Soldado: la recensione del primo film americano di Stefano Sollima

Soldado

Uscirà il 18 ottobre Soldado, il nuovo film di Stefano Sollima, seguito di Sicario di Denis Villenueve. Questa è la sua prima produzione americana.

Un occhio italiano sulla criminalità americana: Soldado di Stefano Sollima

Prendere l’eredità di un regista come Denis Villeneuve (Sicario Blade Runner 2049) non è certo un compito facile per nessuno, ma Stefano Sollima (SuburraGomorra – la serie) ha raccolto la sfida portando a casa un ottimo risultato, il quale non fa altro che affermare una grande rinascita del cinema italiano, sia in patria che all’estero, avviata oramai da qualche anno.

Mentre nel film precedente era stato posto al centro il problema del traffico di droga per mano dei cartelli messicani, ora il problema di cui si occupa la task force composta da Josh Brolin (Vizio di forma e Avengers: Infinity War) e Benicio Del Toro (TrafficGuardiani della galassa Vol 2) è quello del traffico di persone al confine tra Messico e Texas.

La sinossi ufficiale recita:

Nella guerra alla droga non ci sono regole. La lotta della CIA al narcotraffico fra Messico e Stati Uniti si è inasprita da quando i cartelli della droga hanno iniziato a infiltrare terroristi oltre il confine americano. Per combattere i narcos l’agente federale Matt Graver (Josh Brolin) dovrà assoldare il misterioso e impenetrabile Alejandro (Benicio Del Toro), la cui famiglia è stata sterminata da un boss del cartello. Alejandro scatenerà una vera e propria, incontrollabile guerra tra bande in una missione che lo coinvolgerà in modo molto personale.

Sollima si conferma anche in terra statunitense uno dei più attenti cantori della criminalità, non solo nostrana. Quello che ne esce è un film crudo e vero, come ci aveva giù abituato con i suoi ACABSuburra, raccontando la triste realtà del traffico di esseri umani dal Messico all’America, e di come il governo americano provi a contrastarlo, spesso giocando molto sporco.

Lo sguardo si è spostato sempre più sul sicario Alejandro, interpretato da un grandioso Benicio Del Toro, facendone emergere, nel corso del film, un lato molto umano, tenuto quasi totalmente nascosto nella prima pellicola. Il film gioca molto sul rapporto tra lui e la piccola Isabela (Isabela Moner), figlia dell’uomo che ha comandato l’assassinio della sua famiglia, portando alla luce con sofferenza un lato paterno sofferto. Il produttore Edward L. McDonnell, in merito a questo, afferma:

Credo che uno dei temi più grandi del film sia l’umanità. Alejandro, che in inizialmente appare in qualche modo privo di qualsiasi umanità, la riscopre improvvisamente

Parallelamente a questo c’è la storia si Miguel (Elijah Rodriguez), un ragazzo che inizia a muovere i primi passi nella malavita messicana, partecipando al traffico di uomini al confine e facendosi strada per diventare un sicario del cartello. Storia, questa, che non si discosta da quelle mostrate in Gomorra – la serie, nelle quali bambini e ragazzi vengono sin da subito iniziati a criminalità, droga ed omicidi.

Il Soldado di Sollima è il perfetto mix tra intrattenimento e attualità, crudo e violento quanto è necessario per rappresentare una realtà molto più reale di quanto noi possiamo immaginare. Sullo sfondo ci sono i bellissimi e desolati paesaggi messicani e texani, spesso fatti di lande desolate composte da terra e pochissima vegetazione, inquadrati con un occhio molto western.

L’occhio del regista è sempre attento a mostrare una frontiera priva di ogni morale, capace di trasformare le persone dentro, rendendole schiave di soldi, potere e cattiveria. Ma senza scrupoli è anche lo stato americano, il quale architetta un piano machiavellico per il proprio tornaconto, provando a gettare ancora più scompiglio all’interno di un paese, il Messico, già estremamente destabilizzato dall’enorme mole di criminalità e violenza. Nessuno si salva e nessuno è al sicuro, tutti sono invischiati in un qualcosa di cui poi fanno le spese i cittadini e le persone normali.

Soldado riesce a mantenere lo spirito del capitolo precedente, unendolo ad uno sguardo tutto italiano, maestro del cinema di genere, dal poliziesco al western, genere, quest’ultimo, cui Stefano Sollima è certamente caro per via del padre, Sergio Sollima, grande regista western.

Un film che va visto dall’inizio alla fine, che lascia senza fiato e che non da modo di fermarti per ragionare. Ti avvolge in un vortice di adrenalina, politica, azione, thriller e dramma, in un susseguirsi di scene che spesso lasciano di stucco. Soprattutto nel bellissimo finale con la porta che si chiude mentre Alejandro parla con Miguel del suo destino, finale che ricorda moltissimo quello de Il Padrino, con la porta che si chiude mentre Michael Corleone viene nominato nuovo padrino.

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