The Great Wall arriva su Infinity: quando la Cina approda a Hollywood

The Great Wall Film

In occasione dell’uscita su Infinity di The Great Wall, cerchiamo di capire l’influenza orientale che caratterizza questa pellicola che vede Matt Damon protagonista.

The Great Wall: Pechino batte Hollywood?

The Great Wall è ambientato in un tempo antico non meglio precisato. Alcuni mercenari spagnoli sono in Oriente, sulle tracce della “polvere nera”, una sorta di antenata della polvere da sparo. Fuggendo da un gruppo di predoni del deserto, i mercenari si imbattono in una strana creatura, che William (Matt Damon) riesce ad uccidere.

Restano vivi in due e continuano a fuggire, portando via una zampa della bestia. La loro fuga li porta davanti ai mattoni della Grande Muraglia, e i due si arrendono alle guardie pur di non cadere in mano ai predoni. La zampa viene mostrata a dei saggi, e scopriamo che appartiene ad un Tao-Tei.

Queste creature sono ciò da cui la Muraglia deve difendere, e tornano ogni 60 anni mettendo alla prova l’organizzatissimo esercito che la presidia. Quello che vediamo è proprio lo scontro tra umani e Tao-Tei, con i due mercenari che spostano gli equilibri dell’esito finale, nel bene e nel male.

Questo è il primo film in lingua inglese e con produzione statunitense di Zang Yimou. La prima cosa che salta all’occhio è la grandiosità di una messa in scena di insieme. Sono proprio le scene di insieme, tipiche del cinema orientale, la peculiarità del film. L’esercito viene presentato come una macchina perfetta e non dipendente dai singoli, cosa ovvia considerando che si è preparato a questo assedio da 60 anni. Le armi utilizzate sono varie e ingegnose, con un grado di pericolosità che va dalla comune spada alle armi a base di polvere nera.

Scopriamo abbastanza presto, però, che ciò che rende docili i Tao-Tei è un magnete, pietra mai vista dai soldati cinesi, posseduta da William per creare le bussole. Qui sorge il dilemma: William sa che con il magnete si creano le bussole, quindi sa che si può magnetizzare il ferro. La maggior parte delle armi utilizzate in questo film sono di ferro. Perché William non espone questa caratteristica del ferro in modo da risolvere la questione nel minor tempo possibile? La risposta è la stessa che si dà ad ogni buco di sceneggiatura: il film durerebbe un’ora in meno. Ciononostante non è la trama il punto di forza del film, per cui è giusto non dare peso a questo elemento.

Ciò per cui il film va visto è l’aspetto visivo. I colori sono vivi e saltano subito all’occhio. Ogni settore dell’esercito è caratterizzato da un diverso colore. La capitale, in quanto città principale, diventa anche luogo principale dello sviluppo dei colori, che vanno dalle vesti imperiali alle sgargianti vetrate delle torri. A causa di questa messa in scena così orientale si omette anche la critica all’avidità umana, tipicamente hollywoodiana.

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