Some Kind Of Monster, recensione: su Netflix il docufilm dei Metallica

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La band nata nel 1981 ci racconta uno dei suoi momenti più bui in questo intenso documentario.

Some Kind Of Monster: vivisezione di una rinascita

La discografia dei Metallica è segnata da una profonda frattura e da uno iato evidente: la morte di Cliff Burton, primo e indimenticabile bassista della band e l’ellissi temporale durata ben sei anni che separa la pubblicazione di ReLoad da quella di St. Anger. Probabilmente la scomparsa di Burton è un trauma da cui gli altri membri del gruppo non si riprenderanno mai. Durante il tour promozionale di Master Of Puppets, l’autobus su cui viaggiavano ebbe un incidente e si capovolse più volte. Cliff morì sul colpo.

I Metallica iniziarono a scivolare lentamente ma inesorabilmente verso il baratro. I demoni che li tormentavano, diventavano ogni giorno sempre più forti e le tensioni che li dilaniavano dall’interno erano sul punto di esplodere all’improvviso. É proprio da quel momento che i registi Joe Berlinger e Bruce Sinofsky iniziarono a raccontare Some Kind Of Monster. Il progetto iniziale doveva essere un semplice making of sulla realizzazione dell’ottavo album in studio di Ulrich&Co. ma assunse ben presto i contorni di un duro documentario che gettava luce sul lato più oscuro della band. Le riprese furono problematiche fin dal primo giorno.

James Hetfield, frontman della band, non riusciva a sostenere il peso che la costante presenza della troupe esercitava su di lui, al tempo alle prese con una seria dipendenza dall’alcol, e sul processo creativo. Così nel luglio del 2001 decise di abbandonare il gruppo a tempo indeterminato per entrare in un programma di riabilitazione. I Metallica erano ad un passo dallo scioglimento. Sembrava che tutti i debiti con la vita accumulati in una carriera di eccessi stessero presentando il conto nello stesso momento.

Ascoltare St. Anger rappresenta un serio problema per i fan dei Metallica. Il suono, il ritmo, i testi e l’arrangiamento delle canzoni sono distanti anni luce da tutto ciò che la band aveva proposto fino a quel momento. Non si tratta neanche di un nuovo suono in fase embrionale perché i loro lavori successivi, Death Magnetic e il nuovissimo Hardwired… to Self-Destruct, non ne sono per nulla influenzati. Ma è proprio per questo che Some Kind Of Monster, nonostante sia un film, assume una rilevanza fondamentale all’interno della loro discografia. Questa pellicola è un lento e doloroso processo di guarigione che ha costretto i suoi protagonisti ad affrontare il proprio conflitto interiore.

La nuova chimica che i tre membri storici, Hetfield, Ulrich e Hammett sono riusciti a instaurare con la new entry al basso Robert Trujillo è esplosiva. E sembra che alla fine i quattro cavalieri si siano trovati a loro agio davanti alla macchina da presa tanto da uscire nelle sale nel 2013 con il concerto/lungometraggio Through The Never. A riemergere dall’oscurità che ci racconta Some Kind Of Monster è una heavy metal band più forte, coesa e con maggiore consapevolezza di sé. Ovunque possa vagare lo spirito dei Metallica è sempre vivo e vegeto.

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Roberto Carrubba

Nerd milanese divora film, serie-tv e comics senza esserne mai sazio. Speaker radiofonico, amante della musica Heavy Metal adora leggere Shakespeare. In pratica un ossimoro vivente.

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