The Cloverfield Paradox: recensione del film Netflix prodotto da J. J. Abrams

The Cloverfield Paradox

È arrivato come un fulmine a ciel sereno su Netflix The Cloverfield Paradox, terzo episodio della serie sci-fi. Ecco la nostra recensione.

The Cloverfield Paradox: la trama

Siamo in un futuro non troppo lontano, nel quale il mondo è in preda ad una grave crisi energetica globale. La popolazione rischia di morire di fame e le nazioni sono sull’orlo della guerra.

La stazione spaziale Cloverfield, sulla quale troviamo 7 astronauti, ciascuno con la propria specializzazione e rappresentanti le varie agenzie internazionali, è stata costruita allo scopo di mettere in funzione l’acceleratore di particelle Shepard. Il progetto, troppo pericoloso per essere testato sulla Terra, mira a creare una fonte di energia illimitata per l’intero pianeta. Alcuni esperti sostengono però che l’utilizzo dell’acceleratore possa dar vita al paradosso di Cloverfield: aprendo portali verso altre dimensioni e consentendo ai “mostri” di raggiungere la Terra.

L’equipaggio non è inizialmente in grado di far funzionare la macchina, ma alla fine ha successo. Tuttavia il sistema si sovraccarica, causando un enorme aumento di potenza sulla stazione. Quando le funzioni di base vengono ripristinate, i 7 scienziati scoprono che la Terra non si trova da nessuna parte. ll giroscopio della stazione, necessario a navigare, è anch’esso scomparso. Mentre l’equipaggio valuta le riparazioni e cerca di scoprire cosa sia accaduto, cominciano a verificarsi altri strani e scioccanti eventi in tutta la stazione…

The Cloverfield Paradox: “J. J., ma che è ‘sta robetta?”

Negli ultimi giorni si vociferava che la distribuzione su Netflix e non in sala di questo terzo episodio del franchise rappresentasse una “corsa ai ripari” dei realizzatori. Temendo probabilmente il flop legato al passaparola negativo, si è deciso di destinare il film al mercato dell’home video e non al cinema. Dopo averlo visto possiamo confermare nel complesso tali voci.

Con The Cloverfield Paradox, Abrams e i suoi continuano a giocare coi (sotto)generi della fantascienza. Nel primo caso si trattava di un monster-movie, nel secondo di un thriller claustrofobico, mentre qui ci si sposta nello spazio. Tra i titoli di riferimento citiamo Sunshine, Interstellar e Punto di non ritorno. Ma la pellicola, artisticamente parlando, si avvicina decisamente più al b-movie di Paul W. S. Anderson, che ai lavori dei colleghi Boyle e Nolan, ed è un peccato.

Mentre gli altri episodi rielaboravano in maniera intelligente ed originale la categoria di appartenenza, qui allo spettatore non si offre altro che un intrattenimento ondeggiante tra il godibile e lo sciocco, senza alcuna ambizione.

Incomprensibile (paradossale?) anche la decisione di trasformare quella che, fino a questo momento, era una serie antologica in una storia a capitoli collegati tra loro. Come recita la tagline del poster (lo trovate in basso), “Tutto è cominciato nel futuro”. Ma come può The Cloverfield Paradox essere un prequel di due pellicole ambientate nel presente? Nel lungometraggio si parla sì di dimensioni alternative, ma non di viaggi nel tempo. Dunque il nesso tre le storie, compreso quello tra Cloverfield e 10 Cloverfield Lane, prima indipendenti, risulta privo di logica.

Insomma, un film tutto sommato accettabile per due ore di evasione, se non avete grandi pretese, ma dimenticabile, e perfino dannoso, nell’economia della saga.

The Cloverfield Paradox

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