Tre Manifesti a Ebbing, Missouri: recensione del film che punta dritto all’Oscar

Tre manifesti a Ebbing, Missouri Film 2018

Arriva al cinema Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, dark comedy pronta a trionfare agli Oscar 2018 grazie anche ad una Frances McDormand in stato di grazia.

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri: dopo il successo ai Golden Globes si punta all’Academy

In questi giorni tutti i fari sono puntati su Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, e non poteva essere altrimenti se pensiamo all’incetta di premi di cui il film è stato protagonista agli ultimi Golden Globe 2018(qui tutti i vincitori). Un successo prevedibile soprattutto per chi ha avuto modo di seguire la carriera di Martin McDonagh, colui che ha diretto e scritto l’opera in questione. Sotto la voce “filmografia”, appaiono appena quattro titoli, tra cui due cortometraggi: uno di questi, Six Shooter, ha vinto l’Oscar nel 2006 mentre il primo film del regista, In Bruges, ha ottenuto la candidatura per la Miglior sceneggiatura originale, sempre firmata dal buon Martin.

Insomma, una mente brillante, celata dietro storie accattivanti, capaci di mettere d’accordo pubblico e critica. Questo è il caso anche di Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, ne siamo certi, poiché ci vuole più tempo a pronunciarne il titolo per intero che ad innamorarsene follemente.

Sono tanti gli elementi che contribuiscono a rendere così tanto ben riuscito questo film, a cominciare proprio dalla sceneggiatura: ogni sequenza viene curata nel minimo dettaglio e ad essa vengono aggiunti colori e luci perfettamente compatibili con lo spirito di quel momento. Questi, uniti poi alla colonna sonora del film, ti permettono di percepire tutto il disagio provato da coloro che si muovono in un posto dimenticato da Dio, in cui ognuno deve aiutarsi da solo e sembra non potersi fidare troppo di chi gli sta accanto.

“Raped while dying and still no arrest: how come Chief Willoughby?”

Le interpretazioni degli attori sono impeccabili, quasi come se fossero stati scelti prima loro e poi siano stati costruiti dei personaggi perfettamente su misura. Non si può poi non sottolineare il talento incommensurabile di Frances McDormand, in grado di entrare nel personaggio con tutte le scarpe, a tal punto da sembrare ancora lei, la protagonista Mildred Haynes, durante la serata di premiazione dei Golden Globe 2018. Fuori dalle righe, incontrollabile e per questo assolutamente irresistibile, riesce a dar vita ad un personaggio anticonvenzionale che rimarrà nel corso degli anni, grande esempio di tenacia e “cazzutaggine” tutta al femminile.

Non è da meno il collega Sam Rockwell, altro pezzo da novanta ed ennesimo motivo per cui varrebbe la pena vedere il film più e più volte.

Nel corso delle due ore di narrazione, lo spettatore si ritrova a commuoversi, ad incazzarsi ma anche a lodare la geniale ironia che trova spazio nella stragrande maggioranza dei dialoghi. Non ci sono molti personaggi all’interno dell’opera e questo ci permette di conoscere diverse sfumature di ciascuno, finendo per nutrire una profonda empatia nei loro confronti.

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri sembra puntare sin da subito al raggiungimento di un obiettivo: risolvere un misterioso caso di omicidio, rimasto irrisolto per troppi mesi. I caratteri del giallo lasciano spazio ad una black comedy che alla fine vede trapelare umanità lì dove, fino ad un secondo prima, sembrava regnare una profonda aridità emotiva.

“Più esponi un caso all’opinione pubblica e più c’è la possibilità che questo venga risolto”

Un film in cui non manca la denuncia sociale ed in cui risulta evidente come molto spesso le persone, se gli indichi la luna, preferiscono fermarsi ad osservare (e a giudicare) la forma del tuo dito. Speranza, disperazione, coraggio e redenzione: sono questi gli elementi umani, uniti alla consapevolezza di non aver più nulla da perdere, intorno ai quali si sviluppa l’intero film. Una speranza infranta, ritrovata e poi di nuovo perduta, come non se ne vedevano al cinema dai tempi di Changeling di Clint Eastwood. Una verità che non arriverà mai, un senso di colpa che ti logora dentro e a cui cerchi di sopravvivere ogni giorno della tua inutile vita.

Una manciata di esseri umani disperati, le cui esistenze si incrociano, cercano semplicemente qualcuno (o qualcosa) che gli permetta di tornare a vivere, proprio come fa Mildred all’inizio del film, quando con un dito gira una piccola blatta rimasta a guardare il cielo sul ciglio della finestra. Tra queste persone sembra prendere vita una partita a scacchi che non arriva a fare né vincitori né vinti ed in cui ciascuno di loro fa la propria mossa, finché non capiscono di poter soltanto sbaraccare le pedine e ricominciare tutto da capo.

Insomma, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri rappresenta un gioiello del cinema contemporaneo, forse proprio perché si differenzia da tutto ciò che c’è nella contemporaneità cinematografica. Agli Oscar dovrà fare i conti con film di genere più pop, capaci probabilmente di registrare un maggior incasso al botteghino ma, se c’è giustizia in questo mondo, quanto accaduto ai Golden Globe 2018 dovrebbe essere quantomeno eguagliato, se non addirittura superato.

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