The Crown 2: recensione della seconda stagione della serie tv di Netflix

The Crown 2 e l’equilibrio elegante con cui vengono narrate le vicende private della monarchia inglese in un period drama di altissimo livello.

The Crown 2: divide et impera!

La regina più amata dal popolo britannico è tornata su Netflix. Dall’8 dicembre è possibile vedere tutta la seconda stagione di The Crown, la serie ideata da Peter Morgan, Stephen Daldry e Andy Harries, per raccontare le vicende della famiglia reale britannica dall’ascesa al trono della Regina Elisabetta II.

E se la prima serie ha fatto impazzire i fan, la seconda non è da meno: ogni penny dei forse 200 milioni di sterline che è costata è stato speso bene, con scenografie splendide, costumi impeccabili e attori sempre all’altezza, ben guidati dagli eccellenti dialoghi di Peter Morgan.

Claire Foy non interpreta più la Regina, è ormai diventata LA Regina, anzi, quasi dispiace che dalla prossima serie debba essere sostituita da un’attrice che impersonerà una Elisabetta più matura, ma Il copione prevede che ogni due stagioni cambi il cast, per ovvi motivi di invecchiamento dei personaggi.

The Crown 2Per cui, anche se con quegli occhioni da cerbiatta infuriata Claire Foy piace e piace tanto, l’anno prossimo ne dovremo fare a meno. Sarà sostituita da Olivia Colman, britannica anche lei, vista in The Night Manager, al fianco di Tom Hiddleston e Hugh Laurie, e che si può vedere ora al cinema in Assassinio sull’Orient Express di Kenneth Branagh

Se la prima serie aveva puntato quasi tutto sulla vulnerabilità della giovane Elisabetta, rivelandone i più fragili tratti umani, la seconda rivela particolari inediti del suo regno negli Anni 50, toccando argomenti scabrosi come la presunta infedeltà di Filippo, la natura ribelle di Margaret, l’ammirazione dell’ex re Edoardo VIII per Hitler, fino ai contrasti della Regina con Jackie Kennedy, mai perdonata per i suoi velenosi commenti durante la visita a Buckingham Palace nel 1961.

Margaret, che non ha mai accettato il ruolo di sorella della Regina, mostra le sue immancabili intemperanze, i suoi abitini anni 60 squillanti e poco principeschi e le sue nozze con il fotografo Antony Armstrong Jones, che le scatterà immagini un po’ ardite per un’altezza reale. Nulla del caratteraccio della principessa viene nascosto, nemmeno i suoi apprezzamenti su Filippo :

“Ha una sorella nazista, una madre lunatica e un padre donnaiolo e bancarottiere”

“Are you my wife or may Queen?”

A Filippo è dedicata larga parte della nuova serie, che attribuisce forse giustamente il suo carattere spigoloso ai problemi avuti nell’infanzia. Il suo disagio a corte è fortemente rimarcato: “Che cosa succede se non faccio il discorso?”, chiede al segretario, che risponde: “Non è previsto. Non è previsto nemmeno che lei abbia un’opinione al riguardo”.

Un episodio è dedicato alle infedeltà del duca di Edimburgo, alle quali non si concede nemmeno l’ombra del dubbio. Durante il lungo viaggio in nave a Melbourne, dove andò nel 1956 per inaugurare le Olimpiadi “C’era una puttana in ogni porto”, dice una donna nel filmato. Le sue infedeltà sono una voce ricorrente, nella realtà sempre smentita dai suoi amici. Secondo loro, Filippo in fatto di donne è stato un window shopper: gli piaceva molto guardare le vetrine, ma non ha comprato mai niente.

Matt Smith, ovvero il principe Filippo, è in questo ruolo il brutto più bello del mondo, irritato quanto basta per aver dovuto dare ai figli il cognome materno, farfallone quanto serve per adattarsi a una vita nell’ombra della moglie sovrana.

The Crown 2

Quando i Kennedy vengono a cena…

The Crown 2 ci mostra, nella trama, una regina molto gelosa, persino di Jackie Kennedy, venuta in visita con il marito John appena eletto presidente degli Stati Uniti. Quando Filippo le dice che Jackie gli ha chiesto di portarla a visitare il palazzo, Elisabetta risponde: “È casa mia, e lo farò io”. Nell’episodio dedicato ai Kennedy, Jackie manifesta apprezzamenti velenosi e gratuiti contro Elisabetta, che giudica una persona “insignificante, inadeguata, ignorante, mal vestita e mal pettinata”. Persino Buckingham Palace lo definisce “un hotel di provincia”: non c’è da stupirsi,,se la Gran Bretagna ha perso il ruolo che aveva nel mondo.”

Non ci sono prove che Jackie abbia davvero espresso questi apprezzamenti, ma l’ex first lady ha poi di sicuro confidato agli amici Gore Vidal e a Cecil Beaton quanto poco l’avesse impressionata la Regina. Una mancanza di tatto ampiamente ricambiata nella realtà: per Elisabetta, Jackie era solo l’ambiziosa moglie di un uomo politico e quando Harold McMillan espresse ammirazione per il fatto che Jackie aveva parlato con il generale De Gaulle in francese, la Regina, che parla un francese perfetto, rispose: “Sì, lo facciamo tutti”.

L’episodio dedicato alla visita del 1961 dipinge John Kennedy come un marito possessivo e geloso, dipendente dalle anfetamine, dagli steroidi, dal metadone e dagli antistaminici che era costretto a prendere per nascondere la sua infermità.

Mater semper certa est

Durante le varie puntate di The Crown ci sarà il progressivo indurimento della Regina Madre, che già dalla morte del marito non aveva sopportato molto di diventare un residuato storico. Nella seconda stagione il rapporto tra lei e Elisabetta viene riassunto in un presunto aneddoto secondo cui la vecchia regina, vedendo in tv Jackie Kennedy non può evitare di lanciare una frecciatina avvelenata, dicendo alla figlia: “Com’è giovane Jackie, credevo fosse tua coetanea”. Costringendo Elisabetta, irritata, a rispondere: “lo è”.

Questa forse è la frase che più di tutte riassume il carattere della madre di Elisabetta:

“Don’t force something that doesn’t come naturally, dear, that’s why I’ve learned. We all have to accept our limitations in life”.

The Crown 2

Seduttiva, intelligente e accessibile, la nuova serie di The Crown 2 è strutturata come la prima per piacere a tutti, a chi è favorevole, contrario o indifferente alla monarchia britannica. Mostra il difficile percorso che ha compiuto Elisabetta per vincere le sue fragilità, mettendo sempre al primo posto il dovere e il senso dello Stato.

Nessuna concessione al pettegolezzo, nel tentativo di unire alla testimonianza storica di un’epoca il racconto di una famiglia e delle sue dinamiche emotive e relazionali. Il retroscena è in primo piano, ma gli aspetti più privati mantengono quel tono di algida distanza che identifica, nell’immaginario collettivo, lo stile della monarchia inglese.

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