Sense8: commento al finale della serie tv su Netflix

Sense8 Netflix 2018

La serie originale Netflix Sense8, che debuttò nel 2015 con una stagione di 12 episodi per poi proseguire con una seconda stagione nel 2017, raggiunge la sua conclusione con un doppio episodio finale nel 2018, disponibile su Netflix dall’8 giugno.

Sense8, due ore per dare una degna conclusione alla serie

La cifra stilistica di Sense8 è sempre stata caratterizzata da una componente tecnica e perizia visiva degna dei suoi creatori, ad accompagnare una narrazione che per buona parte delle due serie appariva però compressa nell’ora circa del singolo episodio e in alcuni passaggi iniziali, ostica da comprendere e da seguire. La fascinazione del prodotto televisivo nasce dalle idee a volte bizzarre, ma mai banali che hanno caratterizzato sempre la scrittura delle sorelle Wachowski e questo finale non fa eccezione.

Con Sense8 viene esaltata una nuova forma di connessione umana che genera riflessioni di tipo socio-culturale e politico su tutte le modalità di relazione e congiunzione affettiva che caratterizzano il volto edulcorato e a tratti descritto con genuina ingenuità del nostro mondo. Otto persone sparse in tutto il globo scoprono di essere collegate fra loro in modo inaspettato e non spiegato, formando un cluster, e vengono cacciate da una oscura organizzazione chiamata BPO che vuole eliminarle. Tutta qui la trama della serie. Un canovaccio semplice e di base non originalissimo, sul quale però i creatori possono rielaborare tutta la loro passione per il racconto dei personaggi e dei loro archi narrativi maturando un discorso stilistico coerente e logico che va ad ampliare i temi trattati nelle loro opere cinematografiche.

Invece di proiettare la propria immagine latente in un ambiente artificiale come in Matrix, proiettano la propria personalità, i propri ricordi e le proprie abilità in un unico elemento del cluster, che ha la funzione di avatar. La propria individualità latente prende forme diverse in un processo naturale, antropologico, su tanti sfondi reali, variegati e policromi.

Tema caro, (in Sense8 più evidente che altrove) anche in modo eccessivo e smaccato alle Wachowski, è la diversità. La diversità di etnia, cultura, posizione geografica, storia, inclinazione sessuale. Il cluster in fondo comunica una fascinosa quanto ambigua sensualità, a volte espressa in senso proprio, altre volte sublimata, ma mai scontata nei suoi esiti, spiazzanti e incisivi.

In Sense8 si respira tutta la poetica della produzione cinematografica delle sorelle. Dalla connessione digitale di Matrix si passa ad un raccordo analogico, mediante l’ultimo grande e straordinario computer senza un’anima binaria: il nostro sistema nervoso. Dalla reincarnazione e duplicazione genetica di Jupiter Ascending si devia verso un concetto di maternità non basato sulla procreazione organica, ma su di un parto del e nel pensiero. Dal legame fra gli esseri umani che si dipana e si ripercuote nel tempo dilatato e nello spazio, con aspirazioni mistiche, di Cloud Atlas, si giunge ad un legame, radicato nel presente, nel quale l’ azione di uno deriva in modo diretto da quella di tutta una cerchia unita.

E pluribus unum: dai 22 episodi allo speciale episodio finale

La prima stagione era stata di introduzione: ampio spazio era stato necessario per far conoscere i personaggi, le loro vite, i luoghi che abitano e soprattutto quelli nei quali, grazie al loro dono, possono trovare rifugio e aiuto. Ancor più tempo è stato impiegato per farci apprezzare le potenzialità del loro legame e il suo più profondo senso metaforico che trova il suo acme in una scena non di azione, ma di condivisione di una canzone (What’s up? delle 4 Non Blondes), sottolineando la valenza allegorica di un discorso sull’empatia universale che lega tutti gli esseri umani.

La seconda stagione presentava un team ormai rodato, conscio del suo potere collettivo, della sua coscienza e conoscenza corale. Si tornava sui singoli personaggi, ma con un punto di vista ormai mutato, maturo, nel quale, attraverso un sapiente uso del montaggio, le connessioni fra i membri della cerchia risultavano scorrevoli e ben organizzate. L’idea dell’unione mentale si manifestava sia visivamente che dal punto di vista narrativo ben collaudata sia nei loro conflitti intimi sia nella battaglia contro le misteriose forze coercitive che vogliono recidere il loro legame.

Salvare il numero 8

L’episodio speciale di due ore e mezza che va a concludere la serie dal titolo Amor vincit omnia, pur essendo necessario e inevitabile, non è sufficiente a tirare le fila di tutte le trame e sotto trame di cui sono intessute le due stagioni precedenti.

Nonostante sia ben realizzato, vi siano momenti di azione egreggiamente architettati e scelte registiche all’altezza della Lana Wachowski più ispirata,  la durata di un film è troppo contratta perché riesca a sciogliere i nodi della storia. L’attenzione quasi maniacale con la quale si era data un’equità di trattamento agli otto protagonisti nelle due stagioni, nel finale tende a spostarsi, in modo funzionale alle tempistiche, su specifici personaggi, lasciandone altri più sullo sfondo. Il tentativo di rielaborare i “sidekick” come espansione della cerchia e di collocarli nella sacchiera in modo fluido ha successo solo a tratti. L’inroduzione di una più articolata mitologia dell’Homo Sensorium è purtroppo sacrificata in una deludente esposizione che ricorda quella dell’architetto di Matrix, da parte di una figura che riporta alla mente l’oracolo.

Il dolore è la cosa che ci lega più di tutto, viene detto, ma le immagini dimostrano che per il piacere vale lo stesso e in questo risiede la forza del finale di Sense8. Ad una parte del plot che si concentra sul conflitto con la BPO, risolto in modo non pienamente soddisfacente, fa da contraltare quella che è l’anima della serie, ovvero i momenti di compartecipazione, stavolta non solo a distanza e le relazioni che si strutturano e solidificano definitivamente in manifestazioni di gioia e vitalità carnale  che riescono a contagiare lo spettatore.

L’arco narrativo sembra mancare però di una chiave di volta che non sia solo ornamentale e riesca a scaricare il peso retto della curva sui due pilastri laterali, rappresentati da prima e seconda stagione. Di positivo vi è d’altro canto che l’arco non è sospeso sul vuoto. Ancora sono visibile e palpabili le impalcature lignee, incastrate fra loro, fatte dai singoli personaggi, che rendono questa conclusione non appagante dal punto di vista del racconto, ma soddisfacente sul piano emozionale. Una conclusione fatta per i fan e a loro dedicata, rimarcando su tutti i piani di lettura, il significato più profondo di unione e condivisione.

Punto Netflix Italia

1 Commento
  1. Simone Morelli 4 mesi ago
    Reply

    Molto affascinante la serie ricca di colpi di scena e di emozioni è fantastico il legame che hanno i sense8 e come riescono ad aiutarsi a vicenda complimenti a tutti gli attori e alle sorelle Wachowski.

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