TFF35, Tito e gli alieni: un altro cinema italiano è possibile, parola di Valerio Mastandrea

Torino Film Festival Tito e gli Alieni

Al Torino Film Festival 2017 arriva “Tito e gli Alieni”, il secondo lungometraggio della milanese Paola Randi con protagonista Valerio Mastandrea.

“Tito e gli Alieni” commuove il pubblico del Torino Film Festival 2017

Lo spazio infinito, le costellazioni abbracciate le une alle altre, le stelle che sembrano fare l’occhiolino a una terra lontana e vicina, tenute in alto anche soltanto dall’idea di poterle raggiungere, forse, un giorno, prima o poi, per poterle chiamare come si vuole.  A quell’idea, lo strambo professore italiano approdato negli States, più precisamente nei pressi dell’Area 51, per portare avanti una misteriosa ricerca riguardante i suoni provenienti dallo spazio, sembra aver smesso di credere da parecchio. Questo è Tito e gli alieni, secondo lungometraggio di Paola Randi, presentato alla 35esima edizione del Torino Film Festival nella sezione Festa Mobile.

Gli occhi e le smorfie del professore sono gli occhi e le smorfie di un Valerio Mastandrea imbronciato e disilluso, avvolto solo e unicamente dalla buffa tuta di lavoro e impegnato costantemente a frequentare un divano rosso abbandonato in mezzo al deserto del Nevada. Lì, le orecchie custodite dalle ingombranti cuffie, prova a non pensare alla moglie che ha perso qualche tempo prima e ai nipoti – il piccolo Tito e l’adolescente Anita – che sarà costretto a crescere poiché rimasti improvvisamente orfani.

Piccolo grande film di esile poesia, il secondo lavoro della regista meneghina affronta senza timore le paure di un’umanità costretta per natura a cercare anche lì dove non si possono trovare risposte, – lo spazio è metafora del nulla, di ciò che sfugge, dell’indefinito – traendo a piene mani dalla fantascienza giocosa degli anni Ottanta (si pensi al successo di Stranger Things) e mescolandola con una messa in scena dall’eco andersoniano ( Le avventure acquatiche di Steve Zissou su tutti), rappresentata a pieno dalle forti scelte cromatiche della fotografia curata da  Roberto Forza (Nessuno mi può giudicare, La mafia uccide solo d’estate) e dalla scenografia ludica, quasi assemblata da mani bambine, che sembrano voler ricordare di non prendersi poi tanto sul serio.

Convince Mastandrea nell’inedito ruolo bilingue

Paola Randi muove la macchina da presa attorno ai propri personaggi – benissimo tutto il cast, Valerio Mastandrea in primis, ottimo anche nell’inedito ruolo bilingue napoletano-inglese, così come il duo di giovanissimi Luca Esposito e Chiara Stella Riccio – con movimenti che sembrano seguire coordinate meticolose e componendo quadri di speciale bellezza, pur nella loro artigianale semplicità, che raggiungono il loro apice con la sequenza del ballo tra Mastandrea e “l’amica” L.I.N.D.A. – uno speciale macchinario del laboratorio – sulle note di I get along without you very well, che sa di personale omaggio della regista al mondo della fantascienza tutto e che lascia trasparire nitidamente odore di Cinema.

Alla conta finale, dunque, Tito e gli alieni, prodotto da BìBì Film e dedicato a Fausto Mesolella, chitarrista degli Avion Travel scomparso di recente, si offre al pubblico con ingenua sincerità, lasciandosi amare per quello che è e non tradendo mai la propria idea di cinema. Perdonata è quindi ogni stonatura, qualsiasi giro a vuoto di una sceneggiatura non priva di sbavature, poiché il secondo lavoro di Paola Randi merita di essere visto, amato e protetto come un gioco di strada ormai in disuso, come il nascondino in piazzetta con gli amici, la micidiale acchiapparella all’ultimo sangue o la partita a carte fino all’alba, rammentandoci che un altro divertimento era possibile, che un altro cinema italiano è possibile.

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Federico Mosco

Non essendo capace di piantare tutto e ricominciare la vita da capo, scegliere una cosa, una cosa sola ed essere fedele a quella come a una ragione di vita, scrive di cinema, lavora sui set, ha lavorato in un videonoleggio e odia Luc Besson.

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