The Predator, la caccia è aperta: recensione del film in uscita

The Predator 2018

The Predator è al cinema dall’11 Ottobre e ci pone di fronte ad una domanda: “Non è un predatore; il predatore uccide per nutrirsi, lui è un cacciatore, uccide per divertimento. Quindi…perché si chiama Predator?”

Shane Black porta in sala The Predator e lo fa in maniera personale e vincente

Il film inizia un po’ sotto tono, insomma… parliamoci chiaro, è un film su Predator (il quarto film della saga, per l’esattezza), sappiamo bene cosa ci aspetta: la navicella entra nella nostra atmosfera, atterra sulla terra e il cattivo mascherato esce nascondendosi tra i boschi. Tuttavia, dopo aver presentato i personaggi, la storia prende una piega inaspettata, degna di un vero sequel di un film degli anni ’80; con quell’ironia mischiata ad azione spettacolare e il regista Shane Black sa bene come farlo: c’era anche lui, 31 anni fa, a combattere con Schwarzenegger nel film del primo Predator.

Non vi andrò a spoilerare troppo, dal momento che credo sia un film da vedere; sappiate che le scene d’azione sono molte, alcune un po’ forzate ma in un film del genere può anche andare bene, possiamo accettarlo. Il protagonista (ovviamente) è un militare, per la precisione un micidiale cecchino e, per una sequenza di eventi, forma una nuova squadra di soldati formata da: Un tiratore scelto che ha cercato di suicidarsi sparandosi ma senza riuscirci. Una coppia incastrata in un continuo tira e molla tra amicizia e litigi, uno dei due non perde occasione per fare una battuta mentre l’altro soffre della sindrome di Tourette.

Un devoto del Signore che dovrà affrontare la realtà dell’esistenza di un alieno che lo insegue. Un decorato pilota a cui piace fare giochi di magia, un po’ troppo abile nel furto. Una squadra fuori dal comune per un nemico che arriva da fuori dal mondo. I Predator non deludono e non cambiano, anche se in questo film ci provano: cattivi, pericolosi e inesorabili, non si fermano davanti a nulla, proprio come li vogliamo noi. Boyd Holbrook, protagonista della pellicola, un anno fa cercava di mettere i bastoni tra le ruote a Wolverine in Logan, ora ha pan per focaccia con uno dei cacciatori più letali dell’universo.

Accanto a lui ci sarà suo figlio: Rory McKenna, interpretato da Jacob Tremblay, già visto, nonostante la sua giovane età, in diversi film tra cui Somnia. Rory è malato di una forma di autismo che però lo porta a tradurre e capire la tecnologia aliena e ad essere, probabilmente, il vero protagonista della pellicola.

Degni di un applauso sono i dialoghi di The Predator: probabilmente sono proprio loro a rendere il film molto fruibile e “diverso” dai precedenti. C’era d’aspettarselo che fosse un capitolo “diverso” visto il regista: Shane Black. Sceneggiatore di Arma Letale e regista di The Nice Guys. Con il suo occhio porta una ventata leggere e nuova ad un film che rischiava d’essere la solita minestra riscaldata. Come altre volte i cacciatori più letali dell’universo ci lasciano con qualcosa di più che qualche ferita da ricucire ma per sapere cosa t’invito a vedere il film.

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