Star Of The Week, Jake Gyllenhaal: Life e altre storie, la maturazione consapevole di un attore

Jake Gyllenhaal Star of the week (Photo by Arthur Mola/Invision/AP)

La prorompente ascesa cinematografica di Jake Gyllenhaal, un attore consapevole del suo presente che con Life va oltre la propria coscienza.

Star Of The Week, Jake Gyllenhaal: Life e non solo, l’affermazione di un interprete che non ama risparmiarsi

Jake Gyllenhaal è il classico esempio di attore che non ama risparmiarsi, dedito al lavoro e all’immedesimazione totale – sia fisica che recitativa – privi di quelle astrazioni in grado di compromettere il risultato sperato. Registi e case di produzione lo sanno bene, ed è per questo che si affidano a lui quando c’è da mettere in scena un plot stratificato, territorio ideale per un protagonista autorevole, autocritico ed estremamente determinato a perseguire un certo tipo di scopo. Un grado di affermazione notevole, che però non è altro che la naturale conclusione (?) di un percorso consapevolmente attento al presente cominciato quando aveva 10 anni.

Ebbene sì, il suo debutto sul grande schermo avviene proprio nel 1991 con Scappo dalla città – La vita, l’amore e le vacche di Ron Underwood, l’avvio di una rotta puntellata, negli anni successivi, da qualche altra comparsata e la pregevole partecipazione in Cieli d’ottobre. Tutto finito? Neanche per sogno: è nel 2001 che avviene il primo, grande stravolgimento all’interno della vita di Jake Gyllenhaal, poiché Donnie Darko lo consacra come l’idolo maledetto di quella generazione grazie a un ruolo posto su una linea di galleggiamento molto sottile tra onirismo e realtà. L’interprete losangelino diventa l’oggetto del desiderio di diversi progetti mainstream e non, ma la qualità alterna delle pellicole a cui prende parte (Fuga da Seattle, The Good Girl, Voglia di ricominciare, The Day After Tomorrow) rischia di affossare un profilo in rampa di lancio.

Fortunatamente, nel 2005 Ang Lee ci vede lungo e lo inserisce accanto a Heath Ledger nel cast di I segreti di Brokeback Mountain, un successo planetario premiato da pubblico e critica. Jarhead e Zodiac di David Fincher segnano un ulteriore punto di rottura col passato proteso verso un accrescimento del proprio background interiore; infatti, da lì in poi, le sue interpretazioni rimarranno impresse nell’immaginario collettivo per una svariata serie di ragioni: Rendition, Brothers, Prince of Persia, Amore & altri rimedi, Source Code e End of Watch qualificano, tra l’altro, la sua incredibile versatilità, mai scontata e perennemente concentrata sui dettagli.

Forte di un pedigree di pregevole fattura, Jake Gyllenhaal si affaccia al mondo di due prolifici cineasti canadesi come Denis Villeneuve (Prisoners e Enemy) e Jean-Marc Vallée (Demolition – Amare e vivere) senza disdegnare la voglia di oltrepassare i propri limiti: la trascendenza corporale di Southpaw, Nightcrawler e Everest lo dimostrano in maniera esemplare. Insomma, un’estenuante sperimentazione di se stessi giunta, per il momento, a Life – Non oltrepassare il limite, pellicola di Daniel Espinosa in cui l’attore californiano, accompagnato da Ryan Reynolds, entra in contatto con una forma di vita extraterrestre proveniente da Marte. Di seguito, il trailer e la nostra recensione.

Maturazione consapevole di un attore sulla scorta degli insegnamenti della filosofia orientale

Ripercorrere l’excursus cinematografico della nostra Star Of The Week obbliga ad apporre una piccola – ma neanche tanto – nota a margine riguardante i repentini capovolgimenti di fronte della carriera di Jake Gyllenhaal. La matura consapevolezza del suo attuale essere è frutto, in parte, di una predilezione per la filosofia e la cultura orientale, tant’è vero che, prima di spiccare il grande salto verso lo show business, si iscrisse alla Columbia University di New York alla facoltà di religioni orientali e filosofia.

Complice una serie di fattori, l’attore decise di abbandonare gli studi, ma l’humus tangente acquisito prima, durante e dopo quell’esperienza può aver dato il là ad una coscienza di sé attrezzata per allargarsi fino ai confini del sapere ignoto. Ciò traspare anche dalle interviste rilasciate a qualsivoglia rotocalco, lunghe osservazioni particolareggiate dove il suo ego viene lasciato in secondo piano per far spazio ad una visione tendente al perfezionamento della propria libertà, professionale o umana che sia. Un proposito lodevole, da mantenere inalterato affinché la crescita dell’io non risenta mai dei condizionamenti esterni, l’arma più pericolosa di un universo rarefatto come quello dello star system.

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