Sergio Leone: 89 anni di avanguardia cinematografica

Sergio Leone

Il 3 gennaio Sergio Leone, tra i più grandi maestri di tutti i tempi, avrebbe compiuto 89 anni. Lo ricordiamo con questo approfondimento.

Non solo spaghetti-western: buon compleanno, Sergio Leone

“La scuola Neorelista di Vittorio De Sica e quella di mio padre proveniente dal cinema muto dove l’immagine doveva possedere forza e autonomia mi hanno fatto capire che era giusto esprimersi con una nuova forma di linguaggio, capace di coniugare sia l’eloquenza e l’astrazione del muto e sia la verità e i dettagli del neorelismo. Il tutto se è possibile, non perdendo di vista che il cinema è prima di tutto spettacolo e che in quanto tale, richiede anche un’adeguata componente ironica.”

Cresciuto nel mondo del cinema, figlio di un regista del muto, veniva dalla gavetta e avrebbe potuto rimanere per sempre uno di quei tecnici del cinema romano di un tempo, bravi, smaliziati e sornioni. Aveva imparato a seguire tutte le fasi della preparazione, lavorazione, ed edizione di un film, e imparato da solidi artigiani, e occasionalmente si era confrontato con produzioni molto impegnative e ambiziose.

Il suo primo impiego importante arriva nel 1948 con Ladri di biciclette di Vittorio De Sica: lavora come assistente volontario e ha modo di recitare nel film una piccola parte, come comparsa.

In seguito e per un lungo periodo diviene aiuto regista di Mario Bonnard: capita nel 1959, essendo quest’ultimo malato, di doverlo sostituire sul set de Gli ultimi giorni di Pompei per completare le riprese.

È aiuto regista anche al pluripremiato Ben Hur di William Wyler (1959); poi Sergio Leone dirige la seconda unità in Sodoma e Gomorra di Robert Aldrich. Il suo primo film arriva nel 1961 e si intitola Il colosso di Rodi.

La trilogia del dollaro

È del 1964 il film che imporrà Sergio Leone all’attenzione generale: Per un pugno di dollari, firmato con lo pseudonimo di Bob Robertson in omaggio al padre. Il film indica una convincente via al western autarchico lungo i sentieri di una narrazione barocca e incandescente, roboante ed iperviolenta.

I successivi Per qualche dollaro in più del 1965 ed Il buono, il brutto, il cattivo completano quella che verrà definita appunto la “trilogia del dollaro”, incassano cifre enormi, ripropongono una formula vincente: aggressiva ed accattivante colonna sonora di Ennio Morricone, interpretazioni sornione e grintose di Clint EastwoodGian Maria Volonté e Lee Van Cleef, cui si aggiunge – a livello stilistico – una iperbolica dilatazione dei tempi narrativi che diventa, a tratti, paradossale sacralità del gesto.

“Avevo bisogno più di una maschera che di un attore, ed Eastwood a quell’epoca aveva solo due espressioni: con il cappello e senza cappello.”

Sergio Leone

Nel ’68 C’era una volta il West conferma ed infrange contemporaneamente questi stessi schemi, inscenando la fine del West e del mito della Frontiera: l’icona Henry Fonda assume per l’occasione i tratti d’un assassino feroce e inesorabile, il ligneo profilo di Charles Bronson gli si contrappone in una cupa vicenda di vendetta e di morte. Il successivo Giù la testa del 1971, sarà un colorito e movimentato pot-pourri manierista e rituale sulla rivoluzione ambientato nel Messico di Villa e Zapata.

“Che hai fatto in tutti questi anni? Sono andato a letto presto.”

È con C’era un volta in America del 1984 che il cineasta romano dà vita al suo capolavoro. Frutto d’una lunghissima gestazione, il film colloca negli anni ruggenti del proibizionismo una storia di gangster e amicizia che si dipana per quasi quattro ore tra piombo e sangue alla Damon Runyon ed splendide parentesi di fitzgeraldiano struggimento; il tutto, all’insegna di un’acuta cognizione della memoria di sapore proustiano, con il contributo di attori mirabili come Robert De Niro e James Woods e della suggestiva colonna sonora di Ennio Morricone.

La parabola artistica del grande maestro si conclude qui: un terribile infarto lo stronca nella sua casa romana il 30 aprile 1989, mentre è alla prese con il laborioso progetto di un film incentrato sull’assedio di Leningrado.

Quella di Sergio Leone è sicuramente la vita cinematografica di un regista sofisticato senza essere elitario, complesso senza essere oscuro: la sua filmografia, così essenziale (appena sette titoli) e coerente nella sua progressione, mostra con chiarezza il cammino di un autore che, con la “scusa” dello spettacolo, gradualmente, da cantore di favole su un “altrove” mitico, si è trasformato in figura di riferimento del cinema mondiale contemporaneo.

“Il cinema deve essere spettacolo, è questo che il pubblico vuole. E per me lo spettacolo più bello è quello del mito. Il cinema è mito.”

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Federica Marzagalli

Divoratrice compulsiva di serie TV, amante del cinema e di tutto ciò che ha a che fare con la Settima Arte. Sul mio comodino non può mai mancare un buon libro e la libreria di Spotify deve essere sempre aggiornata. Uno dei miei desideri? Vedere il mio film preferito da sola al cinema.

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