The Gifted, recensione episodio 1×03: fidarsi uguale fregarsi

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Nell’episodio 1×03 di The Gifted, Caitlin Strucker cerca via alternative per proteggere i suoi figli e ritrovare, finalmente, Reed.

The Gifted, recensione episodio 1×03: sfuggire al nemico

Se ci si sente oppressi da una qualche forma malevole, materiale o immateriale che sia, occorre darle sostanza e sconfiggerla il prima possibile. Per quanto retorico e scontato, tale suggerimento viene spesso sottovalutato complicando, inconsapevolmente, un percorso di recupero del proprio benessere; e se si oltrepassa il punto di non ritorno, le speranze in tal senso si riducono quasi del tutto.

Insomma, un immenso giro di parole per spiegare, in chiave metaforica, la morale dell’episodio 1×03 di The Gifted, un momento cruciale dello show in cui anche gli affetti più cari possono riservare delle spiacevoli sorprese. A questo punto, di chi ci si può fidare, per far sì che l’odio e i pregiudizi non mettano le mani su una condivisibile idea di libertà?

Questo brutto vizio di prendere decisioni avventate

Il terzo episodio dello show di Matt Nix svela la scintilla – è proprio il caso di dirlo – che scoccò, tre anni fa, tra Polaris e Eclipse. Un idillio amoroso che ha salvato entrambi dalla solitudine del proprio retaggio, vittima purtroppo di un mondo che ragiona per compartimenti stagni. Grazie al cielo, qualsivoglia etichettatura non può scalfire l’aurora boreale dei loro sentimenti, confluiti col tempo in un’unione da salvaguardare con ogni mezzo a propria disposizione.

Il presente del gruppo di mutanti clandestini è, invece, tutt’altro affare. Mentre si cerca di trovare un modo per assaltare il centro di detenzione in cui è imprigionata Polaris, Caitlin Strucker e figli agiscono per conto loro. I tre sperano di trovare conforto nel fratello di lei, Danny, affinché si possa tornare a riabbracciare il povero Reed. La decisione avventata che ne segue smembra il gruppo dividendolo in due tronconi, smarriti e incapaci di pervenire a un rimedio immediato.

Sebbene precipitosa, questa scelta fa capire agli Strucker che i pericoli possono provenire anche dalla propria sfera affettiva, poiché basta poco per accendere la miccia dell’intolleranza ed evitare coinvolgimenti esterni. Ad ogni modo – tentativo di linciaggio armato a parte – il gruppo riesce a tornare alla sua struttura originaria e si avvia (grazie al potenziamento indotto di Blink) verso una nuova strategia.

Infiltrarsi. E poi scappare

Riguardo a Reed Strucker, il discorso è molto semplice: va bene salvare moglie e figli, ma a che prezzo? La Sentinel Services convince l’ex procuratore ad infiltrarsi in quello che parrebbe essere il raccordo tra mutanti e mondo esterno. Un ritrovo, mascherato da bar, per semplificare la fuga dei perseguitati dotati del gene X. Dopo essere riuscito ad ingraziarsi il gestore del locale in questione, Reed si trova a tu per tu con una situazione simile alla sua. La condivisione empatica che ne scaturisce è così grande che lo porta a desistere dal piano iniziale. Un cambio repentino, le cui ripercussioni saranno più gravi del previsto.

Si fa quel che si può

La terza puntata di The Gifted tiene fede a quanto detto per le scorse puntate. L’intelaiatura dello show regge, ma somiglia tanto a qualcosa di già visto. E lo si nota nei dialoghi, nelle pieghe della trama piuttosto lineare o nella caratterizzazione dei protagonisti – a prescindere dai sintomi da “villain” mostrati da Andy. In attesa di un’identità tutta sua, la serie TV di Matt Nix dovrà osare molto di più, se vuole ritagliarsi un ruolo preminente all’interno della costellazione. Magari partendo da una maggiore chiarezza circa l’esito degli X-Men di prima fascia; rimandi e riferimenti continuano a sviare lo spettatore di turno alimentando un pathos controproducente.

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