Roberto Benigni, Tanti Auguri: Top 5 dei suoi film più belli, tra romanticismo e risate

Roberto Benigni Compleanno

Nel giorno del suo 65esimo compleanno, ripercorriamo la carriera di Roberto Benigni, proponendo una top 5 di quelli che consideriamo i suoi film più belli.

Buon compleanno, Roberto Benigni!

Oggi compie gli anni uno dei personaggi cinematografici più amati in Italia (e non solo). Nato esattamente 65 anni fa a Castiglion Fiorentino, Roberto Benigni ha saputo sfiorare le corde dell’anima di gente di ogni età, spaziando tra i più svariati generi filmici.

Mentre, in queste ore, prende vita la dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, in molti ricorderanno che, esattamente dodici mesi fa, nel cuore della capitale si ripercorreva la carriera di Roberto Benigni. Sono trascorsi esattamente quarant’anni dal suo esordio in Berlinguer Ti Voglio Bene (era il 6 ottobre 1977). Così come sono invece trascorsi venti anni dall’uscita del film che lo ha portato a trionfare sul palco degli Academy Awards. Chi era all’Auditorium un anno fa ha avuto modo di ripercorrere  un viaggio appassionante nella vita di chi, attraverso il proprio talento interpretativo e scritturale, ha saputo dar forma a veri e propri capolavori cinematografici. Una sensibilità ed una cultura fuori dal comune, per quella che verrà considerata ancora a lungo come una delle colonne portanti del bel cinema italiano.

Approfittiamo quindi del suo compleanno per elencar quelli che, secondo noi, sono i cinque film più belli di Roberto Benigni.

  Johnny Stecchino (1991)

Viene considerato come uno dei film più spassosi tra quelli che han visto protagonista Roberto Benigni. Qui l’attore si sdoppia, omaggiando Totò ed i Fratelli Marx. Interpreta un doppio ruolo, quello del boss mafioso che presta il nome al film, e quello di Dante, un semplice autista di autobus. I due sono praticamente identici e da questa somiglianza prenderà il via un filone narrativo esilarante. Indimenticabili sono, ad esempio, le battute del film “Non me somiglia pe’ niente“, pronunciata dal boss in riferimento a Dante, e “Assassino“, bisbigliata al povero autista da un uomo convinto della sua colpevolezza.

La Vita è Bella (1997)

Probabilmente il maggior capolavoro artistico di Roberto Benigni. Era il 1997 quando il film iniziava a fare il giro dei cinema italiani, finendo ben presto per divenire un vero e proprio punto di riferimento per la Settima Arte internazionale. Il successo del film non è tanto da ricondurre al delicato tema intorno al quale si sviluppa l’intera opera, quanto alla sensibilità e all’ironia con cui il regista riesce a portarlo sul grande schermo. Un film di una bellezza rara, da cui non poteva che derivare uno dei momenti più emozionanti nella storia degli Academy Awards:

La Tigre e la Neve (2005)

Ok, il film in questione è stato ampiamente stroncato dalla critica. Probabilmente anche le aspettative del regista sono state deluse, considerati i 24 milioni di dollari incassati a fronte di una spesa di oltre trenta milioni. Eppure, indipendentemente dalle scelte di regia e di sceneggiatura, considerate a tratti ipocrite e ripetitive, c’è qualcosa di questo film che si salva pienamente. Ci riferiamo alla capacità unica di Roberto Benigni di portare in scena l’amore sconfinato per sua moglie, Nicoletta Braschi. Le frasi ed i gesti, uniti alla forza con cui lui affronta qualsiasi pericolo o qualsivoglia fatica pur di mantenere in vita la donna che ama, non possono proprio lasciare indifferenti ciascun essere umano dotato di un cuore funzionante.

Non ci resta che piangere (1984)

Torniamo allo scorso secolo parlando di un film che è rimasto nel cuore di intere generazioni. In questo caso Roberto Benigni agisce in qualità di attore e regista al fianco di un grande amico e collega: Massimo Troisi. I due ci hanno fatto emozionare e ridere a crepapelle, portando sul grande schermo una comicità estremamente genuina, difficilmente ritrovabile nel cinema contemporaneo. Come dimenticare, ad esempio, la lettera a Savonarola, l’eterna questione del “Quanti siete? Un fiorino!” o il più classico “Ricordati che devi Morire“?

Il Mostro (1994)

Chiudiamo la nostra Top 5 con un altro film che ha saputo farci ridere nella metà degli anni ’90. In questo caso Roberto Benigni rielabora in chiave ironica il fatto di cronaca nera relativo al Mostro di Firenze. Sempre giocando con una lunga serie di equivoci, il regista e sceneggiatore porta sullo schermo la storia di Loris, un innocuo disoccupato, la cui unica preoccupazione è il rapporto conflittuale con gli altri suoi condomini. Quando però, per colpa di diversi equivoci, la polizia inizia a sospettare che il tanto ricercato “mostro” sia proprio lui, Loris si ritroverà nel mezzo di una vera e propria missione speciale. Immancabile, anche in questo caso, la sua amata Nicoletta Braschi nel ruolo della protagonista femminile del film.

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