The Dinner, recensione film: Richard Gere in un thriller dalle pesanti scelte etiche e morali

the dinner

The Dinner  arriva nella sale il prossimo 18 maggio. Questa la recensione del thriller diretto da Over Moverman ed interpretato dal seguente cast: Richard Gere, Steve Coogan, Laura Linney, Cloë Sevigny e Rebecca Hall.

The Dinner: un dilaniante dilemma morale in tavola con Richard Gere come protagonista principale

Tutto pronto per la proiezione commerciale di The Dinner, che per per l’occasione sarà distribuito  in ogni angolo della penisola da Videa. La trama del film si basa sul best-seller “La cena” di Herman Koch, un successo editoriale pubblicato in 55 Paesi, da cui sono stati tratti già due film: nel 2013 Het Diner diretto da Menno Meyjes e nel 2014 I nostri ragazzi per la regia di Ivano Di Matteo.

Come preannuncia il titolo, la storia si svolge, per lo più, durante una cena in un esclusivo ristorante americano. I commensali sono quattro: Stan Lohman (Richard Gere) e sua moglie Katelyn (Rebecca Hall), Paul Lohman, fratello di Stan, (Steve Coogan) e la sua consorte Claire (Laura Linney). Stan è un membro del Congresso in corsa per la carica di Governatore, nel momento della cena sta continuando a lavorare per trovare i voti necessari a far passare una legge che includa le malattie mentali tra quelle coperte da rimborsi statali; suo fratello Stan è un ex insegnante che ha dovuto ritirarsi dal lavoro a seguito di un crollo nervoso, Claire è la sua ombra e cerca di proteggerlo da qualsiasi stress eccessivo che possa di nuovo compromettere le sue facoltà mentali. La cena che Stan ha organizzato ha uno scopo ben preciso: vuole comunicare ai suoi familiari più stretti che ha preso una decisione che riguarda i loro figli. Questi si sono macchiati di un crimine orribile e il video delle loro crudeli e immotivate gesta è stato caricato su Internet e visualizzato da migliaia di persone; nonostante ciò, la polizia non ha trovato nessuna pista che possa ricondurli a loro e nessuno li ha collegati all’evento, si trovano ancora in libertà. Stan ha ponderato molto bene ciò che vuole dire e fare: far costituire i ragazzi perché paghino per le loro azioni, perché altrimenti non sa cosa potrebbero diventare facendola franca. A questa decisione sembrano opporsi tutti gli altri membri seduti al tavolo con lui e iniziano a riaffiorare vecchi rancori fraterni e una faida familiare mai risolta.

Recensione e analisi tecnica di un thriller dalle pesanti scelte etiche e morali

The Dinner è un thriller psicologico di qualità che pone lo spettatore di fronte a un tragico dilemma morale: salvare i propri figli dalla prigione proteggendoli ad ogni costo o metterli nella condizione di assumersi le responsabilità dei loro atti per senso di giustizia? La soluzione non esiste: quale che sia la decisione in entrambi i casi i genitori ne usciranno dilaniati. Questo dubbio logorante non è l’unico fattore di stress emotivo che si palesa nella trama; l’attrito tra i due fratelli Lohman, infatti, è storia di lunga data: Paul è convinto che la madre abbia sempre provato più affetto per Stan e che lui sia sempre stato privato dell’amore materno a causa del fratello; l’esaurimento nervoso, inoltre, non l’ha di certo aiutato a superare questo rancore ma, anzi, ha contribuito ad accenderlo sempre di più.

La trama incalzante, con flashback che mettono in scena il crimine dei ragazzi e la travagliata vita emotiva di Paul resa vivida da sapienti effetti visivi e sonori, rende bene l’idea del tormento interiore di questi quattro genitori, interpretati in modo straordinario, che non sanno come affrontare il presente dopo l’orripilante scoperta e si trovano in disaccordo su quali mosse compiere nel prossimo futuro; ognuno di loro ha reagito in modo differente e il bagaglio emozionale che si porta dietro è diverso in base alle esperienze che lo hanno segnato e ne hanno contraddistinto la vita, tutto ciò va a scontrarsi con chi ha di fronte poiché nessuno di loro è disposto ad ascoltare se non la propria voce.

“Viviamo in una società post-umanistica. C’è una vera e propria riluttanza a riconoscere l’umanità di persone che non fanno parte della cerchia e molti agiscono seguendo unicamente il proprio interesse incapaci di riconoscere o comprendere la sofferenza  il punto di vista altrui” dichiara Over Moverman.

“Prevale questo senso di proteggere ciò che è nostro, quelli che ci somigliano, che parlano la nostra stessa lingua, che provengono dallo stesso luogo. Tutti gli altri sono «altro»” afferma Richard Gere.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Ti potrebbe piacere anche..

News categoria
Leggi ancora

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi