Slender Man, recensione: arriva al cinema l’horror diretto da Sylvain White

slender man

Dal 6 settembre arriva sul grande schermo il controverso film diretto da Sylvain White Slender Man, un horror che prende spunto dal recente folklore legato ad un rinnovato uomo nero della rete.

Slender Man: un mostro esile per un film senza spessore

Ricorda Twin Peaks l’ambientazione boscosa di Slender Man, ma purtroppo le similitudini con il cult di Lynch si concludono qui. Pur trattandosi di un horror sensu stricto, il film non si avvicina nemmeno lontanamente alle atmosfere inquietanti e surreali della cittadina di Laura Palmer. La pellicola diretta da Sylvain White ha il pregio di non  dilungarsi in un inutile e tedioso prologo che descriva la vita delle quattro giovani protagoniste, limitando l’introduzione di personaggi, che non aspirano nemmeno ad avere un minimo di spessore, a poche battute e uno sfondo anonimo, ma conscio di esserlo.

La mancanza di radici folkloristiche

Fin da subito siamo trascinati nella sezione terrifica del plot. Anche qui non  è nell’originalità che si cerca di sorprendere lo spettatore (vedi The ring per nominare il più evidente). Le quattro protagoniste Wren (Joey King), Hallie (Juila Goldani Telles), Chloe (Jaz Sinclair) e Piper (Annalise Basso) vedono un video sul computer; dopo averlo visto il “mito” vorrebbe che alcune di loro vengano rapite o impazziscano perché prede del famigerato nuovo uomo nero dalle fattezze che ricordano l’IT in versione Modigliani diretto da Muschietti, ma ancora più schematico nei lineamenti ridotti a zero. Slander man è un mostro senza volto, un ombra allampanata dal gusto elegante nel vestiario, che sembra tutt’uno con gli alberi e al contempo una loro cupa estensione, ma che non condivide con essi delle radici profonde che vadano ad esplorare la sua origine o che lo collochino saldamente nello sfondo folkloristico.

Il sonoro vero protagonista di Slender Man

Gli effetti sonori sono i protagonisti assoluti della pellicola, più degli attori. Ogni secondo della vita nella cittadina è scandito da scricchiolii di legno , più che se ci trovassimo su un galeone nel 600. Si possono sentire più variazioni sul tema del rumore fatto dal legno deformato dalla salsedine che in un film come Master and Commander. L’effetto risulta efficace per un  certo tempo, ma poi tende a ripetersi troppo e in modo incongruo, facendo assuefare le nostre orecchie a quello che non diventa che un brusio di fondo.   Una dopo l’altra le ragazze cominceranno a sparire o ad avere incontri soprannaturali con la misteriosa entità. Alcune scelte visive nella creatura sono riuscite, ma per lo più ci troviamo sempre in territori già esplorati e con capacità narrative superiori.

Il problema di Slander Man risiede anche in una scelta del cast poco riuscita; i volti delle ragazze vengono rapidamente assimilati a quelli della scarsa folla della cittadina , senza che rimanga una reale impronta lasciata dalla loro presenza.Il film ha quantomeno il pregio di non voler aspirare ad essere più di quello che è: un film di 90 minuti, fatto con il solo scopo di intrattenere con effetti puerili, cercando di non annoiare e senza la spasmodica analisi del perché degli eventi. L’accettazione che lo schema del film non sia altro che  lo scheletro di tanto cinema di genere del passato  ridotto ai suoi  minimi termini, ne è in modo paradossale il suo punto di forza. Le cose accadono perché è il genere stesso a richiederlo, senza complicare ulteriormente e inutilmente la trama.

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