Seven Seconds, recensione della nuova serie Netflix di Veena Sud

Seven Seconds

Dopo il successo di The killing, torna Veena Sud con un’altra intensa e brillante serie – Seven Seconds: quando sette secondi possono cambiarti la vita.

Seven Seconds: quanto tempo ci vuole per seppellire la verità?

9 agosto 2014, Ferguson, Missouri: un diciottenne afroamericano, muore dopo essere stato ripetutamente colpito da proiettili sparati da un agente della polizia, Darren Wilson. Colpito senza essere stato trovato in possesso di armi, Michael Brown era sospettato (secondo la polizia locale) di un furto commesso pochi minuti prima, sebbene il contatto iniziale tra l’agente Wilson e Brown non fosse collegato alla rapina. Brown fu successivamente confermato colpevole.

23 febbraio 2018, Jersey City, New Jersey: Un giovane poliziotto bianco della narcotici investe involontariamente con il proprio suv Brenton Butler, un ragazzino afroamericano di 15 anni con la bici. Aiutato dai suoi colleghi, il poliziotti non chiama i soccorsi e insabbia l’accaduto. Il ragazzino morirà  pochi giorni dopo in ospedale.

Uno è un fatto di cronaca realmente accaduto, l’altro è fiction. Eppure tra i due non c’è molta differenza: quello che è fiction potrebbe tranquillamente rappresentare la realtà e viceversa. Perchè i Brenton Butler che riempiono le pagine di cronaca USA ormai sono all’ordine del giorno e il movimento Black Live Matters (Le vite nere contano) lo sa bene.

E lo sa bene anche Veena Sud, che dopo il successo di The Killing, ha pensato fosse giunto il momento di raccontare quelle storie di grande ingiustizia sociale e razziale che stanno sconvolgendo gli USA. E lo fa con il piglio e il ritmo che la contraddistinguono che già abbiamo avuto modo di vedere in The Killing.

Seven Seconds

Il crimine dell’indifferenza

Seven Seconds è una serie antologica: ogni stagione racconta una storia diversa con personaggi diversi che si conclude a fine stagione. In questo caso il fil rouge è il genere crime/thriller, con l’idea di portare sullo schermo temi sociali e vicende che spesso richiamano l’opinione pubblica, ma che finiscono subito nel dimenticatoio. Buttate. A Terra. Al freddo.

Come Brenton Butler, lasciato lì in mezzo alla neve del rigido inverno del New Jersey, mentre soffia il vento gelido dal fiume Hudson alle spalle della Statua della Libertà che sorregge la fiaccola, simbolo del fuoco eterno di quella libertà che Brenton non potrà più assaporare, o forse non avrebbe mai assaporato.

Seven Seconds, sette secondi per trasformare un incidente in un vero crimine: “Lo sbirro bianco e il ragazzo nero. Non guardi i tg? Gli incidenti non esistono più”. Ed ecco che la serie ci viene subito presentata, lo spettatore sa cosa andrà a vedere, ma non sa che Veena Sud lo accompagnerà per dieci puntate con eccellente maestria e con un ottima narrazione che lo terranno incollato.

“ Mio padre suggerì di mettere KJ nelle domande di lavoro, disse che avere un nome maschile mi avrebbe aiutata“

Piano piano la Sud ci presenta tutti i protagonisti della vicenda, ognuno con le proprie sfaccettature, i propri problemi e i propri segreti. Eroi, antieroi, mutaformi, mentori, messaggeri…La serie è perfettamente costruita attorno ai 7 archetipi del Viaggio dell’Eroe, in cui la forma segue la funzione e dove tutti i protagonisti hanno uno scopo e compiono a loro volta un viaggio più o meno formativo.

Ma le cose non ci vengono mai presentate come semplici, le decisioni che i protagonisti prendono non vengono mai difese anzi, vengono esplorate fino ad arrivare al ragionamento che li ha portati in quella direzione.

Seven Seconds

Una cosa  li accomuna: l’incidente di Branton, che manderà tutto in crisi, le famiglie, gli amici, i colleghi. Ciò rappresenterà la parte più intensa della narrazione tanto da rendere lo spettatore partecipante attivo.

Attraversando un’ampia sezione trasversale di diverse comunità americane (i neri, i bianchi, i ricchi, il veterano, il poliziotto di origine italiana, il poliziotto di origine portoricana, lo spacciatore, etc..) che entreranno in conflitto l’uno con l’altro, abbiamo il ritratto di una società dove la giustizia non è uguale per tutti.

Arrivta a questo punto spezzo una lancia a favore di tre cose per cui vale sicuramente la pena vedere Seven Seconds: la bravissima Regina King che risplende nel ruolo di una madre affranta e che lavora molto bene per reggere un ruolo che solitamente è fatto solo di lacrime e dolore; la terribile faccia strafottente che il capo della narcotici tamarro e corrotto Mike Diangelo (David Lyons) riesce a tenere per tutte e dieci le puntate e il bellissimo rapporto tra l‘assistente procuratore KJ Harper (Clare-Hope Ashitey) e l’ispettore Joe “Fish” Rinaldi (Michael Mosley) con le sue splendide battute.

Un consiglio? Da vedere tutta d’un fiato.

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