The Gifted, recensione episodio 1×10: la morte negli occhi

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Il fall finale di The Gifted, consegna al pubblico dello show di Matt Nix un epilogo tra il drammatico e lo spiazzante. A seguire, la recensione dell’episodio 1×10.

The Gifted, recensione episodio 1×10: traumi e reazioni

L’arrivo dei cosiddetti “defining moments” costituisce l’innesco per quegli episodi – positivi o negativi che siano – atti a definire la prosecuzione morale e strumentale della propria esistenza. Ovviamente, una volta superata questa soglia, è praticamente impossibile tornare indietro, consapevoli di tutti i pro e i contro del caso; e la straordinarietà di tale processo risiede proprio in questo aspetto, foriero così com’è di una ricerca non scriptata di un destino unico e irripetibile. A prescindere dalla sua natura.

Caos mortale

L’episodio 1×10 di The Gifted comincia con una manifestazione politica anti-mutante, quasi a voler sottendere l’escalation inversa dell’intera puntata. L’evolversi del comizio viene interrotto da un blitz della Sentinel Services, la quale ha subodorato possibili infiltrazioni degli appartenenti al gene X; un clima di tensione bilanciato da quello altrettanto infuocato tra i membri della fazione clandestina, propensi ad un contrattacco a tutto spiano per salvare i mutanti catturati nello scorso episodio – compresi e Andy e Lauren.

Caitlin e Reed Strucker provano a convincere l’irreprensibile Jace Turner per evitare che i loro figli diventino delle marionette al servizio del sadico dottor Campbell. L’agente, alla fine della fiera, cede, ma solo dopo aver forzato Dreamer, Blink e gli altri ad un programma di manipolazione forzato denominato Hound; un vero e proprio iter militare per addomesticare i prigionieri e renderli autentica carne da cannone.

L’occasione, in tal senso, si verifica quando il dottor Campbell costringe i fratelli Strucker a manifestare il loro incredibile potere combinato compiendo un gesto a dir poco scellerato. La freddezza con cui esegue tale supplizio è shockante; questo gesto armato dimostra, infatti, il lucido opportunismo del luminare, preoccupato più per i suoi studi che per l’integrità psicofisica del prossimo.

Ad ogni modo, ciò non fa altro che anticipare quello che è IL colpo di scena della vicenda, ovvero l’offensiva ad ampio raggio di Esme. Partita in sordina come una semplice telepate, la ragazza mutante blocca i suoi compagni d’arme per mettere in pratica una revisione mnemonica con chiunque le capiti a tiro. Con conseguenze semplicemente nefaste, sebbene in largo favore di una delle moltissime frange degli X-Men.

Cliffhanger e ribaltamenti morali

Il fall finale di The Gifted trascina lo spettatore verso un epilogo tanto drammatico quanto spiazzante. Il decesso di uno dei protagonisti dello show prodotto da Bryan Singer e Jeph Loeb crea la giusta immedesimazione scenica per assaporare la perenne caducità di una razza allo sbando. E per quanto alcuni passaggi siano abbastanza telefonati, l’intensità degli stessi (come l’exploit d’energia dei fratelli Strucker) permette di apprezzare il tutto senza essere troppo pretenziosi. Inoltre, il montaggio accompagna lo spartito narrativo mantenendosi su standard accettabili; un dato, questo, encomiabile, a conferma della crescita esponenziale dell’intera season dopo un inizio balbettante.

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