TFF35, recensione L’ora più buia: il Winston Churchill di Gary Oldman fa luce sulla Storia

L'ora più buia

Presentato al Torino Film Festival 2017, il nuovo lavoro di Joe Wright, L’ora più buia, vede un sorprendente Gary Oldman nei panni di Winston Churchill.

L’ora più buia: Gary Oldman è Winston Churchill

Dopo Orgoglio e pregiudizio (2005) e Anna Karenina (2012) Joe Wright, solido regista britannico, torna a occuparsi, con L’ora più buia, della grande Storia, affrontando stavolta le ore decisive della nomina a Primo Ministro di Winston Churchill, qui interpretato da un fulminante Gary Oldman in stato di grazia.

Presentato alla 35esima edizione del Torino Film Festival, il settimo lungometraggio di Wright getta nuova luce non soltanto sulle giornate infinite di una tragica fase del secondo conflitto mondiale – nello specifico l’avanzata, apparentemente inesauribile, delle truppe naziste in Francia e Belgio prima e in direzione Gran Bretagna poi, compresa la famigerata battaglia di Dunkirk, luogo simbolo dell’ultimo lavoro di Cristopher Nolan – ma anche e soprattutto su una figura, quella di Winston Churchill, contraddittoria e affascinante, misteriosa e carismatica, qui interpretata dalla genialità attoriale di Gary Oldman.

Fin dalle prime battute, L’ora più buia si dichiara come elegante opera riguardante il potere e i suoi meccanismi, in questo caso costruiti attorno a Churchill, ma anche a Neville Chamberlain (Ronald Pickup), suo predecessore, al visconte Halifax (Stephen Dillane) e allo stesso Re Giorgio (Ben Mendelsohn), pesi, questi, autonomi e allo stesso dipendenti l’uno dall’altro, mossi contemporaneamente dalla volontà di preservare la nazione, ma anche se stessi. Funzionale, in questo senso, è l’ottima sceneggiatura di Antony McCarten, abilissimo nel mostrare il personaggio di Churchill attraverso un approccio tutt’altro che convenzionale, sottolineandone l’indole ribelle e al contempo istituzionale, grezza e simultaneamente gentile, elevata a indimenticabile maschera dalla performance di un Gary Oldman mai macchiettistico, che trova la propria cifra attraverso i dettagli del sigaro portato nervosamente alla bocca, del bicchiere di whisky tenuto di traverso, della mano ferma e allo stesso tempo tremolante, del rapporto di intimo affetto con la moglie (una sempre convincente Kristin Scott Thomas) e  i figli.

Indimenticabile maschera di un Gary Oldman in stato di grazia

Non delude neppure la regia di Wright, chirurgico nei movimenti di macchina – notevoli alcuni piani sequenza – sempre accorto nell’avvicinarsi ai personaggi o nello spostarsi all’interno degli spazi a disposizione attraverso precise carrellate, affiancato dall’ottimo Bruno Delbonnel (Il favoloso mondo di Amèlie, Accross the Universe, A proposito di Davis) alla fotografia, autore di veri e propri quadri, i cui tagli di luce sembrano voler rivendicare la coscienza di un racconto sulla Grande Storia, sugli Eterni Uomini, sulle Ore che segnano uno spartiacque tra prima e dopo.

L’ora più buia, in uscita in Italia a partire dal 18 gennaio 2018, si conferma dunque lavoro rigoroso e di pregiata fattura, al di là di alcune prevedibili scivolate vagamente retoriche – su tutte, la sequenza della metro – che conferma il talento di Joe Wright e che candida ufficialmente Gary Oldman all’oscar che non ha mai ricevuto. Per ora.

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