dietro quello sguardo?

Nel primo episodio, dopo che il padre di Archie, Fred Andrews (Luke Perry) è stato ferito da un colpo di arma da fuoco mentre si trovava al ristorante della città, Pop’s, tutti sono corsi in ospedale per accertarsi delle sue condizioni. L’intero episodio si muove lentamente, ma con un solo scopo: impostare l’alone di mistero che seguirà la stagione.

“Good children should never go into the woods alone”- Betty Cooper

Sembra infatti che nella cittadina si stia aggirando un vendicatore solitario e che stia spargendo sangue e terrore, ma che nessuno sappia chi sia. Nessuno o quasi… Chi si nasconde dietro a questi occhi verdi?

Riverdale

II ritorno a casa del Sig. Lodge al momento non ha portato nulla di buono, anzi… Il suo ritorno è una maledizione che piano piano sta distruggendo le vite delle persone più vicine all'”adorata” figlia, ignara di tutti i suoi complotti.

Nel frattempo Jughead, sempre più vicino alle Vipere del Sud, cerca di fare qualsiasi cosa con la bella Betty per tirare fuori il padre di galera: ci riuscirà? Sarà pronto a tutto per farlo?

Con l’ingresso di nuovi personaggi che stanno incrinando situazioni già barcollanti, il bambino della sorella di Betty in arrivo e il nostro assassino misterioso ne vedremo delle belle stando in continuazione con il fiato sospeso.

Una continua (piacevole) iperbole

Riverdale è un continuo paradosso: una città piena di vita, colma di giovani abitanti desiderosi di amare, di scoprire, di respirare il loro futuro; ma anche toccata dalla morte, quella violenta, sempre dietro l’angolo, chiamata a punire i peccati altrui.

Molto spesso, proprio i peccati dei genitori si ripercuotono sui loro figli; ed è questo che accade di continuo. I Blossom, i Lodge, i Cooper, gli Andrews, i Jones; tutti lupi molto diversi tra loro, eppure provenienti dallo stesso branco. Il branco dei segreti, dei torti fatti e subiti, dei risentimenti, della cattiveria, della calunnia, dell’odio.

Le relazioni rimangono iperboliche, con azioni e reazioni sempre deliziosamente esagerate dalla drammaticità tipica dell’adolescenza. I personaggi si muovono, un po’ imprecisi, navigando nei loro stereotipi spesso caratterizzati da quella che ormai si percepisce come una sessualità sfruttata per riempire dei vuoti narrativi. Ma a noi questa iperbole piace.

La parte migliore è lo sviluppo sensato dell’arco narrativo del suo protagonista, il bel giocatore di football e musicista talentuoso, Archie Andrews, ci mostra una nuova vulnerabilità, un  bisogno di crescita non più manifestato dall’eccesso di testosterone, ma dalla sofferenza di un adolescente che sente il peso del mondo intero sulle spalle.

Per apprezzare questa seconda stagione bisogna entrare nello stato mentale del teen drama. Bisogna abituarsi al fatto che i personaggi esprimeranno ad alta voce il loro stato d’animo e ogni loro emozione dopo lunghissime e teatrali pause drammatiche.

Ogni  colpo di scena è sempre un elemento di estremo intrattenimento, sigillato da luci al neon, giacche da football e baci appassionati – cherry lipstick.

A differenza della prima che aveva solo 13 episodi, questa seconda stagione ci terrà compagnia per 22 puntate. In Italia la serie andrà in onda dal 9 novembre p.v. sul canale a pagamento Premium Stories.

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