The War – Il Pianeta delle Scimmie in onda su Sky Cinema: la recensione

The War-Il Pianeta delle scimmie

Il terzo capitolo diretto da Matt Reeves della serie reboot iniziata nel 2011 con L’alba del Pianeta delle Scimmie e seguita da Apes revolution – il Pianeta delle Scimmie, sarà trasmesso in prima tv su Sky Cinema. L’appuntamento con The War – Il Pianeta delle Scimmie è per lunedì 11 giugno alle ore 21:15.

The War – Il Pianeta delle Scimmie: la recensione

Progresso e regressione. Su questi due temi si basa The War – Il Pianeta delle Scimmie, il film diretto da Matt Reeves, terzo capitolo della saga dedicata a Cesare (Andy Serkis).

Un’ evoluzione, quella dei primati, che necessita di un ulteriore e difficilissimo passo in avanti per lo scimpanzé divenuto sapiens e che, unico fra le altre nuove forme di scimmie, conserva un nesso affettivo con gli uomini, perché di loro ha conosciuto gli aspetti positivi.

Questi legami rappresentano infatti una debolezza per un leader. Come fosse un doloroso e penoso rito di iniziazione per assurgere al suo ruolo, Cesare deve rinnegare la famiglia nella quale è cresciuto e metaforicamente, ma non solo, uccidere i suoi padri e i suoi “creatori”.

The War – Il Pianeta delle Scimmie non è, a dispetto del titolo, un film sulla guerra in senso stretto, quanto su di un conflitto interiore. Uno scontro che logora in primo luogo il protagonista, combattuto fra onori e oneri della parte che riveste e i suoi demoni personali, così come dilania e perseguita il suo distorto nemico.

Un’altra forma di vita infatti sta involvendo: gli uomini. Per una mutazione del virus che li ha decimati essi stanno perdendo l’uso della parola, stanno tornando ad un grado evolutivo inferiore che viene brutalmente rinnegato da chi ancora possiede l’eloquio, ma che porta essi stessi a porsi domande non banali su cosa renda uomini e su quali prerogative ci rendano diversi dagli altri animali.

È un universo caotico e polimorfo quello che rappresenta Reeves, cupo e crepuscolare, dove la popolazione è divisa in fazioni in lotta fra loro, in una guerra civile tra vari rami di un albero genealogico che deve essere potato perché si rinforzi nella branca “familiare” che ha sviluppato le migliori capacità per vivere, sopravvivere, ma sopratutto per convivere.

Per raccontare questa storia di nascita di una “nazione” e di una nuova civiltà, il regista attinge dai grandi titoli cinematografici che lo hanno preceduto, rielaborandone il DNA e facendone un ibrido ben calibrato ed elegante, omaggiando i suoi padri, senza ammiccare allo spettatore.

È palpabile, nel primo atto della pellicola, l’amore che viene messo nel rivisitare l’epica western ( da Sentieri selvaggi alle opere di Leone) con scelte stilistiche apparentemente spiazzanti, ma coraggiose e virtuose. Una prima parte che lascia parlare le immagini di quattro cavalieri che si stagliano come ombre cinesi su lande desolate, con una precisa missione di vendetta, in una natura aspra e selvaggia che ha lasciato solo ruderi della civiltà che la ha abitata un tempo.

In questi primi 50 minuti Reeves si affida ad una poetica visiva seducente quanto ostica, ma resa armonica dalle musiche di Michael Giacchino, a tratti caratterizzate da scelte molto moderne, fatte di contrappunti e suoni contrastanti e anarchici, ma sempre sottilmente ritmici, che danno allo scorrere dei frame una cadenza degna del Morricone più ispirato.

Il film sarà trasmesso lunedì 11 giugno alle ore 21:15 su Sky Cinema

Il secondo atto di The War – Il pianeta delle scimmie, meno fascinoso perché più scontato e a tratti didascalico, è un omaggio ad un certo cinema di guerra che racconta la crudeltà dei campi di prigionia e, con una tensione degna di un thriller, i piani per una fuga di massa dalla follia marziale. Qui compare la nemesi (intesa in senso anglosassone) di Cesare.

Un’ ombra che si avvicina con una estetica metafisica che fa eco al Kurtz di Apocalypse Now, il colonello Wesley (Woody Harrelson), che si rade la testa a zero e che rimembra i passati confronti fra generali, sicuro nella sua follia che tutto quello che sta facendo, persino l’uccisione di un figlio, sia il prezzo da pagare per la ricerca di una purezza che non può esistere.

 Ormai il mondo appartiene ai primati, che hanno assimilato la cultura umana, con tutte le sue storture, ma anche ricca di componenti emotive ed empatiche ed hanno imparato a lasciare incontaminati alcuni valori di autoconservazione e senso di appartenenza, trasformandosi da specie in civiltà.

L’uomo si avvia consapevole verso l’autodistruzione e l’unica traccia che sembra rimanere è qualcosa che non ha ne le caratteristiche somatiche dell’uno ne quelle socio-culturali dell’altro e che pertanto è qualcosa di inedito, di nuovo “Nova”.

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