Rosso Istanbul, recensione e trama del nuovo film di Ferzan Ozpetek

Rosso Istanbul

Rosso Istanbul è il nuovo film di Ferzan Ozpetek, versione cinematografica dell’omonimo romanzo. Nell’articolo riportiamo trama e recensione della pellicola, in sala dal 2 marzo 2017.

Ferzan Ozpetek torna in Turchia con Rosso Istanbul, il nuovo film del regista spacca la critica

Ha esordito in sala questo week end Rosso Istanbul, l’ultima fatica cinematografica del regista Ferzan Ozpetek. Considerato da molti come autore di un genere “di nicchia”, Ozpetek sceglie di festeggiare il proprio ventennale di carriera tornando a girare proprio nella sua terra, quella Turchia amata da tanti spiriti liberi e viaggiatori, ma temuta e considerata come una vera e propria gabbia da chi non ha mai avuto l’occasione di visitarla.

Era il 1997 quando Ferzan Ozpetek usciva per la prima volta in sala con la sua opera prima, Bagno Turco, raccogliendo un gran numero di consensi da parte di pubblico e critica. Il film esordì nella sezione Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes, giunto alla sua cinquantesima edizione, e non fece altro che segnare l’inizio di una carriera destinata a segnare un’importante pagina nella storia del cinema italiano. All’interno dei film negli anni hanno scandito il repertorio artistico di Ferzan Ozpetek, si sono alternati (ma non troppo) importanti attori del cinema nostrano, a cominciare da Margherita Buy, fino ad arrivare a Stefano Accorsi, passando per Isabella Ferrari, Ambra Angiolini, Pierfrancesco Favino e molti altri. Da questa cerchia di artisti, non è praticamente mai stata esclusa Serra Yilmaz, attrice turca considerata ad oggi come la musa, o talismano portafortuna che dir si voglia, del regista. Il suo nome rientra anche nel cast di Rosso Istanbul, film che, come accennavamo poco fa, riporta Ferzan Ozpetek nella sua Turchia.

La pellicola rappresenta il rifacimento cinematografico dell’omonimo romanzo firmato da Ozpetek e pubblicato nel 2013. Chi ha apprezzato l’esordio letterario del regista non può certo perdersi la sua trasposizione su grande schermo, ma dovrà senza dubbio prepararsi ad alcuni elementi che ne scombinano gli equilibri di base. Nel film Rosso Istanbul infatti, Ferzan Ozpetek ha scelto di inserire aspetti tipici del genere thriller, dando vita ad una serie di misteri, la cui natura non sempre risulta così semplice da cogliere per gli spettatori. Nel corso delle quasi due ore di pellicola, ci si scontra più volte in scelte di regia e di sceneggiatura facilmente riconducibili allo stile del regista, il quale riesce come al solito a spezzare i ritmi dei suoi film con profondità ed ironia.

In questo caso si crea un’altalena di sensazioni, passando da frasi d’amore di sicuro effetto (a volte al limite dello stucchevole) a tensioni legate ai vari protagonisti del film. Tra questi vi è il protagonista, Orhan (Halit Ergenc), scrittore arrivato in Turchia per collaborare con una sua vecchia conoscenza, Deniz (Nejat Isler). Orhan ha trascorso la prima parte della sua esistenza in territorio ottomano, salvo poi abbandonarla a seguito di una tragedia personale. Tornando in Turchia riuscirà ad affrontare il proprio dolore, a guardarlo in faccia, riscoprirà l’amore e ritroverà l’affetto di sua sorella, scoprendo un nuovo punto di riferimento, la famiglia di Deniz che invece nel frattempo è misteriosamente scomparso.

Trama e recensione della pellicola, in sala dal 2 marzo 2017

In Rosso Istanbul, la carta vincente risulta essere soprattutto la possibilità che Ferzan Ozpetek dona a gran parte degli spettatori, ovvero a coloro che conoscono la Turchia esclusivamente per “sentito dire” o solo attraverso i titoli dei giornali. Non è certo un mistero che, soprattutto di recente, la Turchia sia stata scenario di turbolenze politiche e sociali, e non poche persone vi associano un’immagine retrograda e anti-liberista, quasi da terzo mondo. Rosso Istanbul ci permetterà invece di scoprire l’altra faccia del Paese, quella aperta ed accogliente, moderna e perennemente in fase di sviluppo. E mentre, in molti frangenti del film, a far da padrone sono i rumori di una città che si presenta come un vero e proprio cantiere a cielo aperto, Ferzan Ozpetek sceglie di mostrarci feste mondane e scenari ultramoderni, non sempre elementi di abbellimento, senza però rinunciare al contrasto che inevitabilmente si crea con le delicate questioni  politiche di cui la cronaca ci porta quotidianamente a conoscenza.

È proprio questo, legato alla passione del protagonista Orhan, che qui appare sempre più come un alter ego del regista, che caratterizza le fiamme a cui si fa riferimento nella versione letteraria di Rosso Istanbul, quando leggiamo cioè che “è meglio una scia bruciante, anche se lascia una cicatrice, ed è meglio un incendio di un cuore in inverno”. Un film che spacca la critica e che forse, proprio per la sua delicatezza, non lascerà una “scia bruciante” in ciascuno dei suoi spettatori, ma scalderà il cuore di molti, grazie alla passione di quel rosso che abbraccia ed infiamma l’intera città di Istanbul.

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