TFF35, Francesca Comencini racconta gli ‘Amori che non sanno stare al mondo’

Amori che non sanno stare al mondo film Francesca Comencini 2017

Presentato al Torino Film Festival 2017 “Amori che non sanno stare al mondo”, il nuovo lavoro della regista romana, tratto dall’omonimo romanzo edito Fandango, pubblicato nel 2013.

“Amori che non sanno stare al mondo”, i dolori di una donna in lotta con il mondo

Dopo la parentesi seriale tra le sanguinose strade della Napoli di Gomorra immaginata insieme ai colleghi Sollima, Cupellini e Giovannesi, Francesca Comencini torna, con Amori che non sanno stare al mondo, tra le mure amiche di una Roma borghese e rassicurante, composta quasi esclusivamente da professori universitari e professionisti di vario genere, eccezion fatta per le minuscole apparizioni del popolo – sagge anziane e vicine di casa in stile Sora Lella.

Al centro di tutto, la storia d’amore prima sbocciata e poi inevitabilmente sfiorita tra Claudia (Lucia Mascino) e Flavio (Thomas Trabacchi), entrambi presenti alla 35esima edizione del Torino Film Festival per introdurre la proiezione di un lavoro “disperato e divertente allo stesso tempo“.

Giunta al quattordicesimo lungometraggio, la regista classe ’61 – di cinque anni più giovane della sorella Cristina, anche lei regista – decide di aprire nuovamente un capitolo, e forse una ferita, che sembrava definitivamente chiusa con l’omonimo romanzo edito Fandango libri e pubblicato nel 2013. Al contrario, le vicende di Claudia e Flavio, dalle pagine, si trasferiscono sul grande schermo e con loro tutta la gamma di nevrosi, cambi di umore, fissazioni e complessi di una certa borghesia da circolo romano forse ormai sopravvissuta soltanto nella testa degli autori. La protagonista si muove dunque con umore altalenante tra le proprie ossessioni, costringendo le povere amiche – in particolare la brava Carlotta Natoli – a sopportare sfoghi e crisi di nervi, naturalmente, costantemente, inevitabilmente autoreferenziali.

Neppure Amori che non sanno stare al mondo riesce infatti, similmente ai molti vicini di genere, a sfuggire a una scrittura banale e, a tratti, paradossale, che poco o nulla ha di verosimile, definitivamente condannata a morte dalla scelta di far spiegare – letteralmente s p i e g a r e – gli stati d’animo dei vari protagonisti dalla rispettiva voce fuori campo, come se le immagini che scorrono sullo schermo non bastassero a trasmettere quanto devono o, peggio ancora, come se il pubblico non fosse, altrimenti, in grado di comprendere.

La protagonista galleggia dunque, tra un attacco di panico e l’altro, attraverso le varie tappe che i copioni di queste frizzanti commedie al femminile prevedono – amore, rottura, parentesi lesbo, autonomia ritrovata e ripartenza – riuscendo nella clamorosa impresa di centrare tutti i cliché del genere, comprese citazioni di Bukowski, abuso di psicofarmaci e scena dello sfogo nel bagno con il trucco colato.

Emerge, a tratti, un dolore sincero, un’autentica capacità di raccontare i rapporti

Se ci si riesce a fare spazio tra la serie di ovvietà che il film racconta, tuttavia, emerge, a tratti, un dolore sincero, un’autentica capacità di raccontare i rapporti di potere tra sessi e il comune denominatore dell’incapacità di fare i conti con se stessi e quindi con gli altri. In questo senso è notevole, in particolare per una commedia commerciale italiana, il coraggio degli attori – Lucia Miscino e Thomas Trabacchi – nell’affidarsi completamente alle mani di Francesca Comencini, lasciandosi trasportare con tatto nelle scene di affetto e di sesso. Sì, perché in Amori che non sanno stare al mondo c’è sesso. Tanto. E ripreso con audacia, sensibilità, sguardo, senza paura di scandalizzare ma con la coscienza e la volontà di voler raccontare il corpo umano con tutto ciò che ne consegue.

Anche l’ormai scontata parentesi saffica viene finalmente mostrata con verosimiglianza: i baci sono baci e non “appoggi”, – ogni riferimento a Io e Lei di Maria Sole Tognazzi non è, evidentemente, casuale – i seni si sfiorano, i corpi si esplorano, ed è certamente qui che il nuovo lavoro della regista e sceneggiatrice dà il meglio, svelando nel proprio sguardo una forza celata e riportando le immagini all’origine di tutto. Poi, purtroppo, solo parole.

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Federico Mosco

Non essendo capace di piantare tutto e ricominciare la vita da capo, scegliere una cosa, una cosa sola ed essere fedele a quella come a una ragione di vita, scrive di cinema, lavora sui set, ha lavorato in un videonoleggio e odia Luc Besson.

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