Sono Tornato: recensione del film con Frank Matano e “Benito Mussolini”

Sono tornato Film 2018

Con “Sono Tornato” il regista Luca Miniero immagina il ritorno in vita di Benito Mussolini. A fargli da “Cicerone” nella società odierna è Frank Matano.

Sono Tornato: come reagirebbe la società al ritorno del Duce?

In questi giorni potrebbe capitare anche a voi di ritrovarvi a parlare di Benito Mussolini. Questo però non avverrà perché sarete finiti nel bel mezzo di un raduno di nostalgici ma perché, a partire dalla giornata odierna, arriverà nelle sale italiane Sono Tornato. Che voi vi consideriate o meno dei veri e propri cinefili, quasi sicuramente questo titolo vi farà tornare alla mente un altro film, Er ist wieder da, più comunemente noto come Lui è tornato.

Due nomi pressoché identici, così come l’idea intorno alla quale sono state sviluppate entrambe le opere. Il cinema tedesco ci ha infatti offerto l’opportunità di scoprire come si comporterebbe la società di oggi qualora tornasse Adolf Hitler in carne ed ossa. Luca Miniero, regista di Sono Tornato, ha invece dato forma alla versione italica del film, quella cioè che vede tornare in vita Benito Mussolini. In un certo senso, potrebbe tornare in mente anche il fumetto Quando c’era lui che raccontava l’esperimento, in stile Frankestein Junior, messo in atto da un gruppo di neofascisti: vogliono far tornare in vita il loro “messia”, ci riescono ma qualcosa va storto e il Duce torna in vita… nero!

Potremmo definirle come delle vere e proprie provocazioni, per questo pensiamo che nei prossimi giorni si discuterà su quanto visto sul grande schermo, ad appena una settimana di distanza da quella che è stata la Giornata della Memoria. In fondo, se Hitler viene considerato all’unanimità come il male assoluto, Mussolini viene ancora visto, da moltissime persone, come il male minore.

Frank Matano accompagna Benito Mussolini in giro per l’Italia

In Sono Tornato, il Duce “piove” direttamente dal cielo e si ritrova nel cuore del quartiere Esquilino di Roma. Ai piedi ha ancora la corda che lo teneva appeso a Piazzale Loreto nel suo ultimissimo atto. Tutto ciò che avviene nelle sequenze successive dell’opera rappresenta un’escalation esilarante, più o meno riconducibile a tutte quelle volte in cui nei film Marvel un supereroe viene catapultato sulla Terra, in mezzo ai comuni mortali. La contrapposizione netta tra presente e passato, tra ciò che avrebbe voluto fare Mussolini e ciò che invece è stato della “sua” Italia, dà vita ad un buon numero di risate, è inevitabile.

Vogliamo però tranquillizzare chi già storce il naso, lamentandosi del tentativo, in Sono Tornato, di far apparire come un “simpaticone” Benito Mussolini: non è così. Nella seconda parte, infatti, il film assume una piega molto critica ed amara nei confronti del dittatore. Tutto avviene però lentamente: da persona quasi piacevole, il Duce inizia man mano a manifestare la propria follia e la propria disumanità. Lo spettatore percepisce il disagio provato dal personaggio interpretato da Frank Matano. Quest’ultimo, dopo avergli fatto da Cicerone in giro per l’Italia, si rende conto di aver spianato la strada ad un mostro, portandolo direttamente sotto la luce dei riflettori nazionali.

Un giusto equilibrio di commedia, satira e dramma

La commedia iniziale, ad un certo punto prende una piega drammatica e nell’ultima mezz’ora di film ci ricorda chi è davvero quell’uomo, cosa ha fatto e cosa potrebbe fare ancora oggi se solo la gente gli concedesse il potere di cambiare le cose a suo piacimento. I sorrisi degli spettatori lasciano presto spazio all’amarezza e al dolore che trova voce grazie al personaggio interpretato dalla bravissima Ariella Reggio. La donna, malata di Alzheimer, torna a ricordare tutto il male che ha caratterizzato la sua infanzia all’interno dei campi di concentramento. Neanche la malattia può nulla di fronte al dolore che esplode nel momento in cui la donna rivede davanti a sé Benito Mussolini. Probabilmente, nel suo piccolo, il senso del film è riconducibile proprio al personaggio di nonna Lea: ci fa capire che in realtà, a soffrire di mancanza di memoria, siamo proprio noi che con l’Alzheimer non abbiamo nulla a che fare.

Impeccabile anche Massimo Popolizio che, senza alcuno stravolgimento di trucco e parrucco, porta in scena un Duce più che credibile, egocentrico e goffo al punto giusto.

Le considerazioni che si potrebbero fare una volta ultimata la visione del film sono che nel 2018 Benito Mussolini diventerebbe un fenomeno da baraccone, libero di dire tutto ciò che gli passa per la mente senza il rischio di essere preso troppo sul serio dalla gente. Se tentasse, oggi, la propria scalata nel mondo della politica, finirebbe per essere prima osannato ed eletto dal popolo, salvo poi essere scartato e sostituito con largo anticipo rispetto alla fine del suo mandato.

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Patrizia Monaco

Amante della bella musica, della buona politica e dell'impegno sociale, continua giorno dopo giorno a coltivare la propria passione per il cinema, muovendosi tra i più svariati ambiti della comunicazione. Affronta le indecisioni della vita chiedendosi "Cosa farebbe Ellen Ripley?", sicura così di non sbagliare mai.

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