The Neon Demon, il film con Elle Fanning arriva su Netflix: la recensione

Elle-Fanning-The Neon Demon

The Neon Demon, il film di Nicolas Winding Refn presentato in concorso al Festival di Cannes 2016, è disponibile dal 1° giugno su Netflix.

The Neon Demon, il film di Refn che ha diviso critica e pubblico

 

The Neon Demon si apre sull’immagine di una ragazza morta (Elle Fanning), cosparsa di sangue, che giace su un divano, in un set che sembra sfruttare i soli colori primari. Questa prima “sessione fotografica” racconta di un film che vuole trattare la bellezza nelle sue sfumature più disturbanti, nelle denominazioni più cupe. Una bellezza, quella raccontata da Nicolas Winding Refn, per la quale si combatte furiosamente, perché composta da una materia prima, l’invidia di chi la osserva, che cerca di conciliare le pulsioni opposte, ma intrecciate indissolubilmente fra loro, di attrazione, più puramente visiva che erotica, e distruzione fisica.

È nell’occhio di chi guarda e si guarda, regista compreso, che il film cerca la grazia e la sottile armonia, attraversando i meandri più inconsueti, eppure così familiari, che vanno dalla alta moda ai motel di periferia, dal viso acerbo della Fanning al trucco più ardito, dalla sensualità omoerotica alla negazione della sessualità, dalla ricerca di una giovinezza eterna al tentativo di assorbire e camuffare la morte e le tendenze necrofile con artifici e rituali “creativi”.

Il regista di Drive ci porta in una sorta di universo favolistico e orrorifico, fatto di disturbanti mutazioni di corpi, concetti e punti di vista. Con audacia artistica e visionaria riadatta tutta una serie di temi e simboli di un certo genere cinematografico e li rielabora con uno stile e delle scelte cromatiche e sonore visivamente ipnotizzanti nella loro perfetta artificiosità (forse a tratti banalità). Il film oscilla su un delicatissimo equilibrio tra attrazione e repulsione, tra ricerche intellettuali e visive, tra eleganza estetica e brutale consumo, in senso proprio, del corpo. Un corpo, quello della Fanning, che ci viene presentato inizialmente come archetipo di purezza, innocenza e vitalità, come quello di una ninfa, ma che rapidamente muta in quello di una dea statuaria, che a tratti sembra solo un manichino privo di vita.

Il flusso onirico di Refn appare imprimersi sulla pellicola senza essere filtrato da alcun diaframma, senza che le linee geometriche di un pensiero articolato lo riorganizzino in una struttura architettonica razionale e stabile.
Il singolo frame viene invaso da luci e colori il cui riverbero va oltre lo schermo quadrangolare, provocando una illusione di penetrazione in una terza dimensione di una pellicola che descrive profili e figure piane, viste con uno sguardo euclideo.

The Neon Demon è un film sulla bellezza; una bellezza intesa in senso proprio, ma anche riferita ad una estetica cinematografica che è superficiale come concetto, così come strumento visivo. Una forma espressiva che vive di scatti senza spessore, di foto senza prospettiva, che diviene reale solo se esiste in due dimensioni, se viene catturata da un obiettivo che le sottrae, attraverso sfondi monocromi e metafisici, tutta la profondità, che sequestra lo scorrere del tempo all’interno di immagini che non vogliono essere una tessera di un mosaico più amplio, che comprima in un istante il passato e il futuro, ma che desiderano rimanere in un eterno ed immutabile presente.

Punto Netflix Italia

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