Salvador Dalì – La ricerca dell’immortalità: la recensione del docufilm

Nexo Digital, attraverso il progetto Grande Arte al Cinema, porta sullo schermo il docufilm dedicato al grande pittore spagnolo Salvador Dalì.

Cadaqués, Gala e il Surrealismo: tutto ciò che ha contribuito a formare Salvador Dalì

Salvador Dalì è uno degli artisti più importanti di tutto il Novecento, nonostante abbia aderito a movimenti artistici quali il Surrealismo, la sua identità resta sempre indistinguibile.

La ricerca dell’immortalità è il docufilm in occasione del trentennale della morte di Dalì; in 105 minuti racconta l’artista in toto, sia dal punto di vista delle sue opere sia da quello intimo e familiare il quale più di tutti ha influito sulla sua arte; prima di tutto il rapporto di amore e odio con il padre, che arrivò addirittura a diseredarlo, ma anche la conoscenza di Lidia, la sua vicina di casa, due anime tormentate che si comprendevano fra loro come solo due veri amici sanno fare, al punto tale che dopo la morte Dalì acquistò la sua casa per farne il suo studio artistico.

Il regista David Pujol ci guida, assieme a Montse Aguer Teixidor, Direttrice del Museo Dalí, e Jordi Artigas, Coordinatore delle Case Museo Dalí, nell’intimità dell’artista per poter analizzare e interpretare le sue opere grazie alla conoscenza della sua vita e dei suoi rapporti affettivi.

Siamo nel 1929 e, oltre al crollo di Wall Street, fu l’anno in cui Salvador conobbe i Surrealisti, circolo di artisti legati alla filosofia freudiana e al mondo onirico, Dalì si sente risucchiato da quelle teorie da farle proprie e riprodurle nelle sue tele.

Proprio all’interno dei Surrealisti, Dalì conoscerà l’amore della sua vita, Gala: l’unica donna capace di capire e amare i sui tormenti, sarà per Salvador una medicina, una musa, tutto quello che un artista come lui possa desiderare. Il loro amore affronterà tutte le fasi, dalla passione degli albori fino all’antichissimo amor cortese, in cui Gala vivrà nel castello da lui regalato e lo stesso Dalì potrà andarci solo su invito.

Salvador Dalì

Dopo la folgorante passione per il Surrealismo, Dalì si concentrò sulla mitologia, e dopo la morte del padre tornò ad ossessionarlo la paura della morte e la possibilità di combatterla grazie all’immortalità data dall’ibernazione. Suo padre gli augurò di morire povero e solo, e l’unica sua ossessione era riuscire a far in modo che avesse torto, e infatti ci riuscì. Nonostante Gala fosse morta prima di lui, Dalì a 30 anni dalla sua morte grazie ai suoi dipinti è immortale.

L’ombra con il quale Dalì dovette combattere è quella di Salvador, non il suo alter ego, ma il suo fratello maggiore morto prima che lui nascesse. La sua esistenza era diventata un costante paragone con una persona che neanche conosceva, l’unico modo per togliersi questa costante critica di dosso era interpretare la parte del genio.

Com’è già noto, Salvador Dalì ha contribuito al mondo cinematografico, sia con il famoso cortometraggio con Luis Buñuel “Un chien andalou” sia come scenografo di Hitchcock il quale lo riteneva l’unico che sapesse ritrarre il subconscio umano. Infine, prodotto dalla Disney realizzò un cortometraggio che evidenziava la forte influenza dei suoi luoghi d’infanzia: Portlligat e Cadaqués.

Il documentario ha il grande pregio di essere un’opera cinematografica a tutti gli effetti, fatta eccezione per gli elementi di repertorio, le poche scene che ritraggono Pujol, Teixidor e Artigas a discutere hanno curato impeccabilmente la scenografia e la fotografia.

Salvador Dalì. La ricerca dell’immortalità sarà nei cinema il 24-25-26 settembre 2018.

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