Shark – Il primo squalo: recensione del nuovo film con Jason Statham

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Esce oggi nelle sale italiane Shark – il primo squalo, film che vede Jason Statham alle prese con un gigantesco squalo preistorico che rischia di seminare morte e terrore per le coste dell’Asia.

Shark – il primo squalo e l’inizio che cita The Abyss

Inizia bene Shark- Il primo squalo, il nuovo film diretto da Jon Turteltaub e con protagonista Jason Statham. L’incipit della pellicola è un flashback che riporta a The Abyss di Cameron sia per circostanze che per atmosfere. Un sottomarino si è inabissato per ragioni sconosciute al bordo della fossa delle Marianne (nell’ 89 era la fossa delle Cayman, ma del resto la geopolitica è cambiata e che il film sia frutto di una collaborazione cinematografica fra Hollywood e la Cina è ribadito più volte e a gran voce). Una squadra di soccorso guidata da Jonas Taylor, interpretato da Statham, è inviata a recuperare i sopravvissuti e messa a confronto con le scelte difficili a cui una situazione estrema ti costringe.

Un oggetto non identificato sta infatti speronando il relitto e per salvare parte dell’equipaggio Jonas deciderà di sacrificare gli altri. Nessuno crede alla versione data dal protagonista che vi fosse qualcosa di enorme che stava per uccidere tutti. Subito dopo ci troviamo nel presente, in una stazione oceanografica situata in pieno pacifico e che si estende fino al fondale, permettendo di osservare suggestive immagini sottomarine che fanno anche queste pensare a The Abyss, anche se i protagonisti non sono più personale operaio che corre fra camere stagne arrugginite, ma scienziati circondati da una struttura high-tech (più vicini a Sfera).

La profondità dell’ambientazione e la superficialità dello sguardo

Purtroppo della poesia profonda e del profondo del film dell’ 89 diretto da Cameron per il resto non vi è traccia. Tutto in Shark- Il primo squalo è vissuto, girato e montato meccanicamente e, benché ci si trovi nelle profondità abissali, il concetto nietzschiano che quando guardi a lungo in un abisso, anche l’ abisso scruta dentro di te, rimane un lontano ricordo di film che aspiravano a qualcosa di più dell’imponenza visiva e del divertimento grossolano. I metri sotto il livello del mare sono tanti, ma il punto di vista di Turteltaub rimane molto superficiale, a pelo d’acqua, costruendo una pellicola che vorrebbe forse omaggiare tanto cinema del passato, ma si ferma alla mera citazione sterile. L’ ensemble di personaggi, interpretati da un cast internazionale, manca di mordente e le motivazioni che portano alla strabordante azione e agli atti di eroismo e sacrificio sono appena accennate.

Fauci enormi ma che inglobano poco

Quello che di più lascia perplessi di Shark – Il primo squalo, che comunque per le due ore che dura riesce nell’intento primario di intrattenere, è la scarsa propensione ad osare fino in fondo e portare avanti alcune idee che avrebbero avuto delle potenzialità, come l’ecosistema nascosto sul fondale o il rapporto fra l’uomo e una creatura (il Megalodonte, da cui il titolo originale The Meg) così lontana da noi nel tempo e nel quadro evolutivo e che dopo essere sopravvissuta così a lungo in isolamento si trova in una realtà del tutto estranea. Il problema quando descrivi personaggi principali dello spessore di una carta velina è che la suspense tende a sfumare e anche quelle macabre e sadiche pulsioni che un film di mostri esacerba nello spettatore rimangono insoddisfatte e si esce dalla sala con l’ impressione di avere lo stomaco mezzo vuoto, di non aver soddisfatto appieno il proprio  appetito cinematografico.

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