Stephen King, aspettando IT: cronistoria dei migliori film tratti dai romanzi del maestro del brivido

Stephen King

In attesa dell’uscita del film IT, ripercorriamo la storia degli adattamenti più riusciti dei romanzi del maestro del brivido, Stephen King.

Stephen King: uno degli autori più “saccheggiati” della storia del cinema

Da Brian De Palma a Frank Darabont, passando per Stanley Kubrick, David Cronenberg, Rob Reiner e John Carpenter. Sono innumerevoli i registi di Hollywood che hanno attinto dalla vastissima opera dello scrittore di Portland, adattandone romanzi e racconti per il grande schermo. Ricapitoliamo di seguito i più significativi.

Carrie – Lo sguardo di Satana (1976), diretto da Brian De Palma e interpretato da Sissy Spacek nel ruolo della protagonista del titolo. Carrie White, liceale timida e vessata dalle compagne per la sua goffaggine e il modo di vestirsi, riceve in casa una rigidissima educazione dalla madre, fondamentalista cristiana. La sua triste vita cambia quando scopre di possedere il potere della telecinesi e, contemporaneamente, il ragazzo più popolare della scuola, Tommy Ross, decide di invitarla al ballo studentesco… Adattamento apprezzato dallo stesso King, lo si ricorda, tra le altre cose, per la regia rivoluzionaria di De Palma e per aver lanciato la carriera di un giovane John Travolta.

Shining (1980) di Stanley Kubrick. Capolavoro indiscusso del cinema horror, è stato sempre criticato da Stephen King per la mancata evoluzione nella storia del personaggio di Jack Torrance. L’autore del romanzo ha dovuto però arrendersi di fronte allo straordinario impatto visivo, sonoro ed emotivo della pellicola. Traguardo raggiunto anche grazie all’utilizzo massiccio, tra le prime volte nella storia del cinema, della steadicam. Senza contare le indimenticabili interpretazioni di Jack Nicholson, Shelley Duvall e Danny Lloyd: la famiglia incaricata di custodire l’Overlook Hotel nel periodo di chiusura invernale.

Stand by me – Ricordo di un’estate (1986) diretto da Rob Reiner. Ispirato al racconto “Il corpo”, contenuto nella raccolta “Stagioni diverse”, rappresenta la prima delle due trasposizioni delle opere di King realizzate da Reiner, tra le favorite dello stesso autore. È la commovente storia della perdita dell’innocenza di quattro amici dodicenni. Nell’estate del 1959, i ragazzi partono alla ricerca del cadavere di un loro coetaneo, scomparso alcuni giorni prima e il cui corpo non è stato ancora trovato. Il cast di grandi talenti, la sceneggiatura candidata all’Oscar e la grande colonna sonora anni cinquanta fanno di questo film uno degli adattamenti più amati.

Misery non deve morire (1990). Rob Reiner si misura di nuovo con uno dei lavori di Stephen King. Questa volta passa da un racconto ad un romanzo, e dal genere avventura/drammatico al thriller. Il risultato però non cambia, considerato il grande successo di critica e di pubblico. Rimasto vittima di un incidente stradale, lo scrittore Paul Sheldon viene soccorso dalla sua “fan numero uno”: l’infermiera Annie Wilkes, che ospitandolo nella propria casa, sostiene di volersi prendere cura di lui fino alla guarigione… Due grandissimi James Caan e Kathy Bates (premiata con l’Oscar per la sua interpretazione) si danno battaglia in questo gioco del gatto col topo.

Le ali della libertà (1994), di Frank Darabont. Considerato da molti uno dei migliori film di tutti i tempi e tratto da uno dei racconti di “Stagioni diverse”. È la storia di Andy Dufresne: ingiustamente condannato all’ergastolo per l’omicidio della moglie e del suo amante, sconterà la pena nel carcere di Shawshank. Protagonisti della pellicola sono Tim Robbins nei panni di Andy e Morgan Freeman in quelli dell’amico e detenuto “Red”. Candidato a sette premi Oscar, non riuscì tuttavia a vincerne nemmeno uno.

L’allievo (1998), diretto da Bryan Singer. Pellicola meno nota delle altre, sempre tratta dalla raccolta “Stagioni diverse”. Interpretato da Brad Renfro e Ian Mckellen, e ambientato negli anni ottanta, tratta il tema della fascinazione del male. Il brillante studente Todd Bowden scopre che non lontano da casa sua vive un ex criminale nazista, che si nasconde sotto falsa identità. Invece di denunciarlo alla polizia, lo costringe a farsi raccontare gli orrori del campo di concentramento di cui era comandante.

Il miglio verde (1999), di Frank Darabont. Opera seconda del regista, tratta dal romanzo omonimo, originariamente pubblicato in sei puntate. Il cast d’eccezione comprende, tra gli altri, Tom Hanks, Michael Clarke Duncan e Sam Rockwell. È universalmente riconosciuta come una delle più struggenti storie di Stephen King. Racconta di un gigantesco uomo di colore di nome John Coffey, accusato dell’omicidio di due bambine e condannato alla sedia elettrica nel carcere di Cold Mountain. Le guardie del braccio della morte, capeggiate da Paul Edgecombe, si rendono però conto non solo dell’innocenza dell’uomo, ma anche delle sue soprannaturali capacità di guarigione.

1408 (2007), diretto da Mikael Håfström. Horror tratto da un racconto breve, incluso nella raccolta “Tutto è fatidico”. Il protagonista è Mike Enslin (John Cusack), scrittore che si occupa con scetticismo di recensire case e alberghi “stregati”. Sarà costretto a ricredersi trascorrendo una notte nella stanza del titolo, situata nel Dolphin Hotel di New York. Nel cast anche Samuel L. Jackson.

Per concludere citiamo The mist (2008), diretto ancora una volta da Frank Darabont. Trasposizione del racconto “La nebbia”, è un survival-horror claustrofobico e pessimista. Le vicende ruotano attorno ad un gruppo di abitanti di una cittadina del Maine, avvolta improvvisamente da una misteriosa foschia. Barricati all’interno del supermercato cittadino dovranno cercare di sopravvivere alle mostruose creature nascoste nella nebbia… e non solo.

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